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Tutti i rischi (legali e cyber) del Fintech

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Con riferimento all’applicazione delle nuove tecnologie alla gestione dell’informazione, si pongono alcune questioni in merito alla proprietà delle informazioni estratte dai dati, agli aspetti legali riguardanti il trattamento dei dati personali e il presidio del rischio informatico. Pubblichiamo il quinto capitolo del saggio “Banche e Fintech: strategie e modelli di business” a cura di Nicola Ilario Sibilio, Marco Boero, Luca Salerno della Banca d’Italia tratto dalla rivista Bancaria

Tradizionalmente, l’attività di intermediazione bancaria consiste nell’esercizio congiunto della raccolta del risparmio e dell’erogazione del credito. Nel fungere da intermediari tra unità economiche in surplus e unità in deficit, le banche svolgono simultaneamente tre insiemi di attività: la trasformazione delle scadenze, la fornitura di servizi di pagamento e la gestione delle informazioni (screening ex ante delle controparti, monitoraggio ex post e diversificazione di portafoglio). La catena del valore dell’intermediazione bancaria tradizionale implica lo svolgimento di queste tre attività si multaneamente (bundling) permettendo alle banche di godere di rilevanti economie di scopo e definendo le principali categorie di rischio a cui sono esposte.

Alla luce dei numerosi cambiamenti economici, normativi e tecnologici a cui le banche sono di frequente soggette, comprenderne i modelli di business è cruciale per apprezzare le determinanti del rischio di impresa e per valutare come sia possibile mitigarne gli effetti. L’individuazione dei modelli di business delle banche è di per sé una sfida. Alcune ricerche si sono concentrate su variabili quantitative ottenute dai bilanci delle banche per ottenere dei gruppi di intermediari omogenei; altre si sono concentrate su una descrizione qualitativa basata sul giudizio di esperti del settore.

Di recente, un approccio ibrido ha permesso di unire le due prospettive. Da tali analisi sono emersi quattro orientamenti principali delle banche europee in termini di business model sulla base delle differenze tra principali segmenti di attività, fonti di finanziamento e struttura organizzativa. Ciascun modello è a propria volta dettagliato in sottocategorie più specifiche.

– Banca universale, locale o internazionale. Queste banche operano in ogni segmento di attività (imprese, retail, capital markets) e possono concentrarsi su un singolo paese o area geografica oppure operare a livello internazionale. Si finanziano con un ampio mix di passività (al dettaglio, all’ingrosso, derivati).

– Banca specializzata nei servizi ai consumatori. Queste aziende si focalizzano su prodotti e servizi per i clienti al dettaglio (prestiti alle famiglie, servizi di pagamento, prodotti di risparmio) e si finanziano principalmente tramite i depositi della clientela.

– Banca specializzata nei servizi alle imprese. Sono specializzate nei servizi finanziari alle imprese (ad esempio, anticipo fatture, leasing), con particolare riferimento alla finanza di progetto e a supporto del commercio.

– Business model specializzati in particolari settori. Rientrano in questa categoria le banche che fungono da banca depositaria e che offrono servizi di raccolta e/o pagamento di interessi e/o dividendi, cambio valute, supporto fiscale, nonché origination e servicing di prestiti. Normalmente non si finanziano tramite depositi della clientela, ma raccolgono fondi tramite l’emissione di obbligazioni bancarie o altre passività strutturate.

Gli studi sui business model delle banche hanno inoltre rilevato talune differenze geografiche nell’adozione dei vari modelli: in termini di numero di istituti, il 50% delle banche in Paesi come Germania, Grecia, Spagna, Italia, Ungheria, Austria, Polonia, Portogallo e Finlandia appartiene alla categoria delle banche retail, in particolare alla sottocategoria delle banche cooperative e popolari. Le banche organizzate secondo tale modello si concentrano nei prestiti a individui e a piccole imprese locali, si finanziano principalmente tramite depositi della clientela e la loro proprietà è diffusa tra i depositanti. Tali banche risultano generalmente di dimensioni minori, focalizzate in particolari aree geografiche e/o segmenti di clientela e raggiungono i propri clienti attraverso una rete territoriale fisica.

Le banche di maggiori dimensioni, che rappresentano le maggiori quote di mercato in termini di raccolta e impieghi, sono invece caratterizzate da un modello universale, con un portafoglio diversificato di segmenti di clientela, una presenza internazionale e una ampia rosa di fonti di finanziamento. I modelli di business bancari tradizionali sono messi in discussione dal Fintech. Molte start-up Fintech sono infatti attive in segmenti specifici del settore bancario tradizionale con un modello di business che è l’opposto del sistema bancario universale: esse operano in segmenti specifici e quasi non regolamentati del settore, senza sobbarcarsi gli oneri della regolamentazione bancaria e della compliance.

Il rischio per le banche tradizionali è che tali segmenti presentino i margini più redditizi e possano essere presidiati dalle start-up Fintech senza la struttura dei costi tipica delle banche. In generale, l’attività di disintermediazione posta in essere dagli operatori Fintech si basa sul ruolo di agente nell’incontro diretto tra domanda e offerta, ad esempio attraverso piattaforme digitali, in modo tale che l’operatore Fintech non si esponga al rischio di credito. La differenza tra questo modello e l’intermediazione bancaria tradizionale non consiste solo nella diversa esposizione al rischio, ma anche nella struttura delle entrate: infatti, mentre le banche si focalizzano sul margine di intermediazione, gli operatori Fintech si basano sulle commissioni.

La sostenibilità del modello di agenzia puro adottato dagli operatori Fintech è funzione di due variabili cruciali: la scala e la qualità dei mutuatari selezionati. Un’ulteriore causa di differenza è il diverso grado di regolamentazione dell’attività bancaria tradizionale rispetto agli specifici segmenti presidiati dalle start-up Fintech: in alcuni casi, l’attività svolta da tali operatori – per esempio attraverso le richiamate piattaforme – ancora sfugge a una disciplina specifica. Qualora la possibilità di tale arbitraggio regolamentare venisse rimossa, la concorrenza tornerebbe a focalizzarsi sull’innovazione tecnologica e organizzativa quale fonte di un vantaggio competitivo sostenibile. Secondo un’analisi condotta dall’Eba nel 2018, nella percezione degli intermediari i potenziali impatti del Fintech riguardano principalmente i servizi di pagamento, i servizi bancari e di intermediazione con la clientela al dettaglio e la gestione patrimoniale: in particolare, il Fintech minaccia di erodere i ricavi da commissioni, mentre risultano relativamente limitati i benefici in termini di incremento dei ricavi e di riduzione dei costi.

Ciò è confermato dal fatto che le start-up Fintech attive sul mercato che potenzialmente comportano maggiori ripercussioni per la solidità del business bancario tradizionale riguardano principalmente i servizi di pagamento e l’erogazione di credito, nonché la gestione dei dati e delle informazioni che le banche hanno a disposizione sui propri clienti.

EROGAZIONE DEL CREDITO E GESTIONE DELLA LIQUIDITÀ

Una funzione cruciale delle banche è la trasformazione delle scadenze in virtù delle diverse caratteristiche delle proprie attività e passività. Tradizionalmente, tale attività è alla base della capacità delle banche di fornire servizi di liquidità ai propri clienti. Le start-up Fintech possono raccogliere fondi ed erogare finanziamenti a valere su tali somme (nell’ipotesi che così facendo non violino alcuna riserva di legge), ma non possono garantire prestiti illiquidi senza incorrere nella necessità di dover ottenere l’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria; senza di essa, i soggetti che avessero depositato risorse proprie presso una società Fintech sarebbero sprovvisti di tutte le garanzie associate ai depositi bancari. In questo contesto si registra anche la diffusione di operatori specializzati nel fornire servizi di credito al consumo peer-to-peer (P2P) e di credito alle imprese P2B.

Tali operatori assolvono alla funzione di sostanziale disintermediazione del credito permettendo l’incontro diretto di soggetti in surplus finanziario con soggetti in deficit. Una differenza tra tali soggetti e le banche tradizionali, tale da escluderli dal perimetro di applicazione dei requisiti patrimoniali obbligatori, è l’assenza di un coinvolgimento diretto nell’erogazione del credito. I principali fattori di successo di tali operatori, sono da ricondurre principalmente all’efficienza e alla semplicità delle strutture organizzative e agli esigui costi operativi di tale forma di erogazione del credito. Ciò permette l’erogazione di credito a tassi d’interesse inferiori rispetto a quelli offerti dagli intermediari tradizionali.

SISTEMI DI PAGAMENTO

Anche l’offerta di servizi di pagamento è una attività tipica delle banche e sinergica alla prestazione dei servizi di liquidità da parte delle banche. Va sottolineato che molti servizi di trasferimento di denaro consistono nel trasferimento di valore da un conto corrente bancario all’altro: alcune soluzioni innovative offerte da start-up Fintech o aziende Big Tech poggiano di fatto sul circuito bancario per perfezionare i trasferimenti senza ricorrere al contante.

D’altro canto, si è registrata anche la diffusione di operatori non bancari quali istituti di pagamento (Ip) e istituti di moneta elettronica (Imel), sottoposti comunque a forme di regolamentazione e supervisione. Le start-up Fintech specializzate nell’offerta di servizi di pagamento basano il proprio successo sul migliorare l’esperienza di acquisto (user experience) dei clienti semplificando le procedure e aumentando la velocità degli scambi, introducendo modalità di pagamento incentrate sulla praticità, la migliore accessibilità e la multicanalità delle stesse e assicurando al contempo adeguati standard di sicurezza e tracciabilità delle transazioni. Altro vantaggio competitivo di queste società è legato alla capacità di acquisire clienti rapidamente e a costi inferiori rispetto agli intermediari tradizionali. I principali servizi offerti includono portafogli elettronici, pagamenti P2P su supporti mobile, i cambi e rimesse di denaro.

La capacità delle start-up Fintech di offrire servizi di pagamento a condizioni migliori rispetto agli intermediari bancari tradizionali si fonda su alcuni fattori quali: requisiti regolamentari meno stringenti, migliori tecnologie Ict a disposizione e le economie di scopo discendenti dalle sinergie tra i servizi di pagamento e gli altri prodotti o servizi forniti dall’operatore non bancario. Gestione dell’informazione. L’intero settore finanziario si basa sulla raccolta e gestione di dati e informazioni. I recenti sviluppi nell’Ict hanno cambiato radicalmente il modo in cui le informazioni vengono elaborate dalle istituzioni finanziarie: in primo luogo, con riferimento all’archiviazione ed elaborazione dei dati, in quanto il cloud computing consente l’ottenimento di una alta capacità di calcolo a costi relativamente contenuti. In secondo luogo, il trasferimento dei dati attraverso Internet al minimo costo. In terzo luogo, la disponibilità dei dati in virtù della crescente digitalizzazione della società e dell’economia. Le nuove tecnologie – quali ad esempio il Machine Learning o i software di analisi dei Big Data – permettono di elaborare una quantità di informazioni senza precedenti, utili allo screening ex ante e al monitoring ex post del comportamento dei clienti.

Tuttavia, con riferimento all’applicazione delle nuove tecnologie alla gestione dell’informazione, si pongono alcune questioni in merito alla proprietà delle informazioni estratte dai dati, agli aspetti legali riguardanti il trattamento dei dati personali e il presidio del rischio informatico. Infine, gli incentivi nella gestione delle informazioni per banche e operatori Fintech risentono della sostanziale differente esposizione delle due tipologie di soggetti al rischio di credito (le banche fungono da intermediari mentre gli operatori Fintech da «agenti»): visto che gli operatori Fintech mirano a facilitare l’incontro tra datori e prenditori di fondi, ma non si sobbarcano alcun rischio sul proprio patrimonio, essi sono meno incentivati a effettuare uno screening ex ante approfondito e potrebbero essere più inclini all’azzardo morale con riferimento al monitoraggio ex post.

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