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Shazam, ecco perché per l’Antitrust Ue la mossa di Apple stona

La Commissione europea ha avviato un’indagine per verificare se l’acquisizione di Shazam da parte di Apple sia contraria o meno alle regole della concorrenza Ue in base al regolamento sulle concentrazioni. Fatti, numeri, commenti e scenari nell’approfondimento di Chiara Rossi

Questo matrimonio non s’ha da fare. Almeno per il momento. Il Don Abbondio della situazione è la Commissione UE che ieri ha ufficialmente avviato un’indagine sull’acquisizione dell’app numero uno per il riconoscimento musicale Shazam da parte del colosso tecnologico Apple.

Secondo Bruxelles l’operazione potrebbe non rispettare le norme sulla concorrenza riducendo la scelta degli utenti per i servizi di musica in streaming. L’acquisto di Shazam da parte di Apple metterebbe insieme “due attori importanti e ben noti nel settore della musica online, che sono principalmente impegnati in rami complementari di attività” si legge nella nota della Commissione. Ma andiamo con ordine.

UNA FUSIONE SOTTO L’ALBERO

Era lo scorso dicembre quando il numero uno di Apple Tim Cook confermava l’acquisizione di Shazam con queste parole: “Siamo entusiasti del fatto che Shazam e il suo talentuoso team si uniranno ad Apple. Dal lancio dell’App Store, Shazam si è costantemente classificata come una delle app più popolari per iOS. Oggi è utilizzata da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, su più piattaforme. Apple Music e Shazam sono una combinazione perfetta”. Questa combinazione perfetta pare sia costata alla Mela morsicata intorno ai 400 milioni di dollari, il secondo maggiore acquisto di Apple dopo l’acquisizione di Beats (produttore di cuffie) nel 2014 per 3 miliardi di dollari.

L’ALLARME DEI PAESI UE A FEBBRAIO

Ma il “matrimonio tra i due promessi” proprio non ha convinto i Paesi membri dell’Unione europea preoccupati riguardo la combinazione della forte posizione di Shazam nel mercato delle applicazioni di riconoscimento musicale e l’altrettanto forte posizione di Apple nel mercato dei servizi musicali in streaming.

A febbraio l’Austria ha inviato una richiesta all’Europa sulla base del regolamento Ue sulle concentrazioni che “consente agli Stati membri di chiedere alla Commissione di esaminare una concentrazione che, pur non avendo dimensione Ue, incide sul commercio nel mercato interno e rischia di incidere in misura significativa sulla concorrenza nel territorio degli Stati membri che presentano la richiesta”. All’Austria si sono poi unite alla richiesta Islanda, Italia, Francia, Norvegia, Spagna e Svezia.

LA NOTIFICA ALLA COMMISSIONE A MARZO

Il 14 marzo Apple ha notificato la transazione alla Commissione Ue. In base all’articolo 1 del regolamento sulle concentrazioni, la Commissione ha il compito di valutare le fusioni e le acquisizioni che coinvolgono società con un fatturato superiore a determinate soglie per prevenire concentrazioni che ostacolino in modo significativo una concorrenza effettiva nel SEE o in una parte sostanziale di esso. Dal momento in cui viene notificata una transazione, la Commissione ha 25 giorni lavorativi per decidere se concedere l’approvazione o avviare un’indagine approfondita come in questo caso.

LA PREOCCUPAZIONE DEL COMMISSARIO VESTAGER

“Il modo in cui ascoltiamo la musica è cambiato in modo significativo negli ultimi anni, con sempre più europei che utilizzano servizi di streaming musicale” ha dichiarato Margrethe Vestager, commissario per la politica della concorrenza “La nostra ricerca mira a garantire che gli amanti della musica continuino a beneficiare di offerte attraenti e non vedano la loro scelta limitata in seguito alla concentrazione proposta”.

APPLE MUSIC&SHAZAM: UN MIX ESPLOSIVO

Da una parte abbiamo la Mela di Cupertino fornisce il servizio di streaming musicale “Apple Music” che, negli ultimi tre anni, è diventato il numero 2 in Europa. In un’intervista a Variety dello scorso 11 aprile, la società ha dichiarato che Apple Music conta 40 milioni di abbonati paganti, in una corsa per raggiungere (se non proprio sorpassare) la numero 1 Spotify (e i suoi 71 milioni di abbonati paganti dei 159 milioni di utenti attivi). Dall’altra c’è Shazam, la società con sede a Londra fondata nel 1999 che fornisce l’app di riconoscimento musicale leader per i dispositivi nello Spazio economico europeo (See) e in tutto il mondo. L’app, in grado di identificare anche film e serie da un breve frammento sonoro, era di fatto già integrata nella Siri di Apple da iOS 8. Se infatti domandiamo all’assistente virtuale “Hey Siri, di chi è quella canzone?”, Siri ci darà la risposta proprio attraverso Shazam. Ad acquisizione avvenuta, questo rapporto potrebbe farsi ancora più “stretto”. Senza dimenticare che Shazam genera principalmente le entrate dalla pubblicità online e dalle commissioni guadagnate sui referral (re-indirizzamenti) degli utenti a servizi di streaming e download di musica digitale, come Apple Music (appunto!), Spotify e Deezer. E se dopo l’accordo ad essere privilegiata nel referral fosse soltanto Apple Music?

È SEMPRE UNA QUESTIONE DI DATI

Dopo l’acquisizione di Shazam, la Commissione teme che società guidata da Tim Cook avrà accesso ai dati dei clienti sensibili dei suoi concorrenti per la fornitura di servizi di streaming di musica nello spazio economico europeo. L’accesso a tali dati potrebbe consentire al gigante di Mountain View di indirizzare direttamente i clienti dei suoi concorrenti e incoraggiarli a scegliere Apple Music. Di conseguenza, ci rimetterebbero i servizi di streaming musicale concorrenti che potrebbero subire uno svantaggio competitivo.

LE PROSSIME MOSSE

Infine, sebbene in questa fase non la Commissione non consideri Shazam come punto di ingresso fondamentale per lo streaming di servizi musicali, verificherà attraverso l’indagine che i concorrenti di Apple Music non vengano danneggiati alla fine dell’operazione. Bruxelles ha ora 90 giorni lavorativi, fino al 4 settembre 2018, per prendere una decisione.

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