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Così va il web, che sia Phica o ristoranti

A proposito del caso Phica, la dinamica di maggior interesse psico-sociale è come la polarizzazione dei social si scateni a prescindere dal tema trattato e, anzi, sembri proporzionale alla sua inconsistenza. Il corsivo di Battista Falconi.

Parliamo un momento di Phica, il minimo per dire un paio di cose e passare a un tema adiacente più generale. La prima considerazione è la domanda che credo sorga spontanea in molti: per fermare chat tanto disdicevoli, avvilenti, abiette davvero occorrono nuove norme e azioni specifiche? La cosa è preoccupante poiché significa che la pletora di leggi da cui siamo sommersi non è ancora sufficiente. La seconda è che in maschi interessati o addirittura eccitati dal vedere e commentare foto di altrui consorti, talvolta ritratte in situazioni comuni, c’è un’evidente patologia, così come in tutti i casi di molestia e violenza sessuale, anche i più gravi. Un uomo passabilmente “normale” non potrebbe aggredire e stuprare una donna: per ragioni non solo morali ma proprio fisiche, perché non saprebbe farlo, non sarebbe infoiato ma terrorizzato.

La dinamica di maggior interesse psico-sociale è però come la polarizzazione dei social si scateni a prescindere dal tema trattato e, anzi, sembri proporzionale alla sua inconsistenza. Un po’ come nel tifo calcistico, dove ci si insulta e mena per un presunto fuorigioco. Se ne dovrebbe tenere conto, quando si parla tanto di fenomeni come la piattaforma sessuale e misogina.

Confesso: frequento anche io una comunità social, anche se chiamarla così mi fa ridere, come il termine “amici” usato per persone che non si conoscono e i cui rapporti sono tali che mi è capitato di dover avvertirne una che aveva fatto gli auguri di compleanno a un’altra già deceduta. Ribadita l’ovvia e assoluta aleatorietà dei rapporti che si stringono via schermo di pc o cellulare, chiarisco (sembra un’excusatio non petita, mi rendo conto) che il gruppo che sporadicamente frequento si occupa non di donne, sesso o relazioni affettive ma di ristoranti: lì si mangia bene, il tal piatto è più o meno buono, si paga tot. Argomento di successo, per carità, ma che non dovrebbe suscitare passioni trascinanti e divisive …

E invece, in modo automatico, ciascun post su qualunque locale, qualsiasi cosa dica o proponga, apre un immediato dibattito all’insegna dell’estremismo, manco stessimo parlando di Medio Oriente o Ucraina: una bolgia di insulti, sarcasmo a buon mercato, battute fuori luogo e umorismo da quattro soldi. Chi scrive ha un solo intento, fare il “fenomeno”, spararla più grossa possibile e così raggranellare il maggior numero di pollicini, cuoricini, commenti.

Ovvio che le randomiche incursioni nella community non servano a nulla, dal punto di vista delle informazioni gastronomiche, come del resto quelle delle piattaforme di cosiddette recensioni, dove non a caso abbondano stroncature ed encomi, minimi e massimi dei voti, titoli con punti esclamativi e testi tanto inconsistenti come contenuto quanto roboanti nell’elogio e nella denigrazione. Il che rende ormai quasi impossibile, a chi ami mangiar fuori, farsi un’idea di come vada un ristorante guardando in rete: i gestori, che per incomprensibili motivi hanno smesso di gestire siti davvero informativi, peggiorano ulteriormente la situazione.

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