Innovazione

Ecco come Davide Casaleggio divide esperti e tecnici sulla blockchain

di

Casaleggio

Commenti e analisi su Linkedin all’iniziativa del ceo della Casaleggio Associati che presenterà a Milano il 13 novembre una ricerca incentrata sulla blockchain

La blockchain di Davide Casaleggio divide tecnici ed esperti. Il figlio del fondatore del M5S e oggi ceo della Casaleggio Associati sta organizzando per il 13 novembre a Milano un incontro sul tema “Come la blockchain rivoluzionerà il modo di operare delle imprese”. Si tratta del terzo anno in cui si replica il format, ma quest’anno, per la prima volta, il focus è la blockchain.

Alla presentazione dello studio realizzato da Casaleggio Associati seguirà la tavola rotonda a cui interverranno tra gli altri: Massimo Chiriatti, dirigente tecnico di IBM Italia, Mirko Mischiatti, responsabile della funzione Sistemi Informativi di Poste Italiane (la società è anche partner dell’iniziativa), Giuseppe Perrone, Blockchain HUB MED Leader di Ernst & Young, Nicolò Romani, Head of Innovation di SIA, e Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Tech (anche quest’ultima partner dell’evento).

COS’È LA BLOCKCHAIN

Si tratta di una tecnologia digitale che consiste in sostanza in un database “diffuso” in cui vengono registrati tutti gli scambi e le transazioni fra gli elementi della stessa blockchain. La più nota è Bitcoin, ma una blockchain non implica necessariamente un passaggio di “valore”, quanto più in generale uno scambio di informazioni. Un esempio banale? Se il nostro cambio di residenza fosse “immesso” nella blockchain, questo consentirebbe a tutti i soggetti che hanno titolo a utilizzare questa informazione (il Comune, le aziende fornitrici di gas ed energia elettrica, eccetera) di disporre del dato automaticamente. Un altro esempio di ciò che potrà avvenire in futuro è il cosiddetto “smart contract”. Ovvero un contratto “digitale”, sotto forma di codice, che esprima una logica (ad esempio: “l’auto funziona se viene pagata la rata”). Contratti del genere, grazie alla blockchain, potrebbero funzionare automaticamente e – almeno in teoria – in totale trasparenza. E l’auto, se non paghiamo la rata, potrebbe addirittura non avviarsi più. Fantascienza? Non proprio, la tecnologia, in teoria, è pronta. Ma non la regolamentazione.

Questo sistema può rivoluzionare l’economia e non solo, perché tramite la blockchain il “valore” degli scambi è trasferito completamente in ambito digitale. E la garanzia di questo sistema non sono più gli Stati o le banche centrali ma la blockchain stessa, che è inalterabile perché le transazioni non si possono truccare se non attraverso la manipolazione della maggioranza degli snodi della rete. Giudicata, quest’ultima, un’eventualità ai limiti dell’impossibile.

COSA PENSA CASALEGGIO

I cambiamenti promessi – e in parte già in atto – dalla blockchain sono oggetto del convegno organizzato alla Casaleggio e anticipato in un video pubblicato da Casaleggio stesso sul suo profilo Linkedin. Nell’invitare gli addetti ai lavori all’evento, ha paragonato a blockchain a TCP/IP, i protocolli internet. “Negli anni ’90 si pensava fossero una cosa tecnica, poi sono arrivati i browser, l’email, l’ecommerce – ha detto Casaleggio – In questo evento vogliamo parlare di quali sono le applicazioni business che già oggi si possono mettere su blockchain”.

L’ITALIA È IN RITARDO

E proprio qui sono intervenuti vari esperti e tecnici alcuni dei quali commentando il video del ceo della Casaleggio hanno sollevato dubbi e perplessità rispetto alla blockchain. “Questo hype verso la blockchain irrazionale è un momento di passaggio, come per ogni nuovo ambito, siamo ad un rate di fallimento superiore al 90% delle ICO (cioè le monete virtuali, ndr) – scrive Fabio Pietrosanti, presidente della non-profit Hermes, che si occupa di diritti digitali e trasparenza – Mi dispiace constatare il fallimento di questo modello, un mese fa alla Blockchain Partners Summit cui sono stato a Seoul, gli animi erano già tutti molto raffreddati rispetto all’entusiasmo italico (che soffre di un impatto politico, più che tangibile nell’economia o nei capitali allocati). Siamo arrivati tardi nell’entusiasmo, ora a livello internazionale siamo nella fase del pragmatismo, non è più né il 2016 né il 2017. Buona fortuna con questa presentazione, sono sicuro che genererà fatturato di breve, purtroppo convinto che come ogni bolla il mondo “blockchain” si sgonfierà presto, funzionale nelle sue nicchie, ben lontano dalle rivoluzioni annunciate”.

Che l’entusiasmo per il fenomeno della blockchain sia un po’ fuori tempo massimo è una tesi diffusa. Per Luca Donnici, auditor di Ubi banca, “bisognava avere una grande “vision”per capirlo appieno alcuni anni fa”.

IL PROBLEMA PRIVACY

Stefano Mele, esperto di cybersecurity e partner dello studio legale Carnelutti, punta invece il dito sulle problematiche di riservatezza che la blockchain solleva. “È ancora molto difficile riuscire a coniugare i principi sul trattamento dei dati personali imposti dal GDPR con queste tecnologie” scrive, in riferimento alle nuove regole sulla tutela dei dati volute dall’Ue dopo lo scandalo Cambridge Analytica.

Davide D’Amico, dirigente al Miur, giudica invece “interessanti” le applicazioni della blockchain nella pubblica amministrazione, e posta un articolo in cui si evidenziano i benefici di introdurla. Ma c’è chi la vede diversamente. Del resto la forza della blockchain, ovvero la sua trasparenza che ne garantisce inalterabilità, è anche la sua debolezza dal punto di vista della privacy. Lo sostiene l’esperto di informatica Antonio Massari: “La tecnologia BlockChain è utile quanto il livello di fiducia reciproca è molto basso. Se ci si fida di una entità centrale ha poco senso usarla. Dato che le PA sono tutte entità centrali ho molti dubbi che si possa trovare un caso d’uso realmente convincente” commenta.

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