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Apple si intrufolerà negli iPhone a fin di bene? Fatti e dibattito

Apple Iphone

Apple scansionerà tutti gli iPhone degli Stati Uniti per combattere la pedopornografia. Commenti e analisi

Polemiche e dibattito su Apple e privacy dopo l’ultimo annuncio della casa di Cupertino.

Ecco tutti i dettagli

Apple scansionerà tutte le foto caricate dai propri utenti in iCloud e salvate sui dispositivi, alla ricerca di immagini pedopornografiche che segnalerà alle autorità competenti. Lo ha annunciato la stessa azienda, che utilizzerà un metodo basato su codici cifrati che non dovrebbe mettere a rischio la privacy.

CHE COSA HA IN MENTE APPLE

Il sistema, come riporta la Cnn, trasformerà le foto in un set di simboli che verrà confrontato con un database fornito da alcune associazioni contro la pedopornografia, come il National Center for Missing and Exploited Children, ed è in grado di riconoscerle anche se ci sono stati dei piccoli cambiamenti come tagli o applicazione di filtri.

IL SOFTWARE

Un software aggiuntivo, spiega sempre l’azienda sul proprio sito, farà delle ulteriori verifiche, tali da rendere la probabilità di errore inferiore a una su un trilione. Un’eventuale corrispondenza farà scattare un avviso che farà intervenire degli operatori che verificheranno se effettivamente le foto fanno parte del database. In questo caso l’account dell’utente verrà chiuso e scatterà la segnalazione alle autorità. “Il metodo – assicura Apple in un post sul proprio sito – è stato progettato avendo sempre in mente la privacy dell’utente”.

LE POLEMICHE

L’iniziativa ha già suscitato qualche polemica nelle associazioni per il diritto alla privacy, come riporta sempre la Cnn. La nuova funzione sarà disponibile con uno dei prossimi aggiornamenti del software.

L’ANALISI DI SCORZA

“Facciamo il tifo per Apple nel contrastare un reato così odioso come la pedopornografia, ma è bene che lo Stato sia presente”, ha commentato l’avvocato Guido Scorza, componente del Garante per la Privacy, riguardo l’annuncio di Apple sul tracciamento di foto pedopornografiche nei dispositivi dei suoi utenti: Quello che sta preparando Apple mi sembra una colossale organizzazione di una tutela di un interesse pubblico in mano a un soggetto privato perché da quel che si capisce non c’è uno straccio di regolamentazione dal punto di vista pubblicistico. Questo perché anche l’organizzazione che lavorerà con Apple, la National Center for Missing and Exploited Children è privata, per quanto encomiabile per quello che fa”. “Il minimo indispensabile – conclude Scorza ad Huffington Post Italia – sarebbe che ci fosse una regolamentazione e una guida da parte dei soggetti pubblici deputati alla repressione di questi fenomeni. Come sta facendo in un certo qual modo l’Unione europea con il regolamento sul “chat control”. In questo caso, con tutti i dubbi e le perplessità sollevati sulla tutela dei dati sensibili, si ammette sì il controllo delle chat da parte delle società, ma solo per un periodo limitato non superiore a 3 anni e con una sfilza lunghissima di paletti dal punto di vista della privacy. Insomma, se le società vogliono farlo lo devono fare sotto il controllo delle autorità di protezione dei dati. Nel caso di Apple questo manca e in Europa una cosa del genere non si potrebbe fare”.

IL FOCUS DELL’ISPI

Ha scritto Alberto Guidi, Osservatorio Geoeconomia ISPI: “Nei giorni del dibattito sul green pass, l’attualità del trade-off tra sicurezza e privacy viene ribadita dal nuovo software Apple NeuralMatch. Accesso incondizionato agli iPhone di tutta America per combattere la pedopornografia. Se l’obiettivo è dei più nobili, i mezzi per raggiungerlo lasciano più di un dubbio, specialmente alla luce del presunto comportamento di Apple in Cina, ben poco orientato alla difesa della privacy dei suoi utenti. Rispetto a questi temi, il G20 si limita a generiche raccomandazioni, ma nel mentre la battaglia geopolitica sui dati entro nel suo vivo”.

Da anni l’azienda di Cupertino subisce il pressing di governi in tutto il mondo per consentire una maggiore sorveglianza dei dati crittografati relativi ai suoi utenti, ha ricordato un focus dell’Ispi: “Celebre è il caso del 2016 quando l’FBI ottenne dal tribunale il permesso di costringere Apple a sbloccare un iPhone appartenente a uno dei due tiratori in un attentato del dicembre 2015 a San Bernardino per seguire possibili piste di complici dell’attacco. Tramite le parole del suo CEO Tim Cook, Apple si rifiutò giustificando la sua presa di posizione con il timore che il governo potesse “estendere questa violazione della privacy e chiedere che Apple costruisca un software di sorveglianza senza che tu lo sappia””.

In Cina invece la posizione dell’azienda californiana nei confronti delle richieste del governo cinese sembra essere stata più accomodante, sottolinea l’Istituti per gli studi di politica internazionale: “Secondo le ricostruzioni del New York Times, Apple avrebbe accettato di spostare i dati personali dei suoi clienti cinesi sui server di una società statale cinese. E le chiavi digitali che sbloccano le informazioni su quei computer sarebbero conservate negli stessi centri dati che dovrebbero proteggere. Sempre secondo le ricostruzioni, l’azienda sembrerebbe aver favorito la censura del governo nella versione cinese del suo App Store, portando alla rimozione di oltre 1200 app relative a notiziari stranieri, servizi di incontri gay, applicazioni di messaggistica criptata o VPN per aggirare le restrizioni internet”.

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