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Dall’Ue ai familiari delle vittime di Orlando: tutte le accuse contro Facebook

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Facebook

Mentre l’Ue accusa Facebook per aver fornito informazioni fuorvianti al momento dell’acquisizione Whatsapp, il social di Zuckerberg è citato in giudizio per aver aiutato l’Isis

 

Giorni non proprio felici per Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg deve difendersi da diverse accuse. Mentre l’Ue punta il dito contro l’acquisizione di Whatsapp, i familiari delle vittime di Orlando sostengono che la piattaforma social aiuti l’Isis.

Ue: Facebook ha mentito pur di acquisire Whatsapp

Secondo quanto riferito da Bloomberg, la Commissione Antitrust Ue accusa Facebook Inc. per aver fornito “informazioni errate o fuorvianti, violando le regole delle concentrazioni” nel 2014, quando stava cercando di acquisire il servizio di messaggistica WhatsApp, con l’unico obiettivo di ottenere il vai libera proprio dall’Autorità del Vecchio Continente.

whatsappL’affare Facebook-WhatsApp non sarebbe a rischio, ha specificato Commissione Antitrust Ue, in una e-mail, ma entro il 31 gennaio, il gruppo americano dovrà chiarire la situazione e rispondere alle accuse formulate dal commissario europeo della concorrenza Margrethe Vestager.

L’indagine europea starebbe anche valutando il comportamento del social network in merito alla condivisione dati avviata nel mese di agosto 2016 proprio con whatsapp.

Familiari vittime Orlando: Facebook complice Isis

Facebook (insieme a Google e Twitter) è stato denunciato dalle famiglie di tre vittime della strage in un nightclub di Orlando (49 morti e 53 feriti), per aver fornito “materiale di supporto” allo Stato Islamico. Secondo le famiglie di Tevin Crosby, Javier Jorge-Reyes e Juan Ramon Guerrero, rappresentate dall’avvocato Keith Altman, infatti, il social di Mark Elliot Zuckerberg (come tutte le altre piattaforme simili) non è mai intervenuto realmente e con efficacia per fermare la propaganda Isis sul web.

L’Isis fa abbondante ricorso ai social network per attirare e addestrare nuove reclute, diffondere le proprie idee, celebrare attacchi terroristici e pubblicizzare esecuzioni: “Senza Twitter, Facebook e Google (YouTube), la crescita esplosiva dell’Isis degli ultimi anni nel gruppo terroristico più temuto al mondo non sarebbe stata possibile”, si legge nella citazione a giudizio.

Fino ad oggi, i Giudici non hanno mai ritenuto i giganti del web responsabili per i contenuti postati, ma se questa causa senza precedenti avesse successo, le piattaforme sarebbero chiamate ad una rivoluzione.

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