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Fintech, come si muovono le autorità. Report

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Pubblichiamo il secondo capitolo del saggio “Banche e Fintech: strategie e modelli di business” a cura di Nicola Ilario Sibilio, Marco Boero, Luca Salerno della Banca d’Italia tratto dalla rivista Bancaria

Il rilievo pubblico dell’attività di intermediazione bancaria e finanziaria ha rivolto l’attenzione delle Autorità di Vigilanza di settore sui potenziali impatti del Fintech sulla sana e prudente gestione degli intermediari, sulla correttezza e trasparenza delle relazioni con i clienti e, più in generale, sull’esposizione di banche e società finanziarie a nuove forme del rischio di impresa nonché sulla compliance con la normativa vigente. Al fine di facilitare l’adozione consapevole delle nuove tecnologie da parte degli intermediari nel rispetto dei consumatori e della stabilità del sistema, a livello internazionale sono stati delineati tre modelli di supporto al Fintech da parte delle Autorità:

– Regulatory sandbox.

Tale approccio, adottato da Regno Unito, Hong Kong, Malesia, Singapore e Australia, permette alle imprese Fintech, sia regolate che non regolate, di godere di deroghe normative transitorie e di testare la tecnologia, che troverebbe in qualche modo un endorsement da parte del regolatore.

– Innovation hub.

In questo caso vi è un luogo istituzionalizzato di incontro sia con soggetti vigilati che non vigilati per discutere temi di comune interesse, offrire chiarimenti e indirizzi di natura generale, ma senza impegno formale da parte del regolatore.

– Incubator. In questo caso l’Autorità competente ha un coinvolgimento diretto nello sviluppo tecnologico, anche attraverso forme di partnership e di co-finanziamento.

La complessità della situazione è pertanto ben nota alle Autorità di vigilanza di settore, a livello nazionale e internazionale, le quali hanno intrapreso varie iniziative al fine di supportare una adozione ordinata delle nuove tecnologie nei business model degli intermediari bancari e finanziari tradizionali. A livello europeo, la Commissione europea nel marzo 2018 ha elaborato un proprio «Piano d’Azione per le tecnologie finanziarie: per un settore finanziario europeo più competitivo e innovativo» al fine di razionalizzare le iniziative intraprese in tema di Fintech in vista di un triplice obiettivo: permettere l’espansione a livello europeo di modelli di business innovativi, promuovere la diffusione dell’innovazione tecnologica in ambito finanziario e rafforzare l’integrità e la sicurezza del settore finanziario; nell’ambito del Piano di Azione, la Commissione ha inoltre presentato una proposta di regolamentazione del crowdfunding a livello europeo. Nel febbraio 2018 la Commissione ha altresì inaugurato un Osservatorio e forum dell’Ue sulla Blockchain «inteso a monitorare le tendenze e gli sviluppi, a mettere in comune le competenze per affrontare questioni settoriali e intersettoriali, a cercare soluzioni comuni per l’uso della blockchain e valutare i casi di utilizzo di questa tecnologia a livello transfrontaliero».

Con più specifico riferimento al settore bancario, nell’ambito di una recente analisi in tema di modelli di business e livelli di redditività delle banche europee all’interno del Single Supervisory Mechanism (Ssm), la Banca Centrale Europea (Bce) ha sottolineato la necessità che le banche siano consapevoli non solo dei potenziali impatti derivanti dal Fintech sui propri modelli di business, ma anche della pressione concorrenziale esercitata dalle imprese tecnologiche quali nuovi potenziali entranti nel mercato bancario e che valutino le più appropriate modalità di adozione delle nuove tecnologie. Nell’autorizzare modelli di business innovativi, l’European Banking Authority (Eba) ha rilevato la necessità di ulteriore attenzione alle differenze esistenti tra i regimi di autorizzazione e di registrazione; anche la Bce ha avviato una consultazione su una guida alla valutazione delle domande di autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria degli enti Fintech. A livello nazionale, la Banca d’Italia ha evidenziato la necessità di favorire una innovazione finanziaria sostenibile per evitare un ritardo concorrenziale degli intermediari italiani rispetto a quelli esteri.

Nel mese di maggio 2017, la Banca d’Italia ha condotto una indagine conoscitiva sul tema Fintech, i cui risultati sono stati pubblicati nel dicembre dello stesso anno. L’indagine è stata condotta presso un campione di 93 intermediari, dal quale sono state raccolte informazioni su incentivi e vincoli – attuali e prospettici – connessi alle iniziative Fintech e sui relativi investimenti. L’ambito che sembra aver catalizzato l’attenzione di tutti gli intermediari è quello delle tecnologie per la conclusione di contratti e la realizzazione delle operazioni a distanza, ritenuto indispensabile per razionalizzare la rete degli sportelli e contestualmente raggiungere nuove fasce di clienti. L’Autorità ha inoltre promosso la creazione di un Innovation Hub (Canale Fintech) finalizzato a facilitare il confronto tra esponenti di mercato impegnati nel Fintech. Anche la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) ha rivolto la propria attenzione al tema tramite la realizzazione di una collana di approfondimenti sul Fintech in collaborazione con i principali atenei italiani.

 

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