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Come il Fintech rivoluzionerà la banche. Report Bankitalia

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Pubblichiamo l’ultimo capitolo del saggio “Banche e Fintech: strategie e modelli di business” a cura di Nicola Ilario Sibilio, Marco Boero, Luca Salerno della Banca d’Italia tratto dalla rivista Bancaria

Il Fintech può costituire uno stimolo all’innovazione dell’industria finanziaria incentivando gli intermediari tradizionali a innovare i propri modelli di business al fine di recuperare soddisfacenti margini di redditività; al contempo, il Fintech può comportare tanto l’insorgenza di nuove tipologie di rischio quanto una amplificazione dell’esposizione a profili di rischio tradizionali. Inoltre, il Fintech pone le banche di fronte a nuove sfide dal punto di vista concorrenziale in funzione del ruolo giocato dagli operatori tecnologici quali le start-up Fintech e/o le grandi aziende tecnologiche (big tech). Dal punto di vista degli intermediari tradizionali, le modalità innovative con cui vengono prestati i servizi Fintech pongono nuove sfide dal punto di vista della compliance con la normativa in tema, tra l’altro, di riservatezza e protezione dei dati personali e dell’adempimento degli obblighi connessi all’antiriciclaggio e al contrasto al finanziamento del terrorismo. Per questo, il fenomeno è all’attenzione del Legislatore e delle Autorità di settore nazionali e internazionali al fine di favorire una adozione ordinata delle nuove tecnologie a beneficio tanto delle imprese bancarie e finanziaria quanto dei consumatori.

Il potenziale impatto del Fintech sull’attività tradizionale di intermediazione bancaria riguarda sia l’erogazione del credito e la prestazione di servizi di liquidità, sia l’offerta di servizi di pagamento, passando per la gestione delle informazioni tipica delle banche (screening ex ante, monitoraggio ex post, diversificazione). Tradizionalmente, l’essenza dell’attività bancaria è quella di svolgere simultaneamente queste attività, in un assetto di banca universale o specializzata (per clientela o per tipologia di attività): il Fintech – rendendo possibile l’unbundling di tali attività – pone gli intermediari tradizionali di fronte alla scelta su come adottare le nuove tecnologie nei propri modelli di business.

Dal punto di vista delle banche tradizionali, si possono individuare quattro strategie per l’adozione delle tecnologie Fintechi: il licensing, l’esternalizzazione, la collaborazione o lo sviluppo interno. La scelta della strategia più appropriata dal punto di vista del singolo attore dipende dal livello di esposizione a uno o più delle tendenze (trend) che sottendono il Fintech e la disponibilità di risorse (fisiche, intangibili, umane e finanziarie) astrattamente utili a cogliere l’opportunità – o fronteggiare la minaccia – rappresentata dal richiamato trend. Gli intermediari organizzati secondo il tradizionale modello di banca universale, che dispongono tipicamente di ampie risorse astrattamente utili al Fintech, tenderanno ad adottare principalmente strategie di collaborazione con imprese in grado di sviluppare tecnologia utile a migliorarne i margini, o offrire opportunità utili a espandere il business caratteristico, senza al contempo assumere iniziative in grado di incidere fortemente sulla struttura dei costi e il profilo di rischio dell’intermediario.

Maggiore sarà l’esposizione ai trend Fintech maggiore sarà l’incentivo a sviluppare internamente le tecnologie necessarie, soprattutto attraverso acquisizioni di società, solitamente start-up, in grado di svilupparne le nuove tecnologie, assumendosi così integralmente i rischi dell’investimento. Le banche locali o di piccole dimensioni, caratterizzate da una disponibilità limitata di risorse utili, saranno maggiormente inclini a seguire strategie di esternalizzazione qualora si trovassero esposte ai trend Fintech, individuando partner commerciali, o start-up, che abbiano a disposizione le risorse necessarie per cogliere le opportunità o far fronte alle minacce che discendono dall’essere esposto a determinati trend.

Si può supporre che intermediari di piccole dimensioni, esposti ai medesimi trend, possano dar luogo a logiche di collaborazione per la produzione o l’acquisizione di tecnologie mutualmente utili, attraverso la costituzione di gruppi o joint venture dedicate allo scopo. Se invece, dalle valutazioni in merito al posizionamento strategico, l’intermediario si riterrà poco esposto ai trend, lo stesso sarà portato a perseguire una strategia di licensing, limitando l’esborso di risorse in funzione dei limitati risultati ottenibili. Inoltre, alla questione va aggiunto un ulteriore punto di vista: la scelta di presidiare il fenomeno Fintech può porsi sia agli intermediari bancari e finanziari che cerchino di acquisire nuove tecnologie, ma anche agli operatori tecnologici – start-up o grandi aziende dell’Ict (Big Tech) – che intendano iniziare a offrire servizi bancari o finanziari.

Queste tipologie di attori potranno ritenere utile investire nello sviluppo interno di tecnologie Fintech con l’obiettivo o di fornire servizi e prodotti utili all’industria bancaria tradizionale in qualità di fornitori o partner, o di accedere direttamente al mercato bancario. Le decisioni di investimento di questi operatori dovranno anche tener conto dei vincoli regolamentari imposti al settore bancario e finanziario: il soggetto che voglia entrare in tale mercato dovrebbe anche valutare se tra le risorse a disposizione ve ne siano di utili a intraprendere la nuova attività, ad esempio in termini di competenze professionali necessarie per offrire servizi bancari e/o per gestire la rosa di norme e controlli che disciplinano l’attività bancaria.

Infine, una volta scelta la strategia, restano da affrontare ulteriori sfide in termini di implementazione del Fintech nel business model tradizionale dell’intermediario bancario e di sostenibilità del nuovo assetto: infatti, mentre l’adozione dell’innovazione tecnologica può costituire un vantaggio nel breve termine, nel medio-lungo termine essa espone le banche tradizionali alla necessità di adottare un assetto organizzativo, politiche di gestione del personale, una cultura aziendale e una leadership, nonché una strategia di comunicazione coerenti con il Fintech.

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