Innovazione

Come si organizzano Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft con il Coronavirus?

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Google

La Casa Bianca ha coinvolto Google, Facebook, Amazon, Microsoft, Apple, Ibm, Cisco e Twitter per affrontare il problema del Coronavirus.

I rappresentanti di grandi aziende tecnologiche tra cui Amazon, Apple, Cisco, Facebook, Google, IBM, Microsoft e Twitter si sono incontrati in settimana con il Chief Technology Officer (CTO) statunitense Michael Kratsios e i rappresentanti di varie agenzie federali per discutere di come il settore tecnologico può aiutare ad analizzare le informazioni sul coronavirus e combattere la disinformazione.

BRAINSTORMING DA REMOTO

Secondo il Washington Post, l’incontro, tenuto da remoto con telefono e videochat, è servito per effettuare un brainstorming con la Casa Bianca sul coordinamento contro la disinformazione del coronavirus, aiutando nell’analisi di nuove ricerche mediche e sul modo attraverso cui utilizzare risorse tecnologiche a supporto del governo federale per tracciare i viaggiatori e altri compiti basati sui dati.

LA CASA BIANCA CERCA LA SPONDA DELLE BIG TECH

Come riportato da Politico, la Casa Bianca sta cercando aiuto da parte di Google, Facebook, Amazon, Microsoft, Apple, IBM, Cisco e Twitter per affrontare il problema del virus.

Le principali aziende tecnologiche, infatti, sono state molto attive nel proteggere le proprie forze lavoro dall’epidemia di coronavirus, anche se la risposta federale è arrivata in ritardo. Google ha chiesto già da qualche giorno a tutti i dipendenti nordamericani di lavorare da casa, ampliando le linee guida per i lavoratori statali di Washington. Lo stesso giorno, Mark Zuckerberg ha annunciato che la Chan Zuckerberg Initiative avrebbe collaborato con i team di ricerca sulla salute della Bay Area per quadruplicare la capacità di test del coronavirus.

PESA IL DIGITAL DIVIDE IN AMERICA

Ma se da un lato il coronavirus sta spingendo sempre più attività umane online, dall’altro si sta arrivando a una sorta di resa dei conti sul digitale divide, spesso invisibile, come riporta Margaret Harding McGill di Axios. La crisi che si sta vivendo sta infatti mettendo a nudo la forte disuguaglianza tra coloro che hanno accesso e possono permettersi Internet ad alta velocità e quelli che non possono. E se la cosa potrebbe sembrare normale in Italia, Axios ne discute per quanto riguarda gli Stati Uniti.

LA FCC STIMA CHE 21 MILIONI DI AMERICANI NON ABBIANO LA BANDA LARGA

“Il coronavirus sta spingendo le scuole e le imprese a prendere in considerazione il passaggio a lezioni e attività solo online, ma non tutti i distretti o le aziende hanno la possibilità di utilizzare questa opzione. Un pacchetto di finanziamenti federali di emergenza da 8 miliardi di dollari consente a Medicare di ampliare l’uso della telemedicina sebbene ciò possa non essere di grande aiuto immediato per le persone che non riescono a ottenere una connessione Internet affidabile”, si legge su Axios.

La FCC stima che 21 milioni di americani non abbiano accesso alla banda larga ad alta velocità, anche se quel numero potrebbe essere più elevato a causa di problemi con la raccolta dei dati. La FCC a gennaio ha approvato un piano per stanziare 16 miliardi di dollari in 10 anni per finanziare la diffusione della banda larga in parti non servite del paese.

AL VIA PROGETTO PILOTA DA 100 MLN IN TRE ANNI PER LA TELEMEDICINA

“L’urgenza della connettività” sottolineata dal coronavirus “evidenzia la saggezza del nostro approccio, che è quello di continuare ad avanzare il più rapidamente possibile”, ha dichiarato ad Axios il commissario repubblicano Brendan Carr.
Carr ha sostenuto un programma pilota attualmente all’esame della FCC vedrebbe l’agenzia mettere sul piatto 100 milioni di dollari in tre anni per sovvenzionare i servizi di teleassistenza per utenti a basso reddito, aree svantaggiate e veterani. In caso di successo, il programma potrebbe essere esteso e ricevere maggiori finanziamenti.

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