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La blockchain può aiutare la Gdpr?

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È possibile coniugare Blockchain e regolamento GDPR? I ricercatori dell’Università di Cambridge e della Queen Mary University di Londra si posti la domanda e hanno trovato la soluzione

È possibile coniugare Blockchain e regolamento GDPR? I ricercatori dell’Università di Cambridge e della Queen Mary University di Londra hanno provato a rispondere al quesito. E la risposta potrebbe essere affermativa, secondo quanto scrive Forbes.

COS’È IL GDPR

Le impongono alle imprese che operano nell’Unione europea o che forniscono servizi per clienti con sede nell’Unione di far rispettare una serie di diritti dei consumatori in merito alla conservazione dei dati, e in particolare: fornire informazioni chiare sul tipo di dati raccolti e ottenere il consenso esplicito dell’utente a tale scopo; dare agli utenti il ​​diritto di accedere ai propri dati personali, richiedere correzioni e / o revocare il loro permesso di utilizzare tali dati; eliminare i dati personali una volta che è necessario per le sue scadenze di archiviazione e/o quando l’utente ritira il proprio consenso per l’archiviazione di tali dati.

L’IMPATTO OPERATIVO DI GDPR

Essendo entrata in vigore da poco, è ancora difficile tracciare un bilancio della GDPR ma sicuramente alcuni effetti sono chiari, e cioè che l’applicazione del regolamento Ue sta portando alcuni problemi. Per esempio, scrive Forbes “nei Paesi Bassi, Microsoft potrebbe dover pagare una forte somma a causa di problemi di conformità con l’abbonamento ProPlus mentre la Finlandia ha deciso di introdurre norme supplementari per la protezione dei dati privati ​​dei propri cittadini, creando un ulteriore problema di conformità per le imprese che operano nella regione”.

IL RUOLO DELLA BLOCKCHAIN NELLA COMPLIANCE GDPR

La tecnologia blockchain ha già acquisito un interesse significativo in diversi settori, tra cui l’assistenza sanitaria, la gestione della supply chain e la finanza. La sua caratteristica principale, naturalmente, è quella di assicurare un nuovo modo e più sicuro di archiviare ed elaborare grandi volumi di dati. Il problema, che potrebbe rappresentare un ostacolo con i regolamenti GDPR, è rappresentato però proprio dalla natura “immutabile” della tecnologia blockchain. “I sistemi decentrati sono un’area grigia in termini di legislatura. Le attuali disposizioni richiedono che le aziende consentano agli utenti di rimuovere o correggere i loro dati personali dai loro database – si legge su Forbes -. Un ecosistema decentralizzato assume un singolo controller che potrebbe farlo. Nessun individuo o azienda può cancellare i dati registrati su una blockchain pubblica. Di fatto, nessuna autorità può effettivamente regolamentare una blockchain pubblica. L’idea alla base della tecnologia è quella di eliminare la proprietà di una singola fonte e restituire i diritti dei dati ai propri utenti. Rimuovere i dati da una blockchain privata (autorizzata) è tecnicamente possibile, anche se immensamente impegnativo”.

È POSSIBILE CREARE UNA BLOCKCHAIN LEGALMENTE CONFORME?

I ricercatori dell’Università di Cambridge e della Queen Mary University di Londra potrebbero aver trovato una soluzione di compromesso, sottolinea Forbes: “Hanno proposto una nuova soluzione tecnica per blockchain private ​​che incorpora la regola del ‘diritto all’oblio’. Invece di capire come cancellare i dati dalla blockchain, i ricercatori hanno proposto di eliminare le chiavi di decrittografia rilevanti per alcune voci. In questo caso, i dati rimangono registrati nel ‘libro mastro’, ma non è possibile accedervi o decifrarli”.

IL PROBLEMA DEL CALCOLO

blockchainAltro problema che pare essere stato risolto riguarda le immense e costose risorse di calcolo necessarie per la blockchain, la conservazione e la convalida dei dati. Ancora una volta, evidenzia Forbes, sono state proposte alcune soluzioni per risolvere questo problema: “Alcune aziende hanno sviluppato un nuovo ecosistema di mining e un meccanismo di convalida: POC (Proof of Capacity) che richiede meno energia e risorse computazionali per funzionare. In effetti, il mining può essere eseguito con la capacità del disco rigido inutilizzata”. Ad esempio, la società giapponese Nagezeni sta sviluppando un progetto blockchain che consentirà ai creatori online di promuovere i propri contenuti e ricevere mance e donazioni dal pubblico dedicato grazie ai token NZE. Yoshihito Matsumiya, CEO della compagnia, ritiene che la blockchain non solo introduca nuovi usi nei social network, come le micro-transazioni, ma porti anche maggiore sicurezza ai dati degli utenti”.

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