Innovazione

Il crollo in Borsa sarà un bene per Facebook. Parola di ex top manager Facebook

di

Facebook Australia

Giornata da dimenticare ieri per Zuckerberg. Gli annunci della trimestrale hanno deluso gli investitori e le azioni di Facebook hanno bruciato quasi il 20% fin dall’apertura degli scambi mercoledì. Ma un ex top manager di Menlo Park non la vede così nera.

TONFO EPICO

Ieri Facebook ha vissuto la sua giornata peggiore a Wall Street, con un tracollo che ha portato il titolo a perdere il 18,9% del suo valore. Evaporati, dunque, oltre 100 miliardi di capitalizzazione, con punte di oltre 120 miliardi.

Il tonfo ha rappresentato un vero e proprio record quanto a perdite in una sola seduta di contrattazioni alla Borsa di New York. Niente al confronto del titolo di Intel che, ai tempi dello scoppio della bolla internet nel 2000, arrivò a bruciare fino a 91 miliardi di dollari in una sola seduta. La terza peggior perdita in un solo giorno di borsa fu di Microsoft con 72 miliardi di dollari. Seguita da Apple, la prima società al mondo per valore di mercato (in pole position per sfiorare il trilione di capitalizzazione), che perse oltre il 12% in una sola giornata nel gennaio 2013 bruciando quasi 60 miliardi di dollari.

NON TUTTO IL MALE VIENE PER NUOCERE

I risultati di ieri paiono senz’altro negativi per il gruppo di Menlo Park, ma nel lungo periodo consolideranno il monopolio di Facebook. Parola di Antonio García Martinéz, ex product manager di Facebook, che è entrato a far parte della società nel 2011, un anno prima della sua ipo, e per un periodo ha supervisionato il sistema di targeting degli annunci pubblicitari. García Martinez ha cinguettato su Twitter la sua tesi riguardo alla sua ex azienda.

COSA DICONO I RISULTATI DELLA TRIMESTRALE

Le azioni di Facebook sono in calo di circa il 20% e dalla trimestrale emergono due dati di fatto: la crescita degli utenti si sta stabilizzando e i margini operativi sono stati colpiti.

GLI UTENTI SI STABILIZZANO… E ALLORA?

Gli utenti sono saliti dell’11%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma continuano a rallentare per il terzo periodo consecutivo. Si tratta del più debole aumento trimestrale dal 2011. Era abbastanza prevedibile che la crescita si stabilizzasse nel tempo ma questo non vuol dire che “the social network” stia perdendo consensi precisa Martinéz.

MENLO PARK NON POTRÀ VIVERE DI RENDITA

La società guidata da Zuckerberg dovrà ripensare al proprio modello di business. Secondo Martinéz l’unica possibilità di crescita delle entrate di Facebook dovrà pervenire dagli utenti esistenti e dal trattamento dei loro dati, basati solo sulla matematica e sullo sviluppo di nuovi prodotti che possano mantenere “vivo” il loro interesse a restare in Faccialibro.

A PROPOSITO DEI MARGINI

La notizia più eclatante riguarda i margini operativi. Come ricorda Martinez nel suo tweet il margine operativo è la differenza tra il denaro in entrata e il costo per mantenere “il treno in corsa”(in gergo “opex”). In un’azienda tecnologica l’opex è costituito da una (buona) parte dagli stipendi dei dipendenti e dalle macchine e strumentazioni (minima parte in quanto in scala con l’uso).

È previsto che il margine operativo di Facebook si assottigli intorno al 35%. Ovvero a livelli molto inferiori agli attuali: nel secondo trimestre il dato è stato del 44%. E nel quarto trimestre dell’anno scorso aveva raggiunto il 57%. Previsione che ha fatto stizzire gli investitori. Ma Martinez ricorda che, a confronto con un altro gigante della Silicon Valley, il margine operativo di Facebook resta ancora il 10% in più rispetto a quello di Google.

DOVE INTERVENIRE

Mark Zuckerberg ha “inventato” il social network lanciando un prodotto rivoluzionario che è arrivato a coinvolgere 2,23 miliardi di utenti. Il suggerimento di Martinez è che adesso la società punti tutto sull’esperienza utente, anche a scapito di “sottigliezze” come la moderazione dei contenuti online e la sicurezza dei profili — in barba ai vari Gdpr o datagate.

IL SOCIAL DEL FUTURO

D’ora in poi, Facebook forse sarà leggermente meno redditizio, sentenzia Martinez. Ma c’è speranza per il gruppo di Zuckerberg: l’ex top manager è convinto che in futuro ognuno di noi avrà meno probabilità di trovarsi su un social network che non sia Facebook.

Articoli correlati