Innovazione

Intelligenza artificiale e cybersecurity, che cosa succede nelle pmi. Report

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Pmi

Che cosa emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano. L’articolo di Claudia Luise da Torino

Cybersecurity, questa sconosciuta. Ma anche avere un sito web non è ancora una cosa scontata per troppe aziende. È questo il bilancio emerso dalla ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano, presentata a A&T, la fiera internazionale per l’industria 4.0 che si tiene a Torino.

Partendo dall’assunto che le aziende con un numero di addetti tra i 10 e i 249 rappresentano numericamente solo il 5% del totale delle imprese italiane, ma da sole generano il 41% dell’intero fatturato del nostro Paese, appare evidente che una bassa propensione da parte loro al 4.0 impatti in modo significativo sull’economia locale e sulla competitività internazionale. Secondo Giorgia Sali, ricercatore dell’Osservatorio, “manca la reale volontà di innovare da parte degli imprenditori italiani. Le previsioni di investimento in processi digitali nel 2020 parlano di stagnazione e in alcuni casi anche di contrazione rispetto all’anno appena trascorso, confermando una visione di sviluppo in ottica 4.0 ancora troppo timida”.

Per il 44% delle aziende medio piccole italiane il presidio delle aree ICT e Digital è del Responsabile IT il quale, nella maggioranza dei casi, è impiegato a gestire attività non innovative, ma di manutenzione ordinaria dei sistemi informatici. Solo nel 20% dei casi è presente negli stabilimenti un Innovation Manager che porta avanti le attività legate a percorsi di innovazione, di prodotto e/o di interi processi aziendali. Il 18% delle PMI ha invece una figura dedicata a uno specifico ambito del digitale o a un singolo processo, ad esempio un responsabile della sicurezza informatica, un eCommerce Manager oppure un Data Scientist, senza però avere un presidio generale che coordini le progettualità in maniera centralizzata. Infine, il 18% non ha alcuna figura dedicata. Inoltre il 61% dei piccoli imprenditori non ha mai sentito parlare di soluzioni di Internet of Things per l’Industria 4.0. Guardando solo al nord-ovest, dove risiede il 32% delle Pmi, esiste un alto livello di maturità digitale relativa a specifici processi interni – è ad esempio più elevato che in altre aree geografiche il grado di adozione di sistemi gestionali e di tecnologie IoT – ma se si considera un processo di innovazione a 360° i dati preoccupano. Il 13% non ha alcuna figura che si occupa delle tematiche ICT e digital, il 32% non adotta soluzioni di cybersecurity, il 20% non ha un sito web.

Come fare? La fiera è anche l’occasione per presentare in anteprima nazionale le linee pilota e funzionamento del CIM 4.0, il Competence center di Torino che si è classificato primo a livello nazionale.

“Essere un punto di riferimento nazionale nell’ambito dell’additive manufacturing metallo e delle tecnologie per la digital factory è la nostra mission – spiega il Ceo del CIM 4.0, Enrico Pisino – supportando le aziende di diversi comparti industriali nell’implementazione di soluzioni per essere competitive sui mercati internazionali”. Attraverso il Learning Hub, ovvero il centro di formazione permanente pensato per il trasferimento delle competenze , verranno proposti oltre 70 corsi formativi, che possono anche essere adattabili alle esigenze delle aziende. “Il nostro scopo è fare trasferimento di competenze, non accrescimento di conoscenze. Per questo sono le grandi aziende che mettono a disposizione le proprie capacità e trasferiscono formazione alle Pmi. Oltre ai corsi già attivati – spiega Pisino – nel 2020 inaugureremo con Politecnico e Università di Torino una Academy per l’Industria 4.0 che si basa sullo stesso principio”.

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