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Banco Bpm, Creval, Popolare Sondrio e non solo. Chi uscirà da Nexi (che farà cassa in Borsa per ridurre il debito)

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Che cosa decideranno alcune delle banche azioniste di Nexi come Banco Bpm, Credito Valtellinese, Popolare di Sondrio e Ubi Banca. La forchetta di prezzo per l’Ipo. E gli obiettivi della quotazione. Fatti, numeri e analisi

 

A cedere le azioni Nexi in Ipo saranno gli azionisti Banco Bpm e il Credito Valtellinese, ma la stessa decisione potrebbe essere assunta anche da Popolare di Sondrio e Ubi Banca.

Sono queste le ultime indiscrezioni finanziarie sull’Offerta pubblica di azioni in corso da parte di Nexi, società specializzata in carte di credito e sistemi di pagamento elettronico.

Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DECISO NEXI SULLA FORCHETTA

Nexi ha fissato una forchetta tra 8,50 e 10,35 euro per azione per lo sbarco a Piazza Affari atteso in aprile. In una nota di ieri, Nexi ha spiegato che l’intervallo di valorizzazione corrisponde ad un enterprise value, comprendente la posizione finanziaria netta, tra un minimo di 7,1 miliardi e un massimo di 8,1 miliardi.

QUANDO E COME E’ NATA NEXI

Nexi è nata nel 2017 dal gruppo Icbpi-CartaSi dopo l’acquisto da parte della cordata dei fondi Bain Capital, Advent e Clessidra. A vendere, due anni prima, erano state le banche azioniste, che oggi posseggono ancora una piccola quota. Il pacchetto arriva infatti al 7% ed è eredità della partecipazione che le ex banche popolari detenevano nell’Istituto centrale banche popolari italiani. Un rapporto anche commerciale, quello fra banche popolari e Nexi: infatti scadranno solo l’anno prossimo alcuni contratti di servizio che legano istituti di credito e la società che sbarca ora in Borsa per crescere e ridurre l’indebitamento.

GLI OBIETTIVI DEGLI ADVISER

Gli adviser del gruppo, riferivano a fine febbraio fonti vicine al dossier, puntano a una valutazione complessiva di 8 miliardi di euro, con un’Ipo che sarebbe la seconda più grande dal 2017, quando tornò in borsa Pirelli, ha sottolineato Reuters.

CHE COSA PREVEDE L’IPO

L’operazione, rivolta ad investitori istituzionali, prevede l’emissione di nuove azioni derivanti da un aumento di capitale di circa 700 milioni funzionale alla riduzione dell’indebitamento. Quest’ultimo — al netto dei costi di quotazione, del rifinanziamento per circa 70 milioni e dell’aumento di capitale — scenderà a circa 1,7 miliardi post Ipo.

LA FORCHETTA

Considerando il debito, la forchetta di prezzo fissata determina un equity value tra 5,4 e 6,4 miliardi di euro.

COME SARANNO LE AZIONI DI NUOVA EMISSIONE

L’offerta comprenderà azioni di nuova emissione (per un controvalore complessivo di circa 700 milioni) derivati da un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione e azioni esistenti. Questo aumento di capitale ha come obiettivo anche la riduzione dell’indebitamento finanziario della società guidata dall’ad Paolo Bertoluzzo, che quindi alla chiusura dell’offerta, al netto degli oneri per il processo di quotazione e per il rifinanziamento del debito pari a circa 70 milioni e all’aumento di capitale di 700 milioni, risulterà di 1,7 miliardi, si legge tra l’altro nel comunicato.

IL PESO DEI DEBITI

Al 31 dicembre 2018 spiccano passività finanziarie totali per 3,7 miliardi di euro, di cui 2,57 miliardi per titoli emessi; il resto sono debiti verso banche (793 milioni) e verso la clientela (354 milioni).

IL DIVIDENDO STRAORDINARIO GIA’ DISTRIBUITO

Nel frattempo gli stessi fondi si sono affrettati a distribuirsi un lauto dividendo straordinario, come si evince da una nota della Banca Popolare di Sondrio, piccolo socio di Nexi: la Popolare di Sondrio ha archiviato il 2018 con un utile netto consolidato di 110,8 milioni (in calo del 30,4% rispetto ai 159,2 milioni del 2017) sostenuto in particolare “da un dividendo straordinario di Nexi pari a 20,8 milioni di euro”.

CHI CEDERA’ LE AZIONI

A cedere le azioni in Ipo dovrebbero essere Banco Bpm (1,6%) e il Credito Valtellinese (1,3%), ma la stessa scelta potrebbe essere fatta anche dalla Popolare di Sondrio (1,3%) e Ubi Banca (0,6%), mentre quote assai piccole sono in mano a Banca di Cividale, Iccrea, Banca Sella Holding, Popolare del Frusinate e Popolare Vesuviana, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “Il 7% potrebbe dunque valere, alle quotazioni indicate, tra 378 milioni e 450 milioni. Per molte banche l’incasso potenziale sarebbe una ricca plusvalenza, visti i bassi valori di carico. Ma non per tutte sarà così, visto che alcuni istituti avrebbero rivalutato la quota nel tempo”.

CHI GESTISCE LA QUOTAZIONE

A gestire la quotazione a Piazza Affari saranno BofA Merrill Lynch, Banca Imi, Credit Suisse, Goldman Sachs e Mediobanca in qualità di joint global coordinator e joint bookrunner, mentre Banca Akros, Barclays Bank, Citigroup Global Markets, Hsbc, Mpsw Capital Services, Ubi Banca , Ubs Investment Bank e UniCredit Corporate & Investment Banking sono joint bookrunner. Banca Imi e Banca Akros agiscono inoltre in qualità di sponsor. Evercore è l’advisor finanziario di Nexi.

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