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Decreto anti-immigrazione, Silicon Valley contro Trump

Decreto Anti-immigrazione

Anche la Silicon Valley scende in campo per protestare contro il decreto anti-immigrazione di Donald Trump

 

Silicon Valley vs Trump. Ancora. Le aziende della Valle del Silicio hanno deciso di scendere nuovamente in campo contro il decreto anti-immigrazione di Donald Trump, che blocca l’arrivo di cittadini provenienti da sette Paesi musulmani: Siria, Iraq, Iran, Yemen, Somalia, Sudan e Libia. Un modo per proteggere “la nazione contro l’ingresso di terroristi stranieri” . Il decreto colpisce anche le persone provvisti di visto di soggiorno per immigrati in regola o Green Card: se all’estero i cittadini provenienti dai sette Paesi devono recarsi al consolato americano per ottenere un permesso speciale, se si trovano negli Stati Uniti e vogliono viaggiare all’estero, devono chiedere un’autorizzazione preventiva alle autorità degli Stati Uniti per poter rientrare.

I colossi dell’hi-tech, da Apple a Microsoft, da Google a Tesla e a Netflix, hanno espresso tutto il loro dissenso con manifestazioni pubbliche. Bloccare l’immigrazione mette a rischio l’arrivo, nei confini americani, di nuovi talenti per continuare a crescere e innovare.

Come racconto Bloomberg, Google avrebbe chiesto a tutti i suoi dipendenti all’estero, che potrebbero esser penalizzati dal blocca degli ingressi, di rientrare al più presto negli Usa. “È doloroso vedere il costo personale di questo ordine esecutivo sui nostri colleghi. Abbiamo sempre reso pubblica la nostra visione in materia di immigrazione e continueremo a farlo”, avrebbe scritto Sundar Pichai, ceo di Alphabet.

Non solo. Nella guerra contro Trump, Google ha anche creato un fondo di crisi da 2 milioni di dollari, che potranno aumentare fino a 4 milioni con le donazioni dei dipendenti, da destinare alle organizzazioni umanitarie tra cui l’American Civil Liberties Union e l’International Rescue Committee.

Decreto anti-immigrazioneAnche ad Apple non piace la mossa di Trump, che in realtà aveva già anticipato con le idee espresse durante la campagna elettorale. “Apple non esisterebbe senza l’immigrazione. So che molti di voi sono molto preoccupati per l’ordine esecutivo emesso per limitare l’immigrazione, io condivido le vostre preoccupazioni. Non è una politica che sosteniamo”, ha commentato il ceo Tim Cook, in una lettera ai dipendenti. Ci sarebbero, infatti, alcuni dipendenti della Mela Morsicata che verrebbero colpiti dall’ordine di Trump.

Il decreto avrà numerose conseguenze e potrebbe colpire anche migliaia di driver Uber che provengono dai paesi elencati. Stiamo lavorando all’identificazione dei soggetti colpiti e siamo pronti a sostenerli”, ha riferito Travis Kalanick, ceo di Uber.

“Le azioni di Trump sono un male per gli impiegati Netflix in tutto il mondo. Peggio ancora, queste azioni rendono l’America meno sicura a causa dell’odio che genera. È il momento di unire le forze per i valori americani di libertà e opportunità”, ha scritto Reed Hastings, amministratore delegato di Netflix.

Anche Microsoft ha preso posizione contro il decreto anti-immigrazione Trump. “Come immigrato e come amministratore delegato ho sperimentato e visto l’impatto positivo che l’immigrazione ha sulla nostra società per il paese e per il mondo. Continueremo a sostenere questa vision e crediamo che le leggi sull’immigrazione possano e debbano proteggere il pubblico senza sacrificare la libertà di espressione o di religione delle persone”, ha commentato Satya Nadella, ceo di Microsoft.

Si sono espressi sulla questione anche il ceo di Tesla Elon Musk e Jack Dorsey di Twitter.

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