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Ecco perché Google, Facebook e Amazon sul Fintech fanno tremare le banche

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Preoccupazione per la possibile concorrenza di giganti come Google, Facebook e Amazon, che potrebbero dominare i nuovi servizi FinTech. Che cosa si legge in due studi dell’Eba (European Bank Authority), l’organo indipendente dell’Unione europea che vigila sul settore bancario

Nella corsa al FinTech e all’innovazione finanziaria portata avanti anche dalle aziende tecnologiche, alcune banche tradizionali rischiano di rimanere indietro. E di subire la concorrenza di startup e Big Tech. È l’avvertimento lanciato dall’Eba (European Bank Authority), l’organo indipendente dell’Unione europea che vigila sul settore bancario, attraverso la pubblicazione di due studi. Entrambe le relazioni rientrano nel più ampio contesto del Knowledge Hub EBA FinTech di recente istituzione e mirano a sensibilizzare la comunità di vigilanza e l’industria sui potenziali rischi e opportunità derivanti dalle applicazioni FinTech attuali e potenziali e a comprendere le principali tendenze che potrebbero avere un impatto sui modelli commerciali degli operatori storici e le potenziali sfide alla loro sostenibilità.

PER ORA TRA BANCHE E STARTUP IL RAPPORTO È DI COLLABORAZIONE E PARTNERSHIP

Al momento – si legge nel primo studio, dedicato all’impatto sulle banche dell’innovazione tecnologica nei servizi finanziari – il rapporto fra istituzioni storiche e startup FinTech è di collaborazione e partnership. Tuttavia, per le banche, i benefici derivanti da investimenti nel FinTech faticano a tradursi in una diminuzione dei costi o in un aumento dei ricavi.

PARTNERSHIP CONSIDERATA VANTAGGIOSA PER TUTTI

Sulla base delle osservazioni dell’Eba, infatti, gli operatori storici sono suddivisi in proattivi/allineati, reattivi e passivi in termini di adozione di tecnologie innovative e di impegno globale verso il FinTech. Secondo l’Eba “possono sorgere rischi potenziali sia per gli operatori storici che non sono in grado di reagire in modo adeguato e tempestivo, rimanendo osservatori passivi, sia per i precursori aggressivi che modificano i loro modelli commerciali senza un chiaro obiettivo strategico, sostenuto da adeguati cambiamenti a livello di governance, operativo e tecnico”. La relazione illustra cinque fattori che potrebbero incidere in modo significativo sui modelli commerciali degli operatori storici in una prospettiva di sostenibilità: strategie di digitalizzazione/innovazione volte a tenere il passo con un ambiente in rapida evoluzione; sfide derivanti dai sistemi Ict ereditati dal passato; capacità operativa di attuare i cambiamenti necessari; preoccupazioni in merito al mantenimento e all’attrazione del personale; rischio crescente di concorrenza da parte dei pari e di altri soggetti. In ogni caso, ammette l’Eba nel rapporto “il tipo di relazione predominante tra gli operatori storici e FinTech è attualmente la partnership con le imprese FinTech, che è considerata una situazione vantaggiosa per tutti”.

RISCHI E OPPORTUNITÀ PRUDENZIALI PER GLI ISTITUTI FINANZIARI DERIVANTI DA FINTECH

La relazione valuta sette casi in cui le nuove tecnologie sono applicate o si ritiene che siano applicate a processi, procedure e servizi finanziari esistenti. E mira a fornire sia alle autorità competenti che alle istituzioni, indicazioni utili su tali applicazioni. Il documento si concentra sugli aspetti microprudenziali, indicando i rischi e opportunità prudenziali potenziali che possono derivare da ciascun caso d’uso: Autenticazione biometrica mediante riconoscimento delle impronte digitali; utilizzo di robo advisor per la consulenza in materia di investimenti; utilizzo di Big data e machine learning per il credit scoring; utilizzo di una distributed ledger technology e di smart contracts per il finanziamento commerciale; utilizzo di una distributed ledger technology per snellire i processi di due diligence della clientela; Mobile wallet con l’uso di near-field communication; Outsourcing della banca e del sistema di pagamento attraverso public cloud.

PER LE BANCHE SI ASSISTE A UN CRESCENTE SPOSTAMENTO VERSO IL RISCHIO OPERATIVO

“Le istituzioni non hanno ancora notato un’implementazione significativa di tecnologie sofisticate, probabilmente a causa di problemi di sicurezza e di filtraggio dell’hype attorno al FinTech – ammette l’Eba -. Dal punto di vista dei rischi prudenziali, si assiste a un crescente spostamento verso il rischio operativo, dovuto principalmente all’accentuarsi dei rischi Ict man mano che gli istituti si orientano verso soluzioni più basate sulla tecnologia”. In tale contesto, la dipendenza da fornitori terzi, l’aumento dei rischi legali e di compliannce e l’impatto negativo sul rischio di condotta “contribuiscono all’aumento complessivo del rischio operativo. I potenziali incrementi di efficienza e la migliore esperienza del cliente sono attualmente le principali opportunità potenziali, mentre il cambiamento del comportamento del cliente è un fattore importante che stimola l’interesse delle istituzioni nei confronti di FinTech”.

EFFETTI FINTECH SU ISTITUTI TRADIZIONALI NON ANCORA CONCRETI MA ATTENTI AI GAFA

In pratica, conclude il documento, è difficile quantificare e tracciare i risultati delle soluzioni innovative adottate. “E questo – afferma l’Eba -, potrebbe indicare che gli effetti del FinTech sugli istituti di credito tradizionali non siano concreti in questa fase”. L’autorità sottolinea inoltre la preoccupazione delle banche per la possibile concorrenza di giganti come Google, Facebook e Amazon, che potrebbero dominare i nuovi servizi FinTech, dal momento che la loro impronta nel settore finanziario è in crescita.

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