Innovazione

Che cosa c’è di geopolitico dietro le tensioni fra Google e Bruxelles

di

indagine Google

L’intervento di Giuseppe Spadafora (vicepresidente Unimpresa con delega alla security e alla privacy)

Qualche miliardo di multa a Google accusata di abuso in posizione dominante perché, avrebbe (ed è vero), pagato o costretto le aziende che sfornano cellulari e pc ad inserire il motore di ricerca Google sui sistemi operativi. Hanno fatto bene? Hanno fatto male? Mettiamola così, Google ha una posizione dominante e quando compri uno smartphone nuovo, appena lo accendi ti compare l’icona di Google. Non una novità e poi gli Americani sono amici nostri, verrebbe da dire. A quanto pare, tuttavia, non è più così, ovvero, sembra che ultimamente le politiche economiche americane tendano ad aggredire i mercati non più attraverso la dialettica politica usata negli ultimi settanta anni e grazie alla quale è divenuta leader mondiale ma cercando lo scontro. In questo caso le dichiarazioni di Trump appaiono prive di forza contrattuale e assolvono esclusivamente al compito di impressionare chi di questo argomento non sia molto ferrato. Partiamo dai fatti di questi giorni. La Commissione Europea bene ha fatto a multare Google perché non vi è il minimo dubbio che questa abbia abusato della propria posizione anzi, assisteremo ad altri scontri da qui a breve anche se apparentemente per motivazioni diverse da questa.

Volendo entrare nel merito della decisione della Commissione Europea, sappiamo come i sistemi operativi di pc, smartphone, tablet e da ultimo, di televisori ed autovetture di ultima generazione usino una scheda di rete ethernet o wireless la quale ha un indirizzo univoco chiamato mac address. In pratica, Google grazie a questo può controllare qualche miliardo di connessioni in tutto il mondo e di conseguenza il governo americano al quale vengono forniti questi dati. A gli Stati Uniti interessa (tanto) sapere cosa fanno i cittadini del mondo e più precisamente interessa sapere cosa dicono al telefono e cosa scrivono nelle e-mail. Basterebbe ricordare come gli americani abbiano utilizzato il sistema Prism per gestire le informazioni derivanti dalla sorveglianza elettronica su internet. Secondo Edward Snowden (ex impiegato di una società informatica che lavora per la Nsa) il programma Prism serviva a sorvegliare e ad ascoltare le comunicazioni internet a livello mondiale. I dati sorvegliati comprendono email, chat, chat vocali e videochat, video, foto, conversazioni voip, trasferimento di file, notifiche d’accesso e dettagli relativi a siti di reti sociali. Per ottenere queste informazioni, Prism si servirebbe della collaborazione dei maggiori service provider, tra cui appunto Google, Facebook, Microsoft, Skype, Apple, Yahoo, Aol.

Ma non sono ovviamente solo gli americani a voler sapere cosa fanno i cittadini non americani. Gli italiani conoscono Tempora che è un programma di sorveglianza e sicurezza informatico usato dal British Government Communications Headquarters (quartier generale delle comunicazioni del governo britannico), che condivide i dati raccolti con l’Nsa americana. Tempora – secondo alcuni analisti – è uno dei programmi potenzialmente utili a spiare le cancellerie europee di Francia, Germania, Italia e di 32 leader mondiali. Tanto basterebbe per comprendere le motivazioni che hanno spinto la Commissione Europea a multare Google e a quanto pare non si fermerà solo a questo. La Commissione Europea sta infatti scrivendo la nuova direttiva per la tutela sul copyrigth con l’intento di far pagare una tassa ai colossi del web. La direttiva stabilisce, almeno in questa fase di bozza che le piattaforme digitali che aggregano notizie e contenuti giornalistici paghino una licenza agli editori e saranno i singoli Stati membri a stabilire il livello di tassazione. Immaginiamo la felicità di Google e Facebook.

La norma Ue stabilisce due cose fondamentali : 1) le piattaforme digitali sono trattate alla stregua di editori; 2) oltre ai contenuti, il link stesso è per la prima volta concepito in termini di proprietà, e quindi soggetto a copyright. Ma poniamo per ipotesi che tutta l’Europa ed il Giappone (visto che è in corso una trattativa per la gestione dei dati privati degli utenti, oltre 600 milioni di persone), vogliano cambiare motore di ricerca magari attivando in via esclusiva Virgilio o Libero utilizzando come sistema operativo Ubuntu-Linux?… E’ evidente che i primi a patire l’enorme danno sarebbero proprio gli Stati Uniti e non solo in termini economici ma anche in termini di sicurezza e se per la parte economica gli Usa potrebbero anche glissare, non è altrettanto detto che lo facciano per la parte attinente la sicurezza. In questa situazione non è ancora chiaro come e se si troverà una soluzione che possa andare bene per entrambe le parte e per questo confidiamo che finisca con una bella stretta di mano come nel caso della Korea del Nord.

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