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Tutte le tendenze del Fintech. Report Bankitalia

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Pubblichiamo il terzo capitolo del saggio “Banche e Fintech: strategie e modelli di business” a cura di Nicola Ilario Sibilio, Marco Boero, Luca Salerno della Banca d’Italia tratto dalla rivista Bancaria

Oltre alla tecnologia informatica, altri fattori di natura regolamentare, socio-culturale ed economica contribuiscono a rendere la questione del Fintech di rilevanza strategica per gli intermediari bancari e finanziari tradizionali con particolare riferimento al segmento retail. Tecnologia. Il rapido passo dello sviluppo dell’Ict in combinazione con la progressiva riduzione del costo della tecnologia hanno reso possibile l’applicazione delle nuove tecnologie in vari ambiti del processo produttivo.

Gli impatti maggiori derivanti dall’applicazione di tecnologie informatiche e della comunicazione al settore bancario hanno a che fare con la digitalizzazione del rapporto con il cliente, il patrimonio informativo legato alla raccolta di Big Data, le nuove opportunità di esternalizzazione delle diverse fasi produttive (unbundling), nonché un migliore presidio de lrischio informatico (cyber risk).

Le tecnologie digitali sono associate innanzitutto con potenziali risparmi in relazione a cinque categorie di costi economici (costi di ricerca, di replica, di trasporto, di tracciamento e di verifica): in senso lato, esse sono in grado di ridurre i costi di transazione associati con le transazioni bancarie e facilitare pertanto l’incontro tra unità economiche in surplus e in deficit, con un conseguente impatto sull’attività di intermediazione bancaria e finanziaria tradizionale.

REGOLAMENTAZIONE

L’evoluzione normativa può comportare, da un lato, l’insorgenza di maggiori costi di compliance, dall’altro può costituire una spinta che induce gli intermediari tradizionali a riconsiderare il proprio modo di operare al fine di cogliere nuove opportunità. Sul primo aspetto, le modalità innovative con cui vengono prestati i servizi bancari e finanziari pongono nuove sfide dal punto di vista della compliance con la normativa, tra l’altro, in tema di riservatezza e protezione dei dati personali (regolamento n. 2016/679 in tema di dati personali – Gdpr), dell’adempimento degli obblighi connessi all’antiriciclaggio e al contrasto al finanziamento del terrorismo (Direttiva 2015/849, quarta direttiva antiriciclaggio – Amld4), di prestazione di servizi di pagamento (Direttiva 2015/2366/Ue – Psd2), di offerta di prodotti e servizi finanziari (direttiva 2014/65/Ue, MiFid2 e regolamento (Ue) n. 600/2014, MiFir). Nel gennaio 2018, le Autorità di vigilanza europee hanno espresso la propria opinione sul tema dell’introduzione consapevole di tecnologie innovative nei processi di customer due diligence svolta dagli intermediari, sui fattori da tenere in considerazione per assicurare un adeguato presidio ai rischi operativi e sull’interazione tra intermediari vigilati e autorità di supervisione nazionali.

Sul secondo aspetto, con riferimento ai servizi di pagamento, è stato rilevato che l’attuazione della Psd2 potrà costituire una opportunità per gli intermediari tradizionali solo se questi ultimi saranno in grado di trasformare i propri modelli di business in modo da fronteggiare, da un lato, la concorrenza di nuovi potenziali operatori e, dall’altro, il rischio di «disintermediazione» del canale bancario tradizionale.

Si possono identificare tre potenziali macro-impatti generati dalla Psd2: la disintermediazione dei circuiti tradizionali di pagamento, in parte già in atto e favorita dall’introduzione del Payment Initiation Service; l’accelerazione dello sviluppo dell’open banking facendo leva su soluzioni Application Programming Interfaces (Api) e sulla possibilità di offrire alla clientela prodotti e servizi sviluppati da terze parti; l’ulteriore spinta verso la data monetization derivante dalla possibilità di accedere alle informazioni sui conti della clientela e che si riflette, soprattutto per le banche, ma anche per gli operatori non finanziari, nella capacità di utilizzare i dati per migliorare i propri processi core.

CULTURA E SOCIETÀ

La richiesta di servizi finanziari ad alto contenuto tecnologico è destinata ad aumentare al crescere della quota di popolazione avente familiarità con i servizi digitali, in particolare i più giovani (i cosiddetti millennials e i nativi digitali). Tuttavia, già adesso le innovazioni tecnologiche in campo finanziario semplificano strutturalmente le modalità di fruizione dei servizi finanziari da parte della clientela, consentendo di compiere con semplicità operazioni in ogni momento e ovunque ci sia connettività, utilizzando i propri dispositivi mobili. In questo senso esse facilitano l’avvicinamento anche delle fasce di popolazione più anziane e meno alfabetizzate dal punto di vista informatico.

Secondo le risultanze di un sondaggio condotto nel 2018 dalla società di consulenza Capgemini, nonostante le banche stiano aggiornando e migliorando i propri modelli di coinvolgimento (engagement) dei clienti, i livelli di soddisfazione associati da parte di questi ultimi alla propria esperienza con diversi canali distributivi dei prodotti e servizi bancari diminuisce all’aumentare del livello di dimestichezza con le tecnologie informatiche: in particolare, mentre l’importanza della filiale è paragonabile a quella associata agli altri canali (smartphone, Internet) il livello di soddisfazione attribuito alla filiale è sensibilmente inferiore a quello associato ai canali alternativi da parte dei clienti appartenenti alla cosiddetta Generazione Y e in generale dai clienti maggiormente istruiti dal punto di vista tecnologico. All’alfabetizzazione informatica va ad aggiungersi anche una crescente sfiducia del pubblico nei confronti degli intermediari bancari e finanziari tradizionali che incentiva il ricorso a sistemi di finanziamento alternativi. Economia. Oltre alla progressiva riduzione del costo delle tecnologie Ict, altri fattori economici incentivano l’applicazione di nuove tecnologie ai servizi bancari e finanziari: la difficoltà da parte di famiglie e imprese (in particolare, di dimensioni medio-piccole) ad accedere al tradizionale credito bancario; la disponibilità di capitale di rischio e di debito per il finanziamento di iniziative imprenditoriali o di progetti in ambito Fintech.

Nella sola prima metà del 2018, gli investimenti – in forma di private equity, venture capital o fusioni o acquisizioni – nel Fintech hanno raggiunto il valore complessivo di 57,9 miliardi di dollari statunitensi per un totale di 875 transazioni: la progressiva maturazione del mercato e l’adozione di norme che supportano l’innovazione in campo finanziario incentivano gli investitori a diversificare i propri investimenti e a intraprendere transazioni di importo crescente.

Infine, va tenuto conto della dimensione cross-border dell’applicazione delle tecnologie in discussione. Il Fintech trascende i confini tradizionali dell’ecosistema finanziario, poiché offre beni e servizi attraverso piattaforme accessibili da utenti residenti in diverse giurisdizioni. Gli intermediari tradizionali possono così raggiungere clienti in altri Paesi, ma restano anche esposti alla concorrenza di attori provenienti da tutto il mondo.

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