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Amazon, Apple e Google. Spiati dagli assistenti intelligenti?

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Amazon Alexa

Siamo sicuri che le nostre conversazioni con gli smart speaker di Amazon, Apple e Google restino tra noi e questi barattoli? Fatti e approfondimenti

 

L’idea di avere un robot tutto per sé, come nei film di fantascienza, a metà tra il maggiordomo e la segretaria, che ci accudisca e ci coccoli soddisfacendo molte nostre richieste, tanto a casa quanto sul lavoro, risparmiandoci la fatica di muovere un solo dito, ha già conquistato milioni di persone. Ma siamo sicuri che le nostre conversazioni con gli smart speaker di Amazon, Apple e Google restino tra noi e questi barattoli intelligenti? Grazie a una inchiesta di Bloomberg, Amazon ha dovuto ammettere che migliaia di operatori ascoltano campioni audio dei comandi che gli utenti impartiscono agli smartspeaker Amazon Echo. Parallelamente, la BBC ha avanzato dubbi anche sugli smart speaker di Apple e Google. Ma andiamo con ordine.

PROVE CHE LA NOSTRA PRIVACY E’ IN PERICOLO?

Tutti ricordano la tentata strage del 47enne senegalese Ousseynou Sy, l’autista del bus che ha dirottato il mezzo con una scolaresca a bordo, dandogli fuoco alle porte di Milano. L’attenzione dei giornali e delle forze dell’ordine era tutta per l’atto terroristico ma, come aveva fatto notare a Start Magazine Stefano Quintarelli, imprenditore ma soprattutto informatico, tra i primi firmatari durante la scorsa legislatura di un ddl che regolamentasse le intercettazioni via malware, sui siti dei media era arrivata la registrazione di una conversazione privata tra uno degli alunni e sua madre. Chi l’aveva registrata? Chi l’aveva passata ai giornalisti? Il problema della privacy, dunque, è più serio e concreto di quanto si possa pensare.

TACI, AMAZON TI ASCOLTA

Secondo quanto riporta Bloomberg, Amazon ha al suo interno (ma non è proprio così, come si vedrà poi) interi reparti che lavorano come una sorta di procura parallela. O, se vogliamo, come veri e propri servizi segreti: passano la giornata ascoltando gli ordini che gli utenti impartiscono ad Amazon Echo, trascrivono le “conversazioni” come farebbero gli inquirenti e le archivia. Lo scopo di questo perenne origliare, si è difesa Amazon, è migliorare il servizio: adattarlo ai singoli toni, linguaggi, cadenze, accenti e ridurre il numero di volte in cui il barattolino costringe il suo proprietario a riformulare la richiesta. Il problema è che nessuno ha mai avvisato gli utenti che avrebbero collaborato con il colosso dell’e-commerce nelle vesti di beta testers. Di più: che per farlo avrebbero ceduto un pezzo importante della loro privacy.

CONTROLLATE LE OPZIONI

Chi non si è limitato a usare Alexa ma prima di prenderci confidenza aveva scartabellato le opzioni dell’app avrà notato che alla voce privacy è possibile disabilitare l’uso delle registrazioni vocali per lo sviluppo di nuove funzionalità. Come a dire: Amazon non ha mai nascosto nulla. Non solo. Ha fatto sapere che registrazioni e trascrizioni oltre a essere casuali non sono collegate a dati sensibili sull’identità dell’utente, ma a un generico ID. Sul fatto che dall’ID non si possa risalire ad altri nomi, però, dobbiamo stare alla parola di Amazon. Come dobbiamo crederle quando dice che la registrazione parte solo nel momento in cui si attiva Alexa chiamandola e riguarda un numero limitato di campioni. Se così non fosse, tutto ciò che viene detto in una abitazione o in un ufficio sarebbe costantemente origliato, come in presenza di vere e proprie cimici.

DUE DIPENDENTI AVREBBERO ASSISTITO A UNO STUPRO

Uno degli aspetti più inquietanti del reportage di Bloomberg riguarda l’ammissione, da parte di due lavoratori, di essere stati testimoni, tramite le orecchie di Amazon Echo, di una possibile violenza sessuale. I dipendenti hanno facoltà di condividere tutti i casi anomali in una chat interna: Amazon ha persino detto di avere già previsto diverse procedure tipizzate per fare fronte ai dubbi dei membri della sua “intelligence”, ma di fatto non sembra che siano partite denunce a seguito di quell’episodio. Forse perché sarebbe stato come denunciare il fatto di essere perennemente all’ascolto tra le quattro mura private di ciascun utente.

LE VITE DEGLI ALTRI

Altre annotazioni che non sono collegate direttamente alla possibilità di migliorare i dialoghi tra umani e robottini riguardano una donna che “stona cantando sotto la doccia” e un bambino che “grida aiuto”, cercando i genitori. Secondo quanto è riuscita a scoprire Bloomberg, tutti i casi limite nei quali i dipendenti avrebbero avanzato dubbi circa come comportarsi avrebbero ricevuto la risposta che non sta alla compagnia interferire.

L’ASPETTO DEGLI APPALTI: ALTRE ORECCHIE ALL’ASCOLTO

E poi c’è il fatto che Amazon abbia affidato questo lavoro non solo a reparti interni ma anche ad agenzie esterne. Ricordate i dubbi espressi da Stefano Quintarelli durante la conversazione con Start Magazine sull’importanza di normare i soggetti che collaborano con le procure? Tornano prepotentemente d’attualità: è possibile avere garanzia di riservatezza anche di fronte agli appalti? Cosa sappiamo circa la professionalità e l’affidabilità di questi soggetti terzi che hanno in mano conversazioni private? E come sappiamo – peraltro – che non sia possibile, con un malware inoculato da pirati informatici, sfruttare queste porte lasciate appositamente libere dagli sviluppatori “ufficiali” e trasformare questi dispositivi domestici in vere e proprie microspie? Con tutte queste domande in testa difficilmente le prossime conversazioni con i robottini saranno ancora prese alla leggera. Anzi, in loro presenza potrebbe essere meglio bisbigliare.

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