Innovazione

Che cosa cambierà davvero con la direttiva Ue sul copyright

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Tutte le vere novità che emergono dalla versione della direttiva sul copyright digitale approvata dal Parlamento europeo lo scorso 26 marzo. L’analisi di Riccardo Puglisi, professore associato in economia politica all’Università di Pavia, tratta da Lavoce.info

 

Nel febbraio 2019 – per evitare un eventuale veto posto in seno al Consiglio europeo – Parlamento, Consiglio e Commissione si sono accordati per una versione più blanda della direttiva sul copyright, la cui prima versione era stata approvata dal Parlamento a settembre 2018. La direttiva, finalizzata alla creazione di un mercato digitale unico (sulla falsariga del Mercato unico europeo) attraverso una tutela uniforme dei diritti di proprietà intellettuale su file digitali come testi, filmati e audio, viene per l’appunto edulcorata con riferimenti agli articoli più controversi, cioè l’articolo 11 sulla cosiddetta “link tax” (ora articolo 15) e l’articolo 13 sul cosiddetto upload filter (nuovo articolo 17).

La versione della direttiva sul copyright digitale approvata dal Parlamento europeo a settembre 2018, soprattutto con gli articoli 11 e 13, spostava il bilanciamento della tutela del diritto d’autore a favore dei produttori di contenuti e a svantaggio delle grandi piattaforme. L’articolo 11 (ora articolo 15) riguarda l’estensione del diritto d’autore per gli editori e in generale i produttori di notizie nei confronti degli “information society service providers”, cioè le piattaforme che ospitano link e riassunti delle notizie stesse.

Nella versione finale votata il 26 marzo è stato confermato il fatto che i produttori di contenuti possono negoziare direttamente con le piattaforme il pagamento di un compenso per l’utilizzo delle loro notizie, ma rispetto alla versione di settembre si prevede che gli “snippet” (cioè i brevi testi che riassumono la notizia sugli aggregatori come Google News) siano esclusi da tale contrattazione. Dunque, il “pendolo” degli interessi contrapposti si è spostato a favore dei produttori di contenuti, ma in misura leggermente più blanda rispetto alla versione precedente.

Dall’altro lato, l’articolo 13 (ora articolo 17) fa riferimento ai contenuti audio e video, per i quali è necessario che le piattaforme verifichino l’identità di chi detiene il diritto d’autore e – grazie a tecnologia adeguata – siano in grado di rimuovere i contenuti dietro richiesta di chi detiene i diritti originali. I siti devono dunque dotarsi di “filtri sul caricamento” (upload filter) ed esercitare il “massimo impegno” per rimuovere i contenuti qualora siano stati caricati senza il consenso del loro legittimo proprietario.

Rispetto alla versione votata a settembre la dizione relativa al “massimo impegno” è più blanda e sono esplicitamente esclusi dall’applicazione i cosiddetti “meme”, cioè spezzoni corti di un video tipicamente modificati a fini satirici, e in generale ogni riutilizzo a fine di satira, commento o recensioni, con una giusta tutela della libertà di espressione da parte dei cittadini, che possono produrre opere creative “derivate”, come per l’appunto le prese in giro e i commenti.

(estratto di un articolo pubblicato su Lavoce.info; qui la versione integrale)

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