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ChatGPT

Vi spiego il vero inghippo di ChatGpt

Il commento del professore Enrico Nardelli dell’università di Roma “Tor Vergata”, presidente di “Informatics Europe” e direttore del Laboratorio Nazionale “Informatica e Scuola” del CINI, alla decisione del Garante per la riservatezza dei dati su ChatGpt

 

Mi pare che formalmente la decisione non faccia una grinza, anche se per il momento è un atto urgente del Presidente che il collegio deve confermare entro 30 giorni (come immagino accadrà).

Penso però che quelli che ritengo siano i due punti principali contestati (la mancanza di un’informativa rispondente al GDPR sui dati raccolti e la mancanza di un sistema di verifica dell’età) possano essere rimediati in un tempo sicuramente inferiore a 6 mesi (la moratoria richiesta dalla famosa lettera).

Personalmente proverei a fare qualcos’altro, basandomi sulla legislazione in materia di informazione al pubblico. Non sono un avvocato, quindi non so dire se sia fattibile, ma in sostanza qui abbiamo un sistema che – a differenza dei motori di ricerca che rispondono agli utenti con qualcosa di realmente esistente sul web – fabbrica informazioni che sono a volte false.

Questo difetto può essere corretto con molta più difficoltà e quindi quest’approccio fornirebbe, se fattibile, una base legale per bloccare l’uso di ChatGPT per un tempo molto più lungo.

Sia chiaro: non ritengo abbia senso bloccare ricerca e sviluppo in questo settore, ma qui c’è qualcosa di equivalente (anzi, probabilmente superiore) ad una tecnologia per costruire a costo irrisorio reattori nucleari portatili. Possono essere un enorme vantaggio per tutti, ma possono essere anche assai pericolosi. Una qualche forma di regolamentazione va trovata.

Aggiungo che un reclamo presentato negli USA alla Federal Trade Commission da parte del Center for AI and Digital Policy va esattamente in questa direzione dal momento che cita, tra l’altro, la “consumer deception” come motivo per bloccare l’utilizzo di questi strumenti.

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