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Il ballo dell’Ia, tutte le ultime novità su Apple, Gemini e Sora

Se sul fronte dei motori di ricerca la sfida tra Microsoft con Bing potenziato da OpenAi e Google che conta su Gemini sembra aperta, un accordo tra Apple e Mountain View potrebbe eliminare ogni competizione nel settore smartphone. E Sora...

Non sappiamo ancora se quella dell’intelligenza artificiale sarà solo l’ennesima, immane, bolla del Web (un po’ come il Metaverso) o rivoluzionerà per davvero le nostre vite, dando anche pesanti bordate al mondo del lavoro così come lo conosciamo oggi.

Quel che è certo, però, è che si è scatenata una vera e propria rincorsa agli algoritmi più ‘smart’ e performanti. Una corsa che sta riguardando le principali Big Tech, dall’Oriente all’Occidente. Le più attive, almeno in questo frangente dell’anno, sembrano essere le software house statunitensi. Vediamo allora di provare a capire cosa bolle nei calderoni di Microsoft, OpenAi, Google e Apple dato che si parla di alleanze improbabili in vista.

COSA COMBINA MICROSOFT (NUOVE SORPRESE SU SAMSUNG?)

Microsoft è la realtà che almeno per ora sembra avvantaggiata. Il 12 marzo scorso Redmond ha annunciato l’intenzione di rendere Copilot – ovvero il tool integrato in Windows – potenziato da GPT-4 Turbo anche per gli utenti che non sottoscrivono alcun abbonamento.

Sviluppato da OpenAI, GPT-4 Turbo consente agli utenti di elaborare prompt di testo lunghi fino a 300 pagine così da rendere il dialogo con l’AI particolarmente intenso. Finora questa versione ‘dopata’ era una esclusiva dei soli abbonati al servizio Copilot Pro. Ma vuoi la concorrenza, vuoi la costante fame di dati e interazioni della macchina sembrano aver suggerito a Redmond un’altra strategia.

Rumors che si sono fatti via via più insistenti nelle ultime ore sostengono inoltre che Microsoft stia collaborando con Samsung per integrare ulteriori funzionalità di Copilot negli smartphone Galaxy attraverso l’app Collegamento al telefono di Windows. Copilot è fresco di sbarco su dispositivi Android dove però gioca in un campo avversario, vista la titolarità del sistema operativo di Google che sta allevando un’altra arrembante intelligenza artificiale.

OPENAI METTE IL TURBO MA INCIAMPA?

Scalpita pure OpenAi, la società che Microsoft sta finanziando con decine di miliardi, che nelle ultime ore sarebbe stata vittima di un auto-leak piuttosto improbabile, almeno secondo il nostro giudizio.

Un articolo sul blog dell’ex startup, pubblicato e poi reso inaccessibile, parlava di un ormai prossimo GPT-4.5 Turbo che vedrebbe raddoppiare i token da 128K a 256K token con conseguente potenziamento delle performance nel dialogo con l’utenza. L’algoritmo potenziato, secondo l’annuncio scomparso dal Web, si renderà disponibile nel corso del mese di giugno 2024. Una data non casuale: proseguendo si comprende il perché.

APPLE FA ACQUISTI NELL’IA

Apple finora è apparsa fuori focus e ritardataria, non riuscendo ancora a dire la sua nel campo dell’intelligenza artificiale. Per questo, non avendo il tempo di sviluppare una tecnologia proprietaria, sta tentando di colmare il gap che si è creato rispetto alle rivali con l’acquisizione di DarwinAI, startup canadese specializzata in questo campo.

Mossa obbligata per Cupertino, che deve necessariamente sfoggiare una Super Siri quanto prima, considerato che ormai la sua assistente virtuale è stata superata da Alexa di Amazon e rischia di finire polverizzata dal Gemini di Google e dal Copilot già disponibile sugli smartphone Android e in particolare sui Samsung Galaxy.

Per capire come Apple riuscirà a giocare questa partita occorre con ogni probabilità attendere la WWDC 2024 del prossimo giugno: da quel palco la platea della Mela morsicata dovrebbe ricevere le prime anticipazioni ufficiali sulle nuove funzioni di IA generativa di iOS 18. Alla luce di questo dettaglio, sembra insomma sempre meno probabile l’autoleak di OpenAi. Potrebbe invece trattarsi di un primo tentativo della software house rivale di provare a sottrarre fin d’ora visibilità all’evento Apple col rilascio della nuova versione nel medesimo periodo.

APPLE TRATTA CON GOOGLE PER GEMINI?

A quanto pare anche le intelligenze artificiali credono nel motto “se non puoi batterli, unisciti a loro”, che sarebbe poi alla base dell’incredibile (se confermata) trattativa tra Apple e Google per portare Gemini su iPhone.

Il motivo è quello di cui sopra, ovvero colmare il distacco che Cupertino ha maturato nei confronti dei rivali. Secondo Bloomberg, l’accordo tra le due Big Tech permetterebbe ad Apple di sfruttare Gemini in connessione a Siri e ad altre applicazioni.

Certo è che se tali voci fossero confermate, si solleverebbero imponenti interrogativi circa l’esistenza di una vera concorrenza sul piano degli smartphone, considerato che Google ha già di fatto la piena libertà d’azione sui dispositivi Android. Insomma, se sul fronte dei motori di ricerca Mountain View insegue per ora Microsoft e Bing potrebbe insidiare Google, sul fronte smartphone non ci sarebbe competizione.

OCCHI PUNTATI SU SORA (ANCHE QUELLI DEL GARANTE)

Chissà se la vera rivoluzione in culla non giaccia in quell’incubatore di intelligenze artificiali che è OpenAI. Il riferimento ovviamente è Sora, l’algoritmo apparentemente in grado di generare video iperrealistici in pochi secondi, partendo da prompt testuali. Una innovazione prontamente messa sotto la lente d’ingrandimento del Garante per la Protezione della Privacy Italiano, che proprio lo scorso anno con la società di Sam Altman intavolava una lunga discussione che tutti ricorderanno.

L’Autorità del nostro Paese  ha comunicato l’avvio di un’istruttoria nei confronti di OpenAI per ottenere maggiori informazioni sull’algoritmo su cui si basa il modello “considerate le possibili implicazioni che il servizio Sora potrebbe avere sul trattamento dei dati personali degli utenti che si trovano nell’Unione europea e in particolare in Italia”.

Il Garante ha anche chiesto chiarimenti sulle modalità di addestramento dell’algoritmo e sui “dati raccolti ed elaborati per addestrarlo, specialmente se si tratti di dati personali; se tra questi vi siano anche particolari categorie di dati (convinzioni religiose, filosofiche, opinioni politiche, dati genetici, salute, vita sessuale); quali siano le fonti utilizzate”.

Entro 20 giorni OpenAI dovrà “precisare se il nuovo modello di intelligenza artificiale sia un servizio già disponibile al pubblico e se venga o verrà offerto ad utenti che si trovano nell’Unione Europea, in particolare in Italia”.

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