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Come guadagna l’app Telegram?

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Come guadagna Telegram? Fatti, numeri e approfondimenti

 

Sarà anche finita la corsa allo spazio, ma per molti versi la Guerra Fredda tra Occidente e Oriente sembra essersi spostata solo su altri fronti tecnologici. Basta rifletterci un attimo: gli USA hanno Elon Musk, la Cina ha (o meglio “aveva”, visto che è sparito) Jack Ma. In America c’è Facebook di Mark Zuckerberg che, non contento ,si è poi divorato anche WhatsApp, mentre in Russia c’è VKontakte dei fratelli Pavel e Nikolai Durov, che poi hanno fondato la loro app di messaggistica non tanto per inseguire Mark, quanto perché il Cremlino a un certo punto li ha epurati dal social network. Una epurazione gentile, beninteso: con la buona uscita i due imprenditori hanno infatti fondato Telegram, il quale, dopo un periodo di fortune alterne, sta ora godendo delle preoccupazioni sul fronte privacy attraversate dalla base di WhatsApp e provando ad assestare la sua zampata al rivale statunitense. Ma se sui modi di fare soldi di Zuckerberg pensiamo ormai di sapere tutto, visto che li ha dovuti puntualmente illustrare persino di fronte al Congresso degli Stati Uniti, la domanda ora è: come guadagna Telegram?

COME GUADAGNA TELEGRAM

Anzitutto, partiamo da qualche numero. È bastato che WhastApp chiedesse ai suoi utenti di aggiornare i termini di utilizzo dell’app sul fronte della privacy perché sui social (anche quelli controllati da Zuckerberg) si scatenasse il panico. Panico che ha distratto 25 milioni di utenti dall’app americana a quella di origini russe. Usiamo questo termine perché la nuova società dei fratelli Durov ha frapposto tra sé e il Cremlino diverse migliaia di chilometri di sicurezza, e pure una nuova legislazione nazionale, installandosi a Dubai per non correre il rischio che il governo la ceda nuovamente a manager compiacenti. Un duro danno, per Mosca, considerato il nuovo boom di Telegram, ormai oltre i 500 milioni di iscritti (non c’è comunque modo di verificare la veridicità del dato).

UN RIPASSO SU COME GUADAGNA FB

Sappiamo che Facebook sta in piedi grazie ai dati che volontariamente, più o meno consapevolmente, gli cediamo. Questi dati compongono una profilazione sempre più visibile anche nella pratica: ci compaiono solo le persone con cui interagiamo maggiormente mentre tendono a scomparire dai radar quelle che frequentiamo meno. È la prova più tangibile che gli algoritmi osservano le nostre interazioni e agiscono di conseguenza. Allo stesso modo i dati vengono venduti a chi fa Adv sul social per indirizzarci messaggi pubblicitari mirati. Fate una prova: se cercate, per esempio, su Google una tuta termica per fare sport anche in inverno, al primo accesso al social vi apparirà l’inserzione di qualche mega store che le vende in sconto. Oppure: acquistando con carta di credito un gioco sullo store di PlayStation su Facebook vi compariranno altri titoli analoghi a quelli acquistati.

TELEGRAM E SIGNAL COME TRATTANO I NOSTRI DATI?

Abbiamo iniziato a presentare Telegram e Signal qui. Le origini russe di Telegram, come detto, per anni hanno fatto malignare sulla sua presunta scarsa sicurezza e la permeabilità della privacy degli utenti. In realtà sempre più esperti concordano nell’affermare che, mentre Signal è un fortino senza eguali, Telegram offre comunque i medesimi standard di sicurezza di WhatsApp. Forse persino qualcuno in più, se si pensa alle chat segrete che si autodistruggono dopo poco, in modo da replicare una conversazione orale. Ma come utilizzano i dati che raccolgono? Secondo la no profit Visionari “WhatsApp e Signal utilizzano lo stesso codice di crittografia per i messaggi: quello sviluppato da Open Whisper Systems (che è la fondazione che ha creato Signal); Telegram, invece, non ha una crittografia End to End (E2E) (ovvero, i messaggi non sono crittografati sui server di Telegram) e si può risalire quindi al loro contenuto. Le uniche chat di Telegram che hanno una crittografia, sono le “chat segrete”. Bisogna dunque iniziare a messaggiare con qualcuno tramite chat segreta, se si vuole avere una chat crittografata”.

In più “Telegram, alla pari di WhatsApp, rileva e condivide metadati (posizione, soggetti a cui abbiamo inviato messaggi, durata delle conversazioni, ecc.) e non si conosce la destinazione dei dati degli utenti raccolti dalla società. Signal al momento non raccoglie metadati e sembra offrire un’alternativa, trattandosi di una fondazione e non di un’azienda privata. Tuttavia raccoglie comunque informazioni come il numero di telefono dei propri utenti, e ad oggi non è dato sapere se e come siano utilizzate tali informazioni”, spiegano sempre dalla no profit per la promozione e la divulgazione di scienza e tecnologia. Attualmente “passare da WhatsApp ad altre piattaforme di messaggistica risulta piuttosto inutile. Questo perché la quantità o le tipologie di dati raccolti non sono elementi utili a definire la sicurezza di un servizio di messaggistica istantanea, né a livello informatico, né a livello di privacy, senza contare che abbandonare WhatsApp per altri servizi ma mantenere il proprio account su Facebook, Twitter, Instagram o altri social, non modifica il bilancio tra dati protetti e dati rilasciati”.

LA TRASFORMAZIONE DI TELEGRAM

Chiarito tutto questo possiamo vedere se si riesce a dare risposta al quesito iniziale, ovvero come guadagna Telegram. Come ricorda Agi, finora i Durov hanno sempre detto di non essere interessati a monetizzare con la loro app. Dopo la vendita delle quote del loro social network non avevano infatti urgenza di guadagnare. Poi però sono arrivate frotte di utenti da WhatsApp con la seria prospettiva di effettuare il sorpasso sull’app USA e allora tutto pare essere cambiato. “Quando un progetto tecnologico raggiunge queste scale, ci sono due possibilità: cominciare a farci soldi o vendere l’azienda”, hanno detto i due ragazzi di recente. E i Durov hanno già escluso una opzione: “Non venderemo l’azienda come ha fatto WhatsApp a Facebook. Il mondo ha bisogno che Telegram resti uno spazio indipendente”. Quindi “cominceremo a generare ricavi. Lo faremo in accordo con i nostri valori”. Quali siano non è dato saperlo. Si sa solo che sarebbe all’orizzonte una versione Plus, probabilmente business, a pagamento, magari pensata per chi usa Telegram per gestire il proprio team aziendale (come dicevamo in questo articolo, è tagliato su misura per tale scopo), così come al vaglio ci sarebbero pure pacchetti di sticker a pagamento e banner Adv nei gruppi da diverse decine di migliaia di iscritti.

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