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Che cosa pensa Visco (Bankitalia) del Fintech

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Le parole del governatore della Banca d’Italia su presente e futuro del Fintech

Lo sviluppo dell’intermediazione non bancaria, spinto dal fenomeno delle imprese fintech, “se non adeguatamente controllato, può anche costituire una fonte di rischio”. Le parole arrivano dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco nelle considerazioni finali espresse in occasione della diffusione della Relazione annuale sul 2017.

VISCO: RAPIDO SVILUPPO DELLA TECNOLOGIA STA APRENDO I MERCATI DEL CREDITO E DELL’INTERMEDIAZIONE ALLA CONCORRENZA DI NUOVI OPERATORI

“L’industria finanziaria internazionale è interessata da un vasto processo di trasformazione – ha sottolineato Visco –. Dalla fine dello scorso decennio il ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia si è progressivamente ridotto. È aumentato il peso del mercato dei capitali e di operatori non bancari che svolgono alcune funzioni tipiche della tradizionale intermediazione creditizia. La consistenza delle obbligazioni collocate sui mercati internazionali dai gruppi non finanziari è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni, raggiungendo nel 2017 i 6.500 miliardi di dollari. Alla fine del 2016 le attività degli intermediari non bancari erano pari a 160.000 miliardi di dollari, quasi la metà di quelle detenute dal complesso degli intermediari finanziari”.

In sostanza, ha precisato il governatore di Bankitalia, “il rapido sviluppo della tecnologia sta aprendo i mercati del credito e dell’intermediazione alla concorrenza di nuovi operatori, sia nelle economie avanzate sia nei paesi emergenti. Già oggi numerose imprese ‘fintech’ offrono servizi innovativi e a basso costo nel comparto dei pagamenti elettronici, nella gestione del risparmio e nell’intermediazione mobiliare. Le maggiori imprese tecnologiche internazionali stanno inoltre facendo ingresso nel mondo del credito e della finanza. L’esperienza mostra che un settore finanziario diversificato, caratterizzato dalla presenza di molteplici canali di finanziamento e di operatori di diversa natura, può favorire gli investimenti e la crescita, può aumentare la resistenza dell’economia a eventi avversi. Negli Stati Uniti le imprese hanno reagito alle restrizioni del credito bancario causate dalla crisi finanziaria sostituendolo con emissioni obbligazionarie; severità e durata della recessione ne sono risultate attenuate. Ma lo sviluppo dell’intermediazione non bancaria, se non adeguatamente controllato, può anche costituire una fonte di rischio”.

NUOVE TECNOLOGIE ACCRESCONO PRODUTTIVITÀ E SCELTE MA ATTENZIONE A POSSIBILI CONSEGUENZE NEGATIVE

“Le strategie dei gestori di fondi di grandi dimensioni possono avere impatti rilevanti sui prezzi e sulla liquidità degli strumenti oggetto di investimento – ha osservato Visco –. La diffusione di transazioni automatizzate ad alta frequenza può dare luogo ad aumenti repentini della volatilità dei corsi dei titoli, soprattutto qualora diversi intermediari reagiscano in maniera simile ai movimenti di mercato. Anche le interconnessioni indirette tra le banche e gli altri intermediari costituiscono potenziali fattori di rischio. Analisi per la definizione di interventi regolamentari sull’intermediazione non bancaria sono in corso presso il Financial Stability Board con l’obiettivo di limitare i rischi associati alle opportunità offerte dal nuovo assetto dell’industria finanziaria”.  Per questo, ha affermato il Governatore di Bankitalia “le nuove tecnologie accrescono la produttività e ampliano le possibilità di scelta degli utenti, ma è necessario porre la dovuta attenzione alle possibili conseguenze negative. In un sistema ormai immerso nella tecnologia digitale i danni causati dagli attacchi informatici possono trascendere la dimensione individuale e assumere rilevanza sistemica”.

DIFFUSIONE NON CONTROLLATA DI ‘CRIPTO-ATTIVITÀ’DI NATURA DIGITALE PUÒ COMPORTARE RISCHI PER LA PROTEZIONE DEL CONSUMATORE E FAVORIRE ATTIVITÀ ILLECITE

“Le banche centrali, gli organi di supervisione sono impegnati, a fianco delle altre autorità e degli intermediari, nello sforzo di mantenere la sicurezza informatica del settore finanziario. Anche una diffusione non controllata di ‘cripto-attività’ di natura digitale può comportare rischi per la protezione del consumatore e favorire attività illecite; in prospettiva, può costituire una minaccia per la stabilità finanziaria”, conclude Visco.

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