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Fintech, le regole non devono bloccare innovazione

Evasione Fiscale

Evitare che si creino ostacoli all’innovazione a causa del possesso dei dati, assicurando la tutela del consumatore: ecco la base per una regolazione del settore

 

“Tutti noi ci confrontiamo con la rivoluzione digitale, una grande rivoluzione industriale che costituisce una sfida che determina un cambiamento di tutti i modelli organizzativi e di business. Da qui nasce un problema non solo per le imprese ma anche per il regolatore e per le autorità di garanzia su come si possano adeguare i loro apparati rispetto a questo tipo di sfida”. Lo ha detto il Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), Giovanni Pitruzzella nel corso dell’audizione in Commissione Finanze, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo. “Un primo punto da sottolineare – ha precisato Pitruzzella – è quello di assicurare un approccio olistico che consideri il tema nella sua complessità perché ogni regolazione avrà ricadute anche in altri settori. Un altro elemento da evidenziare è invece il difficile equilibrio che si deve realizzare tra l’esigenza di comprendere un fenomeno e l’introduzione di regole adeguate per risolvere nuovi tipi di conflitto – ha aggiunto il presidente dell’Antitrust -. Però dall’altro lato regole e interventi delle autorità devono evitare di correre un rischio terribile che è quello di bloccare l’innovazione. È un processo che al contrario va stimolato da cui dipende una larga parte della crescita in Europa ma che va seguito con regole attente. Per questo è importante conoscere prima di deliberare. Ed è importante il ruolo del Parlamento che svolge indagini conoscitive in questo settore. Per questo auspico che i lavori si chiudano con una raccolta finale di documentazione”.

Serve un quadro regolatorio che non blocchi innovazione, ma al contrario faciliti e apra il mercato

“Uno dei punti da considerare è ricordare che la digitalizzazione ha un impatto trasversale su tutti i settori economici, cambia la struttura e il funzionamento del mercato sia nei rapporti business to business sia business to consumer nonché i comportamenti dei consumatori. In questo scenario – ha sottolineato Pitruzzella – il settore bancario vede la crescita delle offerte indotte dalle nuove tecnologie e ciò non può che essere che visto con favore dal punto di vista dell’Antritrust. Chiediamo però un quadro regolatorio che non blocchi ma al contrario faciliti e  apra il mercato, elimini le barriere all’esercizio del credito e apra nuove possibilità per imprese e consumatori – ha ammesso il presidente dell’Antitrust -. Ma se questo è vero ci sono tuttavia dei rischi che riguardano vari aspetti: innanzitutto i Big Data cioè la raccolta e il processo di enormi quantità di dati. È lì che c’è, secondo me – ha precisato Pitruzzella -, la necessità che l’approccio seguito anche dalla commissione Ue tenga conto della complessità del fenomeno. I Big Data sono scuramente un nuovo modo di organizzare le relazioni economiche che può avere effetti benefici in termini di innovazione, servizi, offerte costruite per il consumatore su misura. Ma pongono dei rischi per la concorrenza, perché il potere di mercato è dato dal possesso dei dati. Dobbiamo quindi muoverci per evitare che si creino nuovo barriere a causa del possesso dei dati”. Questo aspetto riguarda soprattutto i rapporti tra le nuove figure e i precedenti operatori di settore: “Si tratta di un rapporto duplice perché da una parte credo che per le banche tradizionali i processi Fintech siano uno stimolo non a bloccare l’innovazione ma al contrario a cogliere la sfida competitiva e quindi ad adeguare le loro stesse capacità di fornire servizi alle nuove tecnologie e prodotti. Dall’altro lato però c’è il rischio che chi ha i dati li utilizzi per bloccare l’ingresso al mercato di nuovi operatori”. Questo, ha continuato Pitruzzella, “è sicuramente un tema su cui un’autorità di concorrenza è particolarmente sensibile perché riguarda nuove concentrazioni. Ciò richiede dunque un adeguato controllo da parte dell’Autorità Antitrust nel momento in cui si fanno le valutazione di merger. Tutto questo va considerato in una dimensione europea visto che attualmente il sistema di controllo delle concentrazioni si basa su determinate soglie. Ora questo può andare bene nell’economia tradizionale mentre oggi il rischio è diverso cioè che un player consolidato che ha una posizione importante, attraverso l’acquisizione di chi si affaccia sul mercato blocchi l’innovazione o la limiti. Si tratta quindi di controlli che sfuggono alle autorità perché non si raggiungono le soglie previste per legge. Tutto questo pone all’attenzione una modifica normativa affinché anche questo tipo di concentrazioni possano essere catturate”.

“C’è però tutto un altro risvolto che non riguarda le concentrazioni ma riguarda il fatto che chi ha i dati li utilizzi per bloccare la competizione nel mercato. Fornisco un servizio su misura e sono competitivo perché conosco tutto di un soggetto con offerte non replicabili da altri. Qui nasce un problema: se anche altri cioè possano o meno accedere ai dati – ha detto Pitruzzella -. È un problema difficile da risolvere perché evoca forme di abuso di posizione dominante. Il problema è se queste categorie sono assimilabili anche ai Big Data”. Senza dimenticare gli accordi che si faranno tra operatori digitali: “Qui  bisognerà distinguere tra accordi che sviluppano efficienze o chiusure del mercato. Ma non bisogna trascurare nemmeno il lato della tutela del consumatore. Forme di consumo che si basano su internet dove non c’è esperienza diretta nel fare l’acquisto aumentano la possibilità per un consumatore non educato di essere oggetto di pratiche aggressive o di pubblicità ingannevole. Questo fenomeno è ancora più evidente nella finanza innovativa dove si cumulano i vecchi problemi di tutela del consumatore per asimmetria informativa con le nuove modalità di interrelazione tra impresa e consumatore stesso. Questo richiede più che interventi legislativi di tutela del consumatore, già adeguata rispetto a internet, una notevole attenzione in concreto da parte delle autorità di tutela del consumatore. Noi siamo intervenuti in modo corposo su questo fronte. Fermo restando che generalmente i fenomeni aggressivi nei confronti del consumatore trascendono il mercato nazionale e sono di carattere globale e questo pone l’accento sulla cooperazione a livello europeo”.  Per questo, ha concluso Pitruzzella, è “Importante che si crei una rete di parlamenti nazionali che affrontino queste tematiche insieme alla commissione Ue perché internet è un veicolo di innovazione  crescita formidabile ma al tempo stesso porta con sé dei rischi. Il punto vero è la digitalizzazione sta sconvolgendo le industrie tradizionali e c’è anche il rischio che nessuno sia in grado di replicare le offerte delle grandi piattaforme. Si tratta dunque di sfide formidabili per la politica”.

 

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