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La guerra del Fintech

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Pubblichiamo il quarto capitolo del saggio “Banche e Fintech: strategie e modelli di business” a cura di Nicola Ilario Sibilio, Marco Boero, Luca Salerno della Banca d’Italia tratto dalla rivista Bancaria

Per comprendere le dinamiche – competitive e collaborative – collegate all’innovazione in campo bancario e finanziario, è necessario comprendere le interazioni tra i soggetti coinvolti, in quello che è stato definito come «ecosistema del Fintech». In tale ecosistema è possibile riconoscere cinque tipologie di attori, in relazione simbiotica gli uni con gli altri: – le start-up Fintech, al centro dell’ecosistema, che hanno definito nuovi modelli di business in relazione, ad esempio, a servizi di pagamento, gestione patrimoni, prestiti, Crowdfunding, mercati dei capitali e prodotti assicurativi; – le aziende tecnologiche, tra le quali rientrano le aziende sviluppatrici, ad esempio di piattaforme web e social network, software di analisi di Big Data e cloudcomputing, nonché di cripto-valute; – le Autorità, sia politiche sia amministrative, le quali – oltre a definire la normativa primaria e secondaria e le procedure di controllo sull’attività di intermediazione bancaria, finanziaria e assicurativa – hanno intrapreso iniziative per incentivare gli investimenti in tecnologia e per gestire l’adozione delle nuove tecnologie senza che vengano compromessi né la sana e prudente gestione degli intermediari né i doveri di trasparenza e correttezza verso i clienti; – i clienti, sia persone giuridiche sia fisiche, che nutrono sempre maggiori aspettative in termini di rapporto qualità/prezzo, rapidità e personalizzazione dei servizi bancari; – le istituzioni finanziarie tradizionali, che includono, tra gli altri, le banche, le compagnie assicurative, le società di intermediazione mobiliare e di gestione del risparmio, gli istituti di pagamento e di moneta elettronica, nonché le società che gestiscono mercati regolamentati.

Dal punto di vista degli istituti bancari tradizionali il Fintech pone importanti sfide competitive, sia per la necessità di ridefinire il proprio tradizionale modello di business in funzione delle nuove tecnologie, sia per la minaccia rappresentata da nuovi potenziali entranti nel settore bancario e finanziario tradizionale: il potenziale impatto del Fintech sui business model tradizionali delle banche è tale da mettere in discussione la percezione dell’idea stessa di banca. – Concorrenti. Attualmente, la priorità delle banche italiane resta il miglioramento della redditività attraverso una razionalizzazione dei costi e un incremento dei ricavi, con particolare riferimento al margine di intermediazione tradizionale. L’effetto di un aumento dei tassi di interesse, di una consistente riduzione delle rettifiche di valore su crediti e di un miglioramento dei livelli di efficienza e produttività potrebbe riportare la redditività delle banche italiane in linea con quella osservata in media in Europa.

Inoltre, le banche italiane si trovano a dover trovare soluzioni per ridurre l’eccesso di capacità produttiva, con particolare riferimento alla rete distributiva rappresentata dalle filiali: dal 2008 a oggi il numero delle filiali si è ridotto del 17%, mentre quello degli addetti del 21%. Infine, nel medio/lungo periodo l’obiettivo di recupero della redditività deve tenere in conto i potenziali impatti del Fintech sui business model tradizionali delle banche, e di conseguenza sul rischio strategico dell’impresa bancaria, nonché la pressione concorrenziale dei nuovi potenziali attori.

– Nuovi entranti. Le possibili ragioni dell’affermazione delle numerose start-up attive nel settore Fintech e dei giganti dell’Ict risiedono anzitutto nella loro connaturata capacità di creare innovazione tecnologica e, in secondo luogo, nella rapidità con cui queste imprese sono in grado di impiantare nei vecchi e nuovi servizi le innovazioni sviluppate, essendo svincolate da sistemi tecnologici preesistenti. Tali attori risultano inoltre avvantaggiati nel presidio dei canali distributivi rivolti alla clientela più giovane e più alfabetizzata dal punto di vista informatico, nonché dalla ampia disponibilità di dati sulle abitudini di acquisto dei consumatori. Le maggiori barriere di ingresso al mercato dei servizi bancari e finanziari non sono tanto rappresentate dai capitali richiesti quanto dalle norme sul rilascio delle dovute autorizzazioni da parte delle Autorità competenti e dal regime di controllo che ne consegue. Tra gli attori dell’ecosistema Fintech identificabili come potenziali entranti nell’industria bancaria tradizionale non ci sono solo le piccole start-up, ma anche i colossi tecnologici globali, cosiddette Big Tech (ad esempio, le statunitensi Google, Amazon, Facebook e Apple o le cinesi Tencent e Alibaba). Le Big Tech rappresentano potenzialmente una minaccia consistente per le banche, a causa dei loro vantaggi competitivi derivanti dalla enorme disponibilità di know-how in materia di innovazione tecnologica e l’ampia disponibilità di capitali e di accesso al mercato. Sono inoltre in grado di incrociare e gestire una massa di informazioni circostanziate su milioni di utenti privati e aziende: tali dati possono essere sfruttati, ad esempio, per lo screening di aziende e clienti e per valutarne il rischio di credito.

– Fornitori. Grazie all’applicazione delle nuove tecnologie Ict alla prestazione dei servizi bancari e finanziari, anche nel settore bancario si sta affermando una pratica tipica dell’industria manifatturiera, ossia lo «spacchettamento» dei prodotti bancari in componenti (unbundling) la cui produzione può essere esternalizzata a terze parti (outsourcing). Il maggior ricorso all’outsourcing espone gli intermediari a maggiori difficoltà nel difendere una delle più importanti risorse strategiche, ossia i dati sul comportamento dei clienti. L’esternalizzazione espone inoltre le banche a maggiori rischi sul fronte della compliance: tanto più numerosi i fornitori coinvolti, tanto più elevato è il rischio di mancato rispetto delle normative di settore (Data Privacy, Aml, Cyber Risk, protezione dei consumatori). Specificamente, il ricorso alle tecniche di analisi dei Big Data, Outsourcing e gestione della relazione della clientela condivisa fra più attori (bancari e Fintech) accresce in misura significativa i rischi di presidio della riservatezza dei dati.

– Sostituti. Le tecnologie Fintech mettono inoltre a disposizione dei clienti prodotti alternativi al credito bancario tradizionale. Tra queste alternative vanno annoverati fenomeni quali il Social lending e il Crowdfunding: tali fenomeni non costituiscono solo una sfida per gli intermediari, ma anche per le Autorità di settore che stanno procedendo a regolamentare tali attività al fine di tutelare i risparmiatori. Fenomeno analogo anche sul versante dei servizi di pagamento, con la diffusione delle valute virtuali, dei servizi di money transfer e dei pagamenti peer-to-peer. Secondo il Centro per la Finanza Alternativa dell’Università di Cambridge, l’Italia è stata il sesto mercato più grande per la finanza alternativa in Europa: a partire da un volume relativamente basso nel 2013, la finanza alternativa è cresciuta esponenzialmente anno dopo anno. Nel 2016, il mercato è salito a 127 milioni di euro, con una crescita del 249% rispetto all’anno precedente (32 milioni di euro).

-Clienti. Il Fintech può avere impatti nella progettazione, produzione ed erogazione dei servizi bancari e finanziari ai clienti. Tale sfida va oltre il possibile superamento delle filiali fisiche come canale distributivo principale: le nuove tecnologie informatiche consentono di mappare nel dettaglio le abitudini di acquisto dei clienti, di realizzare prodotti «su misura» a costi contenuti e di consegnarli al cliente attraverso il sito Internet o lo smartphone. Secondo un sondaggio svolto dalla società di consulenza Kpmg, nel 2018 aumenta l’utilizzo dei servizi di banca multicanale sia per l’Internet banking (il 98% dei clienti che hanno tale servizio di solito lo utilizza) sia mobile (84%). Il web (56%) sorpassa la filiale (55%) nelle preferenze dei clienti quale canale per l’acquisto e la gestione di prodotti e servizi finanziari. Oltre alla digitalizzazione dei canali distributivi, il Fintech ha il potenziale di migliorare l’esperienza di acquisto dei clienti, permettendo l’offerta di prodotti bancari e finanziari più convenienti, caratterizzati da una migliore funzionalità, da una maggiore personalizzazione e rapidità di servizio e da un migliore rapporto qualità-prezzo. Le pressioni competitive esercitate da concorrenti, clienti, fornitori, potenziali nuovi entranti e offerenti di prodotti sostitutivi costringono le banche a ripensare i propri modelli di business tradizionali.

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