Innovazione

Agid, chi sono i candidati (e come si svolge la selezione) a direttore generale

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Il ministero della Pubblica amministrazione ha reso noto l’elenco dei candidati per l’incarico di Direttore generale dell’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale rimasta senza guida dopo che l’ex dg Antonio Samaritani ha completato il mandato di tre anni e non è stato confermato (è possibile un rinnovo) dall’attuale governo Lega-M5S.

Le domande di partecipazione ricevute sono state complessivamente 76 ma sono 68 i nomi che compaiono nella lista messa online dal dipartimento della Funzione Pubblica: otto candidati si sono avvalsi del diritto di tenere la propria candidatura riservata, come prevede il bando per la selezione (la scelta è apparsa tuttavia poco trasparente ad alcuni commentatori).

Tra i 76 che hanno inviato il Cv ci sono anche, come sottolinea Key4Biz, due dirigenti di Agid, Daniela Maria Intravaia e Francesco Pirro, e Simone Piunno, il Cto che lavora nel Team per la trasformazione digitale guidato da Diego Piacentini. Il ministro della PA Giulia Bongiorno ha nominato anche una commissione di esperti (qui il Decreto del 20 luglio 2018) per la valutazione delle candidature.

SERVONO COMPETENZE

Il ministro per la PA detiene la delega di funzioni del Presidente del Consiglio dei ministri con riferimento all’Agenzia per l’Italia digitale in base al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 giugno 2018, in corso di registrazione alla Corte dei conti. In base a tale delega ha indetto la procedura di selezione del nuovo direttore generale dell’Agid il quale, si legge nel bando, “è il legale rappresentante dell’Agenzia, la dirige ed è responsabile della gestione e dell’attuazione delle direttive impartite dal ministro per la Pubblica amministrazione, nonché del raggiungimento degli obiettivi attribuiti dal medesimo ministro e definiti nell’ambito della convenzione di cui all’articolo 8, comma 4, del d.lgs. n. 300 del 1999“.

Il candidato deve possedere “un’adeguata formazione universitaria (almeno laurea magistrale, laurea specialistica o diploma di laurea) e particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione”, afferma il bando. Saranno ammessi alla valutazione i candidati che, sulla base della documentazione presentata, dimostrano “particolare e comprovata qualificazione professionale nel settore Ict, maturata per un periodo di almeno cinque anni, in posizione dirigenziale presso pubbliche amministrazioni o in ruoli di direzione tecnica e amministrativa in aziende private di media o grande dimensione”. Occorre inoltre “elevata esperienza” nella gestione dello sviluppo di prodotti e servizi digitali e nella conduzione di progetti e programmi tecnologici complessi volti a favorire la trasformazione digitale dell’amministrazione o dell’organizzazione per conto della quale ha operato. Il candidato deve anche dimostrare “documentata conoscenza del Codice dell’amministrazione digitale, della normativa e della governance relativa alla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché dei processi di e-procurement del settore pubblico; conoscenza della progettazione, realizzazione e implementazione di piattaforme digitali; ottima conoscenza della lingua inglese”.

CHI DECIDE

La Commissione di esperti che vaglierà le candidature è composta da Alberto Marchetti Spaccamela, direttore del dipartimento di Ingegneria informatica, automatica e gestionale Antonio Ruberti dell’Università di Roma “La Sapienza”; da Sonia Bergamaschi, professore ordinario Università degli studi di Modena e Reggio Emilia; e da Elio Gullo, direttore dell’Ufficio innovazione e digitalizzazione del dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri. Le funzioni di segretario della Commissione sono svolte da Paola Edda Finizio, dirigente del dipartimento della Funzione pubblica. La partecipazione alla Commissione è a titolo gratuito “salvo il rimborso delle sole documentate spese di viaggio e soggiorno sostenute dagli esperti non residenti a Roma”.

La prima scrematura, come riporta CorCom, prevede un colloquio a cui possono accedere non più di dieci tra i nomi in lizza. Il passo successivo è fornire una rosa di tre nomi per procedere all’audizione di persona. Infine il ministro Bongiorno sceglierà il nuovo direttore generale dell’Agid. In attesa della nomina, la Bongiorno ha scelto Francesco Tortorelli come “reggente”.

LA SFIDA

La nomina del direttore generale dell’Agid è cruciale per l’avanzamento delle politiche italiane sul digitale. Come si legge su Agendadigitale.eu, negli ultimi tre anni Agid e il Team di Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale, hanno cercato di ricavarsi un ruolo anche fuori dal recinto della Pubblica amministrazione, portando il Piano Triennale all’attenzione dei privati come opportunità di trasformazione digitale e di crescita anche per il settore produttivo. In occasione dell’Internet Day 2018 il ministro Bongiorno ha affermato che cercherà “di aiutare l’Agid e il Team digitale ad andare avanti sui progetti”, ma “la digitalizzazione deve essere ragionevole”: “bisogna fare i conti con l’enorme diversità che esiste fra la PA centrale e il più piccolo comune arroccato su una montagna. Immaginare una trasformazione digitale omogena significa non tenere conto delle peculiarità”.

Come ha spiegato l’Agi, l’Agenzia per l’Italia digitale coordina e indirizza la spesa dei 4,6 miliardi di fondi strutturali destinati dalla programmazione 2014-2020 per l’attuazione dell’Agenda digitale. Il mandato triennale di Antonio Samaritani (voluto dal ministro della PA Marianna Madia dopo essere stato il responsabile Ict della Regione Lombardia) è scaduto (dopo i 45 giorni di proroga previsti) il 2 luglio 2018 e non è stato rinnovato, fermando di fatto l’attività dell’Agid. La nomina del successore è attesa per settembre: chiunque sarà scelto come Dg dovrà riprendere in mano i progetti del Piano Triennale, approvato a fine 2017, e non ancora attuati, con dossier cruciali quali Spid, razionalizzazione dei data center pubblici, uso del cloud, digitalizzazione dei servizi pubblici su scala territoriale, riqualificazione della spesa Ict.

Sempre a settembre terminerà il mandato di Diego Piacentini; per ora ci sarebbe l’orientamento a proseguire l’esperienza del Team per la trasformazione digitale, come ha lasciato intuire la Buongiorno (“Mi hanno parlato benissimo del team di Piacentini”), ma, almeno formalmente, la scelta in questo caso spetta alla presidenza del Consiglio, cioè al premier Giuseppe Conte.

 

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