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Influencer, cosa fa Stardust comprata da Gedi

Gedi Stardust

Il gruppo editoriale Gedi (Repubblica e Stampa), è entrato in Stardust con l'”obiettivo dichiarato di raggiungere e coinvolgere un pubblico nuovo, sempre più rilevante ma distante da quello dei media tradizionali”. Ma cosa c’entra la scuola per influencer con l’informazione? Fatti, nomi, numeri e commenti 

 

Da quando, lo scorso 6 luglio, Gedi (editore di Repubblica, Huff Post, La Stampa, il Secolo XIX, la Gazzetta di Mantova, il Messaggero Veneto, il Piccolo, ecc…) ha annunciato l’acquisto del 30 per cento della startup innovativa Stardust, le testate del gruppo sono state invase da un profluvio di articoli sull’operazione, con tanto di video e pure interviste per raccontare ai lettori, con dovizia di particolari, tutte le fantastiche opportunità che discenderanno da tale accordo. E non si capisce nemmeno il perché di tanti contenuti, dato che l’ingresso nella “giovane media agency nata per il mondo dei social network” è stato subito motivato, da Gedi stessa, dall’”obiettivo dichiarato di raggiungere e coinvolgere un pubblico nuovo, sempre più rilevante ma distante da quello dei media tradizionali”. Insomma, se la partnership serve a raggiungere utenti che normalmente non cliccherebbero sui siti delle testate del gruppo, a che pro inondare queste ultime con informazioni che probabilmente non interessano al lettore ‘anziano’ che ancora segue i media più tradizionali? Ma, a prescindere da queste disquisizioni, cosa fanno in Stardust e cosa c’entra con Repubblica & Co.?

COSA C’ENTRA STARDUST CON GEDI?

Se lo stanno chiedendo un po’ tutti, almeno coloro che lavorano nel mondo dell’informazione, già troppo spesso annacquata in vari modi e forme, da espedienti che mirano alla mera comunicazione o, peggio, all’intrattenimento. ” Fondata appena due anni fa – raccontano da Italian Tech, la falange tecnologica di Repubblica guidata da Riccardo Luna – da Simone Giacomini insieme ad Antonio Maira e Fabrizio Ferraguzzo”, Stardust “produce circa 1.200 contenuti originali al giorno, e attrae oltre 500 influencer (le celebrità dei social network), la cui attività genera oltre 15 miliardi di visualizzazioni all’anno e 20 milioni di interazioni al mese”. Si tratta insomma di una cantera di talenti che si esprimono via social, con circa 400 collaborazioni e 23 ragazzi e ragazze che frequentano la Stardust House di Capriano in Brianza, paesino di 3000 abitanti alle porte di Monza. Nel 2021, si legge online, Stardust ha registrato un fatturato di oltre nove milioni di euro. Su Forbes vengono sottolineate le collaborazioni raccolte in un anno e mezzo o poco più: Poste Italiane, Kfc ed Fca (oggi Stellantis).

COSA PREVEDE LA PARTNERSHIP

L’accordo raggiunto prevede la facoltà per il gruppo editoriale di John Elkann di incrementare la propria partecipazione fino a raggiungere una quota tra il 60 e il 100% nel periodo 2023-2025 e di esercitare sin d’ora ampi diritti di rappresentanza nella governance della società. L’operazione è stata realizzata rilevando quote di capitale da alcuni business angel e da Alchimia S.p.A., veicolo di venture capital finanziatore iniziale della società, che rimarrà in parte socio e manterrà una rappresentanza nella governance di Stardust.

“Nelle intenzioni di Gedi – si legge sempre su Repubblica -, la partnership con Stardust permetterà non solo di migliorare il posizionamento social dei suoi brand tradizionali, ma anche di produrre nuovi contenuti e nuovi prodotti (informativi ma anche di intrattenimento e audio) pensati per i più giovani, garantendosi allo stesso tempo un presidio sulle nuove piattaforme così come sui social di domani”.

CHI C’È IN STARDUST

«L’idea alla base di Stardust – racconta il founder della startup, Simone Giacomini, ovviamente a Repubblica – è che oggi le persone siano diventate un media. Il fenomeno era già in atto, ma con TikTok sono nati migliaia di nuovi influencer che poi sono sbarcati anche sulle altre piattaforme. Certo, al nostro interno abbiamo anche un’agenzia, ma quello che distingue Stardust è che siamo stati i primi a capire che ogni persona può essere un potente media, in grado di influenzare i comportamenti e le abitudini di un pubblico sempre più vasto».

Il trentaseienne Simone Giacomini e il 34enne Antonino Maira hanno anche Atlas Consulting che, come riporta TriestePrima, detiene l’80 per cento delle quote della Triestina. “Della galassia Stardust – riporta sempre la testata online -, con il 34 per cento delle quote, fa parte anche Paolo Barletta. Il finanziere è a capo del fondo di investimento Alchimia e che controlla anche il 40 per cento del marchio Chiara Ferragni, un giro d’affari di svariati milioni di euro. In Stardust ci sono poi Fabrizio Ferraguzzo, Ettore Dore e anche Alan Tonetti, che in molti ricorderanno per essere stato, qualche anno fa, “beniamino” della Gialappa’s”.

Su Forbes Giacomini ha raccontato che attraverso la sua startup lui e i suoi soci volevano “realizzare quello che in America esista da sempre: una sorta di scuola Disney, dove sono nati talenti come Ariana Grande e Selena Gomez. Il nostro è un hub creativo dove si studia e ci si prepara”.

“Noi volevamo industrializzare il processo dell’influencer marketing”, continua il presidente di Stardust, “lo abbiamo fatto con la decisione di dare una garanzia ai ragazzi, i quali per la maggior parte prendono un compenso garantito mensile che va dai 500 fino ai 3.000 euro al mese. Quindi non devono più rincorrere i brand, ma si possono dedicare alla creazione di contenuti”.

IL DIBATTITO

 

Cosa c’entri tutto ciò con un Gruppo che ha nell’informazione la propria dorsale, non è ben chiaro. Tanto che su Twitter si registra lo sfogo di Claudio Gerino, giornalista di lungo corso a Repubblica che commenta: “Nulla. C’entra nulla con il giornalismo. Lo dico da “interno”. C’entra invece con i soldi che girano per gli influencer e i loro sponsor. A me l’iniziativa Gedi pare un gravissimo colpo (forse mortale) all’informazione. E l’ho detto senza peli sulla lingua”.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SU STARDUST:

Samara ha 18 anni, al mattino si sveglia, va in bagno, fa colazione e poi inizia a lavorare. Oppure prima va in classe e poi inizia a lavorare. Samara, che di cognome fa Tramontana (sì, sono il suo vero nome e il suo vero cognome), abita nella Stardust House ed è una creator: ha oltre 1 milione di follower su TikTok e viaggia verso il mezzo milione su Instagram e lavora come influencer. Vive nella Stardust House, che si trova a Briosco, nella provincia di Monza e Brianza, a poca distanza da Milano, ed è quella che si definisce una content house, una struttura in cui le persone si ritrovano per creare contenuti per i social network. Ma anche imparano, un po’ una via di mezzo fra la scuola di Amici (per la parte dell’apprendimento) e la casa del Grande Fratello (per il fatto che in qualche modo si può vedere quello che succede all’interno). E quella di Briosco è una gran bella content house: è una villa di 1500 metri quadrati con piscina, palestra e parco ed è stata inaugurata il 4 luglio del 2020, in piena pandemia. All’interno stanno 15 creator fissi e altri 8 che cambiano ogni settimana, hanno fra i 16 e i 22 anni e oltre a creare video, seguono anche corsi di fotografia, editing, montaggio, dizione, recitazione, inglese e canto.

Funziona così, come Samara ci aveva spiegato nell’estate del 2021: «Alle 11 c’è un briefing sui video che ognuno di noi deve fare nel corso della giornata, cui poi ci dedichiamo; nel pomeriggio ci sono i corsi, mentre all’ora di cena e dopo cena siamo più liberi da impegni». Le clip, che sono almeno 2-3 al giorno e che Samara divide fra «quelle di lavoro (cioè quelle chieste dalle aziende che si appoggiano a Stardust, ndr), quelle che facciamo di nostra iniziativa e quelle che facciamo seguendo i trend», vengono girate in vari ambienti della villa: «Ce ne sono tantissimi – ci aveva raccontato ancora lei, che quest’anno ha finito il liceo Scientifico Sportivo a Lodi – tante location molto diverse fra loro, dalla nostra camera alla sala per le dirette su Twitch, dalla piscina al giardino». Le clip di lavoro sono la principale fonte di reddito per gli influencer come Samara: «Le aziende ci contattano, ci dicono che cosa vogliono, se vogliono post, foto, video o altro e noi incarichiamo il creator giusto per loro», per dirlo con le parole di Simone Giacomini, CEO e co-fondatore di Stardust. I volti scelti per le varie campagne ricevono uno stipendio da Stardust (fra i 500 e i 3mila euro al mese) per produrre una media di 10 contenuti alla settimana.

Nella Stardust House si può entrare in due modi: ci si può proporre oppure (che è quello che è successo a Samara), venire invitati dall’azienda a provare: «Mi hanno notata da alcuni reel su Instagram, mi hanno contattata e chiesto se volevo fare parte di questa cosa». Giacomini ci ha confermato che questo è in effetti il modus operandi di Stardust, o almeno lo era all’inizio: «Quando siamo partiti, abbiamo cercato alcuni influencer e abbiamo domandato loro quanto lavoravano, quanto guadagnavano, quanto venivano pagati a post. E ad alcuni abbiamo chiesto se volevano unirsi a noi». Samara voleva, e dopo avere superato il periodo di prova) è diventata una residente fissa della Stardust House: «I miei genitori erano dubbiosi perché non conoscevano TikTok, poi hanno capito che stavo bene ed ero contenta e quando torno a casa (più o meno ogni 2-3 settimane, ndr) mi vedono felice. E quindi sono felici pure loro», ci aveva raccontato un anno fa. A seguirla sui social, tutte queste cose (l’essere felice, la soddisfazione e l’impegno) sono vere ancora oggi.

Ma da qui a capire se i ragazzi della Stardust House faranno gli influencer anche da grandi, il passo è ancora lungo: «Questa esperienza mi ha fatto venire nuove idee e mi ha aperto nuove porte – ci aveva raccontato con l’entusiasmo tipico della sua età – perché questa cosa che facciamo qui permette non solo di farsi conoscere, ma di farne altre utili». E poi? «E poi vorrei lavorare nel cinema, fare l’attrice. E i corsi che faccio nella Stardust House mi stanno aiutando». A imparare un mestiere e anche a crearne uno, che prima non c’era.

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