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Chi spinge ChatGPT, il chatbot che scrive sceneggiature e imita Elon Musk

Chatgpt

Microsoft intende investire 10 miliardi in ChatGPT, l’IA che riesce a scrivere testi in modo “umano”. Il gigante di Redmond mira a ottenere il 75% dei profitti del software di proprietà di OpenAI fino a quando il suo investimento non sarà ripagato, per poi portare la sua quota al 49%, mentre il restante 51% sarebbe diviso tra il 49% degli altri investitori e il 2% di OpenAI che lo ha sviluppato

 

Lanciato a inizio dicembre da OpenAI, ChatGPT è divenuto in breve tempo una sorta di fenomeno (bolla?) virtuale, superando in poche settimane il milione di utenti.

COS’E’ CHATGPT

Si tratta di un chatbot che sfrutta l’intelligenza artificiale per rispondere agli stimoli dell’utente umano interagendo con lo stesso in modo a dir poco convincente. Basta  registrarsi sul sito e utilizzare il tool gratuitamente per rendersi conto di ciò che l’intelligenza artificiale è in grado di tessere.

 

Non a caso il chatbot si è già attirato le lodi di Marc Andreessen, cofounder di Andreessen Horowitz, uno dei fondi di venture capital più importanti al mondo. Nel suo tweet (pubblicato qui sopra) ha inserito il risultato della sua richiesta all’intelligenza artificiale: le ha chiesto di abbozzare una sceneggiatura che vede protagonisti un giornalista del New York Times e un imprenditore della Silicon Valley che stanno discutendo sul tema del free speech. Il post è stato ricondiviso da Elon Musk, il nuovo Ceo di Twitter, che ha commentato: «L’intelligenza sta diventando davvero brava».

 

E proprio Musk è finito parodiato dal bot. C’è infatti chi si è divertito, ovvero Chris Anderson, numero 1 di TED, il format noto in tutto il mondo per come diffonde idee e contenuti che ispirano, chiedendo a ChatGPT di scrivere dieci tweet che nemmeno Elon Musk oserebbe postare. Il risultato ha sorpreso lo stesso patron di Twitter e Tesla.

LE INSIDIE DI UNA IA TROPPO BRAVA

Sviluppata su 170 miliardi di parametri per trarre la sua conoscenza da fonti come Wikipedia e Google Books, la creatura di OpenAI potrebbe facilmente essere impiegata da studenti pigri e ricercatori truffaldini per scrivere dai compiti per casa a tesi di laurea e vere e proprie pubblicazioni, riuscendo peraltro a eludere la maggior parte dei controlli visto che i pensieri vengono riformulati rispetto alle fonti che si trovano sul Web (insomma, copia ma lo fa meglio di un umano).

 

LA NEMESI DI CHATGPT

Per questo questo il 22enne Edward Tian, giornalista esperto di tecnologia e studente a Princeton, ha speso la pausa invernale per sviluppare GPTZero, un software che ha come sola ragion d’essere quella di smascherare i testi scritti dall’intelligenza artificiale di ChatGPT. «Le persone meritano di sapere quando la scrittura non è opera dell’uomo», ha spiegato. Il problema è che l’anti-chatbot funziona meno bene della sua nemesi e i responsi non sono sempre attendibilissimi. Complice il fatto che l’IA dell’originale non smette di evolvere e farsi scaltra.

 

MICROSOFT VUOLE INVESTIRE 10 MILIARDI?

Si intuisce come mai Microsoft starebbe valutando, secondo quanto riportato dal sito web statunitense Semafor, un investimento da ben 10 miliardi di dollari (dopo il miliardo già precedentemente messo sul piatto) su ChatGPt, che porterebbe a una valutazione della software house madre del progetto, OpenAI, attorno i 29 miliardi di dollari.

Secondo Semafor, l’investimento di Microsoft punterebbe a ottenere il 75% dei profitti di OpenAI fino a quando non recupererà la somma messa sul piatto, dopodiché la società fondata da Bill Gates dovrebbe detenere una quota del 49%, mentre il restante 51% sarebbe diviso tra il 49% degli altri investitori e il 2% di OpenAI. La finalità da parte di Microsoft è piuttosto ovvia: avere una simile IA a propria disposizione, da integrare nelle proprie librerie software già in vendita o in programmi ad hoc, permetterebbe al colosso di Redmond di ampliare e aggiornare i servizi offerti agli utenti. In particolare, si ipotizza che ChatGPT possa confluire in Bing, il suo poco utilizzato motore di ricerca nel tentativo di sfidare il dominio di Google.

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