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Tutte le ramanzine da New York e Bruxelles per Airbnb

Una settimana pesante per la società di house-sharing Airbnb: prima la messa alle strette dell’Unione europea per adeguarsi alla legislazione sulla tutela dei consumatori, poi la proposta di legge della città di New York che obbligherebbe la piattaforma a fornire tutti i nomi e gli indirizzi degli host…

È tempo di vacanze ma per Airbnb c’è poco da rilassarsi. A inizio settimana, la società di house-sharing di San Francisco è stata accusata dall’Unione europea di non rispettare la normativa europea sui consumatori. Oggi invece il Consiglio comunale della città di New York si riunisce per votare un disegno di legge con l’obiettivo di frenare gli hotel illegali o gli affitti inferiori a 30 giorni di cui il proprietario della casa non è presente. La legislazione è considerata penalizzante per la piattaforma di home-sharing e, se passasse, Airbnb è pronta a procedere anche per vie legali. Vediamo i dettagli.

L’ACCUSA DELL’UE

Lunedì la commissaria europea per la protezione dei consumatori, Vera Jourova, ha chiesto ad Airbnb di modificare il modo in cui mostra i prezzi e la formulazione di alcune offerte nei termini di servizio sulla propria piattaforma, in quanto non sono abbastanza trasparenti e non forniscono informazioni adeguate ai consumatori. “Sempre più consumatori prenotano online le loro case vacanze e questo settore ha portato molte nuove opportunità ai vacanzieri. Ma la popolarità non può essere una scusa per non rispettare le regole dei consumatori dell’Ue”, ha dichiarato in una nota Jourova.

IL PREZZO NON È GIUSTO

Secondo la Commissione, la piattaforma di house-sharing non mostra il prezzo effettivamente richiesto sin dall’inizio della ricerca e non differenzia tra i privati e i professionisti che affittano alloggi. Per Bruxelles l’attuale presentazione dei prezzi di Airbnb non è ritenuta conforme alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali, alla direttiva sulle clausole contrattuali abusive e al regolamento sulla competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale.

CORRERE AI RIPARI

La Commissione ha chiesto dunque ad Airbnb di modificare la modalità in cui presenta le informazioni sui prezzi nelle ricerche iniziali sul proprio sito per garantire che, quando è offerto un alloggio, sia fornito il prezzo totale comprensivo di tutte le tasse e le tariffe obbligatorie applicabili. Quando non è possibile calcolare il prezzo finale in anticipo, la piattaforma dovrebbe comunicare al consumatore che potrebbero applicarsi altri oneri addizionali. Inoltre, Airbnb è tenuta a specificare se l’offerta è fatta da un privato o un professionista, in quanto da questo cambiano le norme relative alla tutela dei consumatori. Quanto alle clausole contrattuali, in caso di controversia, la società guidata dal ceo Brian Chesky non deve imporre ai consumatori di rivolgersi a un tribunale di un paese diverso da quello del proprio Stato membro di residenza. Infine, nella piattaforma deve esserci un link facilmente accessibile per la risoluzione online delle controversie.

C’È TEMPO FINO AD AGOSTO

L’Autorità europea dei consumatori e la Commissione hanno dato ad Airbnb tempo fino alla fine di agosto per adeguarsi alla legislazione europea. Le soluzioni proposte dalla società di home-sharing di San Francisco saranno analizzate dalla Commissione e dalle autorità per la tutela dei consumatori dell’Ue. La Commissione e le autorità competente si riuniranno con Airbnb in settembre per risolvere le questioni rimaste in sospeso. Se le soluzioni non saranno ritenute soddisfacenti, la piattaforma rischia di incorrere in sanzioni.

INTANTO A NEW YORK CITY…

Si vota oggi in seno al Consiglio comunale di New York un disegno di legge progettato per aiutare le autorità a reprimere i soggiorni illegali a breve termine in città. La legislazione richiederà a i siti di house-sharing di rivelare i nomi e gli indirizzi degli host.

OCCHIO AI NOMI

La nuova legislazione costringerebbe Airbnb a rivelare i nomi e gli indirizzi degli affittuari all’Ufficio di Special Enforcement del Sindaco. In caso contrario, le multe potrebbero salire fino a 25.000 dollari, secondo il New York Times.

COLPO BASSO AD AIRBNB

Misure simili in altre città hanno ridotto le attività di Airbnb. Chris Lehane, Public Policy manager di Airbnb, sostiene che i problemi con il nuovo disegno di legge non sono legati alle entrate, piuttosto è messa a rischio la privacy degli utenti che cercano di integrare legalmente le proprie entrate in una città già costosa che cerca di tutelare solamente i grandi immobiliaristi.

VAGLIATE TUTTE LE CONTROMOSSE

Una volta che la legislazione è passata, tutte le opzioni sono sul tavolo, comprese le azioni legali, saranno prese in consiredazione da Airbnb. “Domani, New York City approverà una legislazione che punisce davvero quei newyorkesi che dipendono da Airbnb per sbarcare il lunario”, ha sostenuto ieri Lehane in conferenza stampa.

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