Innovazione

5G, perché l’Agcom di Cardani borbotta con Di Maio contro le tv locali

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Che cosa ha sollecitato l’Autorità di garanzia per le comunicazioni (Agcom) al ministero dello Sviluppo economico retto da Luigi Di Maio sul bando di gara per le frequenze del 5G

Mentre ci si appresta a lanciare il 5G in Italia, arriva una scossa nel mondo delle comunicazioni che potrebbe complicare il cammino verso “l’upgrade”. Il governo ha lanciato un bando di gara per l’acquisizione delle frequenze, ma l’Agcom ha sollevato dubbi sul suo impianto. I problemi sono sostanzialmente due: la quota di un terzo delle frequenze destinate alle tv locali e l’incertezza sulla modifica del principio guida che regolamenta il settore: da diritto d’uso delle frequenze a diritto d’uso di capacità trasmissiva.

IL 5G

Il 5G è il complesso di tecnologie che costituisce la quinta generazione della connettività mobile e consentirà un miglioramento dei servizi di comunicazione. Non parliamo soltanto della possibilità di utilizzare il cellulare, ma anche di internet of things, ovvero la capacità di connettere oggetti, per esempio le automobili, alla rete. In quest’ambito, il ministero dello Sviluppo economico retto da Luigi Di Maio ha pubblicato un bando di gara (da 2,5 milioni) per assegnare le frequenze su cui poggiare l’infrastruttura della connettività. Andranno all’asta le frequenze 3,6-2,8 Ghz, 25,5-27,5 Ghz, e quelle 700 Mhz attualmente utilizzate dalle Tv. Sulle prime due si partirà il 1° gennaio 2019, sulle ultime il 1° luglio 2022, e le licenze dureranno fino al 31 dicembre 2037.

IL NODO DELLE TV LOCALI

L’Agcom, tuttavia, ha evidenziato al governo alcune criticità. Una delle più significative riguarda la tutela attualmente prevista per le tv locali. Queste, secondo l’attuale normativa, hanno diritto ad un terzo delle frequenze, per garantire pluralismo ed impedire che i grandi network le fagocitino eliminando i servizi che offrono, a danno degli utenti. Tuttavia, secondo l’Autorità, il “privilegio” andrebbe rivisto alla luce degli sviluppi della tecnologia, che consente di moltiplicare l’offerta anche al netto della disponibilità delle frequenze. L’Agcom ha suggerito di restringere le tutele per le tv locali alla luce delle nuove prospettive di mercato. Il punto è che la gara è già partita, dunque la prossima mossa spetta al Governo.

LA CAPACITÀ TRASMISSIVA

Il secondo oggetto del contendere è anch’esso legato agli sviluppi tecnologici. Secondo l’ultima legge di bilancio, si passerà dall’attuale tutela “dei diritti d’uso delle frequenze” a “diritti d’uso della capacità trasmissiva”. Da un lato, l’accesso alle attuali frequenze da parte delle Tv viene ridotto per consentire l’ingresso di altri player. Dall’altro, le possibilità di sviluppo del Dvb-T2 (cioè il nuovo digitale terrestre) moltiplica lo “spazio” a disposizione per chi trasmette.

In questo quadro il legislatore ha previsto un cambio di filosofia: si passa dalla tutela del diritto d’uso delle frequenze a quello dell’uso della capacità trasmissiva. Il problema è che non si sa come attuare la conversione fra i due diritti. In teoria definire i criteri spetterebbe all’Agcom, ma l’Autorità ha il problema di dover gestire il delicato passaggio senza disporre di un adeguato quadro normativo. Di qui la richiesta, esplicitata dalla stessa Agcom in un documento rivolto al Governo, di maggiori specificazioni «nella normativa primaria».

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