Innovazione

Come funziona il passaporto di Microsoft, Oracle e Salesforce per i vaccinati

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passaporto vaccinati

Microsoft, Salesforce e Oracle fanno parte di una coalizione chiamata Vaccine Credential Initiative che punta a sviluppare una soluzione per ottenere credenziali digitali, una sorta di “passaporto” per i vaccinati da Covid-19 che può essere memorizzata negli smartphone delle persone

Se vuoi viaggiare l’anno prossimo, potresti aver bisogno di un passaporto digitale per i vaccinati da Covid-19.

Giovedì scorso una coalizione che comprende Microsoft, Salesforce, Oralce e grandi colossi della farmaceutica ha annunciato un progetto per un certificato di vaccinazione, che potrà essere esibito su smartphone.

La coalizione, chiamata Vaccine Credential Initiative (Vci), vuole garantire che tutti abbiano accesso a una registrazione digitale sicura della loro vaccinazione Covid-19.

Il gruppo ha dichiarato di aver sviluppato standard per le copie digitali criptate delle credenziali di vaccinazione, che potranno essere conservate in un portafoglio digitale sugli smartphone.

Poiché le persone stanno iniziando a vaccinarsi contro Covid-19, potrebbe essere necessario dimostrare di essere vaccinate in modo che possano tornare al lavoro, a scuola o a viaggiare, Avere un registro di vaccinazione digitale facilmente accessibile potrebbe aiutare in questo senso.

Proprio come aveva auspicato Bill Gates nel marzo dell’anno scorso (in piena emergenza Covid). Il co-fondatore di Microsoft aveva risposto agli utenti di Reddit che “alla fine avremo alcuni certificati digitali per mostrare chi si è ripreso o è stato testato di recente o quando abbiamo un vaccino che lo ha ricevuto“.

Tutti i dettagli.

CHI PARTECIPA ALLA VACCINE CREDENTIAL INITIATIVE

Della coalizione Vci fanno parte sia colossi tecnologici come Microsoft, Salesforce, Oracle, Cerner, sia colossi sanitari come Cigna’s,  Evernorth, Epic e la Mayo Clinic.

OBIETTIVO: CERTIFICAZIONE DIGITALE, UNA SORTA DI PASSAPORTO PER I VACCINATI

“La visione di Vci è di consentire alle persone di ottenere una copia digitale crittografata delle loro credenziali di immunizzazione da archiviare in un portafoglio digitale di loro scelta”. Si legge sul sito web dell’organizzazione.

UN MODELLO STANDARD E OPEN SOURCE

La Vaccine Credential Initiative intende sviluppare dunque un modello standard open-source in modo che ospedali, farmacie e cliniche che somministrano i vaccini Covid-19 registrino le certificazioni digitali delle vaccinazioni.

L’obiettivo “è dare agli individui l’accesso digitale ai loro documenti di vaccinazione”, ha detto Paul Meyer della Fondazione The Commons Project, gruppo no-profit che lavora al progetto.

La coalizione si basa infatti sul lavoro svolto da The Commons Project per sviluppare un certificato digitale accettato a livello internazionale.

L’APP COMMON PASS

The Commons Project ha creato infatti un’app chiamata Common Pass, in cui le persone possono archiviare la certificazione digitale dei risultati dei loro test Covid-19. Da qui, inserire anche la registrazione di avvenuta vaccinazione da Covid-19.

“Ora avrai bisogno dei risultati di laboratorio o dei dati di vaccinazione per salire su un aereo, andare a scuola, andare al lavoro – casi d’uso nella vita reale, non sanitari”, ha detto Meyer.

TESTATA DALLE COMPAGNIE AEREE UNITED AIRLINES E JETBLUE

Alcune compagnie aeree, tra cui United Airlines e JetBlue, stanno già provando CommonPass, un’app per passaporti sanitari del Commons Project.

L’app consente ai passeggeri di recuperare i risultati dei test del coronavirus dai loro fornitori di servizi sanitari. Il sistema fornisce loro un codice di conferma che consente ai passeggeri di imbarcarsi su determinati voli internazionali.

Il sistema di credenziali di vaccinazione funzionerebbe in modo simile.

STANDARD APERTI

Gli standard aperti e l’interoperabilità sono al centro degli sforzi della Vaccine Credential Initiative.

La certificazione (o passaporto digitale) “deve essere in una forma standard, quindi quando lo presenti, le persone devono riconoscerlo subito”, ha sottolineato Meyer.

INTEROPERABILI

Le tecnologie devono anche essere “interoperabili”, il che significa che tutte le organizzazioni che somministrano il vaccino dovrebbero utilizzare lo stesso modello per la registrazione delle credenziali del vaccino.

E SICURI

Inoltre “la certificazione di vaccinazione Covid-19 deve anche essere verificabile e sicuro. Altrimenti una persona potrebbe provare a fingere di aver ricevuto il vaccino Covid-19 usando il record di qualcun altro”, secondo Meyer.

UN QR CODE NEL PORTAFOGLIO DIGITALE

Il VCI ha affermato di voler sviluppare una tecnologia che consenta alle persone di ottenere una copia digitale crittografata delle proprie credenziali di immunizzazione. Come un codice QR, che può essere archiviata in un portafoglio digitale di loro scelta, come Apple Wallet o Google Pay.

E CHI NON HA LO SMARTPHONE?

Una potenziale criticità di un tale sistema è la disuguaglianza.

Chi non ha un smartphone non sarebbe in grado di accedere a una comoda registrazione digitale del proprio vaccino.

Tuttavia, la Vaccine Credential Initiative afferma di voler fornire a tali pazienti un foglio stampato con un codice QR contenenti credenziali verificabili in modo simile

“Proprio come Covid-19 non discrimina in base allo stato socioeconomico, dobbiamo garantire che un comodo accesso ai registri delle vaccinazioni attraversi il divario digitale”, ha dichiarato Brian Anderson, capo medico sanitario digitale presso il Mitre, un membro dell’iniziativa.

MA QUANDO?

Chiariti dunque obiettivi e finalità delle certificazioni digitali per i vaccinati, non è però chiaro quando saranno disponibili.

Il comunicato stampa della Vci non fornisce una tempistica su quando le organizzazioni che somministrano i vaccini Covid-19 saranno in grado di registrare questi record. Non è chiaro quindi quando saremmo in grado di aggiungere la certificazione di avvenuta vaccinazione a un portafoglio digitale.

LE QUESTIONI ETICHE DEL PASSAPORTO PER I VACCINATI

Senza dimenticare che emergono anche questioni etiche sul fatto che una persona che può dimostrare di essere vaccinata debba avere più libertà di chi non lo è. Oltre alla gestione e alla tutela dei dati sanitari.

COSA STA FACENDO L’OMS

Nel frattempo, anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta lavorando a standard per la certificazione “smart” di avvenuta vaccinazione.

Lo scorso 14 dicembre è scaduta la call dell’Oms per le proposte di esperti per informare la definizione di specifiche e standard relativi a interoperabilità, governance e progettazione per un certificato di vaccinazione digitale personale, in preparazione della disponibilità del vaccino Covid-19.

Anche se, sempre l’Oms, ha sottolineato che il certificato non costituirebbe un passaporto di immunità in grado di assicurare che il possessore è protetto dal virus, dato che si sono verificati casi di reinfezione.

CONTRARIA AL PASSAPORTO DEI VACCINATI PER VIAGGIARE

Proprio per questo, contemporanemante all’annuncio della Vaccine Credential Initiative, l’Oms si è espressa circa il certificato vaccinale per i viaggi.

Per il momento” il Comitato di emergenza dell’Oms raccomanda di “non introdurre requisiti di prova della vaccinazione o immunità per i viaggi internazionali” in quanto “vi sono ancora incognite critiche sull’efficacia della vaccinazione nel ridurre la trasmissione” e per “la disponibilità limitata di vaccini”. È quanto si legge nel documento stilato dopo la riunione del 14 gennaio e pubblicato sul sito dell’Oms.

In ogni caso, sottolinea il comitato, “la prova della vaccinazione non dovrebbe esentare i viaggiatori internazionali dal rispettare altre misure di riduzione del rischio”.

LA TRAVEL PASS DELLA IATA

Eppure, il 19 gennaio Emirates ed Etihad, tra le principali compagnie aeree in Medio Oriente, hanno annunciato che testeranno il Travel Pass dell’International Air Transport Association (Iata).

Si tratta di un’app che permette ai viaggiatori di verificare di essere in linea con tamponi o vaccini richiesti per volare. Tramite questo “passaporto digitale”, i passeggeri potranno “condividere i tamponi e i certificati con autorità e compagnie aeree in modo da facilitare il viaggio”.

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