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Come Huawei reagirà alle zampate di Trump

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Che cosa si è detto nel corso del meeting annuale di Huawei con gli analisti

 

Si è aperto nel campus di Shenzhen il meeting annuale di Huawei dedicato all’analisi delle strategie globali dell’azienda cinese e dei trend che orienteranno il settore delle ITC: una 3 giorni, dal 18 al 20 maggio, che nel 2020 – a causa della pandemia Covid-19 – ha visto una minore presenza internazionale e ha imposto il ricorso a collegamenti online.

Nelle sezioni dell’edizione numero 17 le presentazioni e le discussioni affrontano i grandi temi del settore, con enfasi sui risvolti economici, tecnologici, sociali: dai networks al 5G, passando per la digitalizzazione delle imprese; un’ulteriore giornata è poi dedicata a seminari dal taglio più tecnico.

L’intervento introduttivo e politicamente di peso è stato affidato a Guo Ping, il presidente di turno del colosso cinese (la carica viene assegnata a rotazione tra i top manager, per una durata di 6 mesi): una sintesi densa di cifre sui traguardi raggiunti dall’azienda nel 2019 e sugli obiettivi futuri. Guo ha iniziato dicendo che “nonostante le restrizioni su molte tecnologie, abbiamo combattuto per sopravvivere e cercato di andare oltre”.

Nel 2019, Huawei ha totalizzato ricavi per 110 miliardi di euro, con un utile di 8 miliardi (in yuan, rispettivamente 858,8 miliardi e 62,7 miliardi); ha ormai consolidato la sua presenza – sotto varie forme, da quella commerciale a quella industriale – in 170 paesi, raggiungendo 3 miliardi di persone e 600 milioni di clienti.

Le restrizioni chiamate in causa sono quelle imposte dagli Stati Uniti, che proprio un anno fa – il 16 maggio 2019 – ha inserito Huawei nella “entity list”: una lista nera che individua le aziende a cui è consentito di rifornirsi di beni e servizi da aziende statunitensi solo con approvazione governativa.

In più, il Dipartimento del Commercio ha deciso, nei giorni scorsi, di inasprire la morsa: con ulteriori restrizioni sulle forniture di semiconduttori – essenziali nella catena di produzione – realizzati all’estero ma con tecnologie Usa.

La risposta ha preso la forma di una nota letta in diretta dal responsabile delle comunicazioni della Huawei, insieme ad altri commenti di Guo in risposta ai giornalisti presenti. La decisione è considerata dall’azienda di Shezhen “arbitraria e dannosa”, perché “minaccia di indebolire l’intera industria mondiale”. “La nuova regola – si legge nella nota – avrà un impatto sull’espansione, la manutenzione e la continuità delle operazioni che mettono in contatto tra loro 3 miliardi di persone”.  Secondo l’azienda cinese, il provvedimento americano “nel lungo periodo danneggerà la fiducia e la collaborazione in seno all’industria globale dei semiconduttori dai quali molte aziende dipendono”. La nota termina con un interlocutorio “cercheremo di fare tutto il possibile per cercare una soluzione”.

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