Innovazione

Con SpaceX la Nasa si smarca dai russi per il volo spaziale

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Il lancio della navicella Crew Dragon di SpaceX verso la Iss e è il primo passo per rilanciare il volo spaziale umano americano senza pagare il passaggio alla Soyuz russa

Alle 2:52 ora locale del 2 marzo è ufficialmente ripresa la corsa umana allo spazio tutta americana. La missione, nota come Demo-1, è un test end-to-end della capsula Crew Dragon della società SpaceX  lanciata dal razzo Falcon 9 dal Kennedy Space Center in Florida verso la Stazione spaziale internazionale per rientrare poi negli Stati Uniti. Il primo lancio è stato effettuato con lo scopo di testare la possibilità di usare la capsula per portare astronauti dalla Terra alla Iss.

Otto anni dopo la fine dei voli spaziali americani con equipaggio a bordo, Nasa e SpaceX si apprestano a sperimentare una nuova capsula per astronauti, per un’andata-ritorno di sei giorni nello spazio.

CON SPACEX LA NASA DECOLLA DA SUOLO AMERICANO

Da quando sono stati “archiviati” gli shuttle nel 2011, la Nasa ha pagato infatti le corse su veicoli spaziali russi per trasportare i propri astronauti da e per la Iss. Invece di sviluppare e gestire una propria famiglia di navette spaziali, l’agenzia spaziale americana si è rivolta a società private per fornire tale servizio. Una di queste è SpaceX, fondata nel 2002 dal miliardario sudafricano Elon Musk. Con il lancio di sabato, si è compiendo uno dei passi più importanti per la Nasa per tornare al volo spaziale umano da suolo americano.

AGGANCIATA LA ISS

La rampa del lancio era quella leggendaria da cui partirono le missioni Apollo dirette sulla Luna. Per il primo volo di prova, a bordo c’è soltanto Ripley, un manichino. Se il test si concluderà con successo, il prossimo volo trasporterà astronauti in carne e ossa. Il viaggio è durato circa 27 ore e ieri alle 11.51 la navicella Crew Dragon si è agganciata alla Iss, a circa 400 chilometri di distanza dalla terra. È stata così superata una tappa decisiva.

PRIMATO PER SPACEX

“Il soft capture” ha rappresentato una novità per SpaceX, che non ha mai agganciato automaticamente un veicolo alla Stazione spaziale prima. La società di Musk ha lanciato capsule cargo Dragon verso la Iss già dal 2012, ma tutti questi veicoli sono stati ormeggiati finora. Si tratta inoltre del primo volo interamente americano frutto di una partnership pubblico/privata. Ma i record non finiscono qui: SpaceX è riuscita a recuperare per la 35esima volta il primo modulo della fusoliera, ammarrato dolcemente su una piattaforma autonoma nell’Atlantico, a 500 km dalla costa.

ANDATA E RITORNO PER CREW DRAGON

Dopo aver raggiunto la Iss, Crew Dragon rimarrà collegato alla stazione per cinque giorni e rientrerà sulla Terra venerdì 8 marzo. Questo sbarco segnerà l’ultimo importante traguardo di questa missione di test e porterà a conclusione l’attuale volo.

E POI DEMO-2 CON ASTRONAUTI VERI

Se Demo-1 si svolgerà senza incidenti, il prossimo viaggio, Demo-2, avrà a bordo gli astronauti della Nasa Bob Behnken e Doug Hurley per trasportarli verso la Iss. Il prossimo aprile SpaceX effettuerà un nuovo test di volo per testare un sistema di emergenza e a luglio trasporterà per la prima volta i due astronauti sulla Stazione spaziale dove rimarranno due settimane.

IN CONCORRENZA CON BOEING

La Nasa ha investito nel programma Commercial Crew per tornare a lanciare astronauti nello spazio senza il supporto russo. L’agenzia ha scelto due società private – Boeing e SpaceX – assegnando contratti combinati dal valore di 6,8 miliardi di dollari per assicurare un accesso sicuro, affidabile ed economico allo spazio, evitando i rischi di un monopolio di un fornitore.

Finora la Nasa ha speso infatti 2,6 miliardi di dollari per sei viaggi andata-ritorno con SpaceX. A questi sono stati aggiunti altri 600 milioni per contratti di sviluppo. Per evitare di affidarsi a un solo vettore, l’agenzia spaziale statunitense ha chiuso un contratto simile con la Boeing, che sta sviluppando la navicella Starliner e il veicolo verrà testato non prima di aprile.

GLI USA SI SMARCANO DAI RUSSI PER VOLARE VERSO LA ISS

“This year, American astronauts will go back to space on American rockets” aveva annunciato il presidente Trump durante il discorso sullo Stato dell’Unione tenuto lo scorso 6 febbraio e The Donald non ha perso occasione di cinguettare tutta la sua soddisfazione ieri per il successo combinato della Nasa e SpaceX. Ebbene, dopo 8 anni, gli Stati Uniti sono riusciti a tornare sulla Iss senza dover ricorrere alla Soyuz russa risparmiando gli 80 milioni di dollari dovuti a Mosca per ciascun astronauta imbarcato. Finora i russi sono stati gli unici in grado di mandare esseri umani verso la Stazione ma questa prerogativa potrebbe cambiare. Se la missione riesce, la Nasa potrebbe decidere di utilizzare regolarmente SpaceX per l’invio di astronauti nello spazio.

VERO OBIETTIVO: TORNARE SULLA LUNA

Ma la Stazione Spaziale non è l’ultima frontiera. L’amministrazione Trump punta a interrompere infatti il finanziamento dell’Iss dal 2025. L’obiettivo della nuova politica spaziale americana è di tagliare i costi per i viaggi in orbita bassa per dedicare le risorse – il budget del 2019 è di ben 21,5 miliardi di dollari – a tornare sulla Luna e costruire una piccola stazione in orbita lunare, già nel 2020.

 

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