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10 consigli per proteggere la nostra privacy

Privacy

DuckduckGo, il motore di ricerca che protegge la privacy dei suoi utenti, ha illustrato in una guida i 10 consigli utili per proteggere i nostri dati da occhi indiscreti

Siamo sempre più online. E sempre più controllati. I nostri amici sanno bene (quasi) sempre dove siamo e cosa stiamo facendo. Colpa dei social, delle applicazioni e della geolocalizzazione. Ma non solo. A volte siamo noi che non siamo attenti ai nostri dati e lasciamo trasparire più informazioni di quanto in realtà potrebbero uscire.

Ed è questo che DuckduckGo, viene in nostro aiuto, con 10 consigli utili a proteggere privacy. Scopriamoli insieme.

Cosa è DuckduckGo

privacyPrima di passare ai 10 consigli per proteggere i nostri dati, vediamo cos’è DuckDuckGo (o DDG, abbreviato). Si tratta di un motore di ricerca che nasce nel 2008 grazie a Gabriel Weinberg e che sfrutta il crowdsourcing per migliorare le ricerche. Cosa significa? Che attinge informazioni da più di 50 fonti diverse e propone una risposta diretta alla vostra ricerca su una casella chiamata “Zero-click Info”.

Il valore aggiunto? Il motore di ricerca non memorizza nessuna ricerca, non memorizza il nostro IP o qualunque altro nostro dato. E ancora: possiamo personalizzare e salvare le nostre impostazioni preferite sul cloud.

I 10 consigli per proteggere la privacy

privacyDi privacy se ne intende, dunque, DuckduckGo. Ed è per questo che ci viene in aiuto con 10 utili consigli per tenere le nostre informazioni lontano da occhi indiscreti. Il motore fa particolare riferimento ai possessori di iphone, ma le regole sono tranquillamente adattabili a gran parte dei nostri smartphone.

1. Scegliamo un codice di accesso al nostro telefono che sia più lungo di 4 cifre. Solitamente il codice dovrebbe essere segreto, ma se lo digitiamo dinanzi ad occhi indiscreti è possibile che chi ci sia vicino lo memorizzi. Un codice più lungo è di difficile memorizzazione.
2. Attivare la funzione “Cancellazione dati” per distruggere i dati dopo 10 tentativi di accesso a vuoto. Su Android è possibile scaricare gratuitamente l’applicazione che permette di fare questo. Questa opzione riduce il rischio di perdita di dati se qualcuno ci ruba il telefono.
3. Disattiviamo la visualizzazione delle notifiche a schermo bloccato. In questo modo nessumo potrà leggere messaggi e informazioni che ci arrivano.
4. Non permettere di individuare (e condividere) la posizione geografica in cui non ci troviamo. In questo modo evitiamo di far conoscere ad amici e familiari la nostra geolocalizzazione.
5. Disabilita i servizi di localizzazione per tutte le app che non ne hanno bisogno al fine della loro funzione.
6. Disabilita l’accesso a dati sensibili per alcune applicazioni.
7. Cancella le app che non ti servono.
8. Evitiamo di mostrare mostrare alle persone con cui messaggiamo se abbiamo letto i messaggi.
9. Evitiamo di farci arrivare la pubblicità direttamente sullo smartphone.
10. Resetta l’identificativo pubblicitario.

DuckduckGo ha sempre creduto alla privacy

DuckduckGo non è solo attento alla privacy dei suoi utenti non registrando alcun dato, ma anche verso tutte quelle organizzazioni che di privacy e trattamento di dati se ne occupano. Già nel 2011, DuckduckGo, quando la società era ancora troppo piccola, ha donato 1.500 dollari ad alcune organizzazioni non profit che concentravano i propri sforzi nel garantire la propria privacy su Internet. Lo scorso anno, poi, ha donato alle organizzazioni che si occupano di privacy 225.000 dollari e quest’anno la cifra è salita a 300.000.

Ad aggiudicarsi una donazione importante (a cinque o a 6 cifre)sono state Freedom of the Press Foundation, World Privacy Forum, Electronic Frontier Foundation, Privacy Rights Clearinghouse e Tor Project. Altre dieci organizzazioni, come l’  American Civil Liberties Union e il Center for Digital Democracy hanno ottenuto donazioni più piccole, a 4 cifre.

“La nostra crescita ci permette di sostenere progetti che condividono il nostro obiettivo di aumentare la privacy online”, ha detto il CEO Gabriel Weinberg . “Le persone sono attivamente alla ricerca di modi per ridurre la propria impronta digitale e queste donazioni potranno sostenere nuove iniziative di educazione e continuo sviluppo di strumenti e servizi per la privacy.”

Siamo sorvegliati speciali

La società digitale è per definizione una sorvegliata speciale. E a ricordalo, al Governo italiano e agi italiani in generale è stato anche  il presidente dell’Autorità Garante della privacy, Antonello Soro, in audizione alla Camera. Tutto è sorvegliato “dagli imprenditori privati – ha spiegato Soro – che per ragioni di profilazione raccolgono tutti i nostri dati; è sorvegliato dai governi di tutto il mondo che per ragioni di sicurezza raccolgono tutto quello che è possibile, spesso inutilmente. L’esperienza degli Stati Uniti ha dimostrato quanto fosse inutile, oltre che poco attenta ai diritti, la raccolta massiva dei dati di tutti i cittadini non americani che comunicavano con i cittadini americani”. Secondo Soro, “nel momento in cui il governo degli Stati Uniti, solo pochi mesi fa, ha sottoscritto con l’Europa il privacy shield, un nuovo accordo in materia di protezione dei dati di cittadini europei, c’è non solo l’accettazione di una esigenza commerciale e materiale ma anche il riconoscimento dell’inutilità di una raccolta massiva che nessuno poi è in grado di analizzare nel dettaglio se non c’è dietro il fattore umano dell’investigatore, che resta insostituibile”.

Privacy: Trump fa un passo indietro

Parlando di privacy non possiamo non citare l’ultima novità in materia voluta dal Presidente Trump. La nuova squadra che guida la Fcc, ovvero la Federal Communications Commission, guidata da Ajit Pai, ha deciso di bloccare l’entrata in vigore delle norme in materia approvate durante l’amministrazione Obama.

Il blocco è a favore, come si poteva prevedere, delle aziende Tlc, che avranno norme meno stringenti da rispettare e servirà a “dare tempo” alla Fcc e alla Federal Trade Commission per elaborare nuove regole per proteggere la privacy online. Slittando l’entrata in vigore del nuovo regolamento (che potrebbe essere modificato radicalmente nei mesi a venire), la Presidenza Trump lascia qualche mese di libertà in più alle società di Internet e ai fornitori di banda larga. In base alle norme approvate dal predecessore Tom Wheeler, infatti, aziende come Google, Comcast, Verizon, AT&T avrebbero dovuto ottenere il consenso consapevole degli utenti per poter gestire i loro dati personali. E non solo: le stesse aziende avrebbero dovuto impegnarsi a fornire maggiori strumenti a tutela dei consumatori e informazioni tempestive su eventuali disfunzioni della rete. Norme, queste, che non piacevano certo alle Tlc, che speravano di poter continuare ad operare con le regole già esistenti dettate dalla Federal Trade Commission, già sufficienti a garantire la tutela dei consumatori.

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