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Banca d’Inghilterra: profitti banche a rischio con Fintech

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È quanto emerge da serie di stress test effettuati dall’Istituto centrale britannico dai quali si evidenzia una sottovalutazionedelle banche sulla concorrenza della tecnofinanza

La concorrenza delle società Fintech potrebbe erodere i profitti delle banche britanniche di un miliardo di sterline. La stima arriva da una serie di stress test effettuati dalla Banca d’Inghilterra sulla base dei quali emerge che gli istituti del paese starebbero sottovalutando i rischi legati alle start up attive nel settore delle tecnologie finanziarie. Secondo il rapporto dell’istituto centrale britannico il sistema bancario dell’isola sarebbe in grado di resistere a profonde e simultanee recessioni nel Regno Unito e in altre economie globali, ma anche a forti diminuzioni dei prezzi degli asset e costi derivanti da comportamenti scorretti nel settore. Addirittura, nello scenario peggiore, il test ha simulato perdite per circa 50 miliardi di sterline in due anni: e se dieci anni fa una simile perdita avrebbe di fatto cancellato la base del sistema bancario britannico, oggi, osserva l’Istituto centrale britannico, il sistema finanziario sarebbe in grado di assorbire la botta.

Le banche tradizionali sottovalutano l’impatto della aziende Fintech

Il vero punto interrogativo rimane, invece, la sottovalutazione da parte degli istituti storici dell’impatto della concorrenza delle società Fintech sulla loro redditività. Più precisamente il test ha ipotizzato un contributo delle Fintech alla “compressione dei margini netti di interesse delle banche” di 1,1 miliardi di sterline al 2023. La banca centrale sottolinea nel rapporto che “le pressioni concorrenziali esercitate dalle Fintech, e in particolare l’emergere di sistemi di Open Banking, possono causare perturbazioni maggiori e più rapide dei modelli di business delle banche rispetto a quanto previsto dalle banche stesse”. Secondo l’Istituto centrale inglese, l’azione delle aziende Fintech potrebbe contribuire a ridurre gli scoperti bancari, erodere i proventi delle commissioni dei servizi di pagamento, aumentare il rischio di liquidità con maggiore frequenza e rendere più difficile per gli istituti di credito attrarre e trattenere i clienti, o rendere appetibili i prodotti cross-sell. Inoltre, l’aumento di strumenti dedicati come le piattaforme tecnologiche, farebbero preferire ai clienti la “tecnofinanza” rispetto ai prodotti offerti dalle banche tradizionali, erodendo la fedeltà dei clienti e costringendo gli istituti finanziari stessi ad aumentare le spese di marketing.

Si tratta solo di test

La Banca d’Inghilterra ha sottolineato, comunque, di essere favorevole al sostegno del Fintech, che il governo considera un settore chiave per l’export del Regno Unito specialmente dopo la Brexit, nonostante le possibili minacce che rappresenta per le banche tradizionali. E aggiunge che la redditività del settore bancario potrebbe essere comunque recuperata, ricordando che lo studio è solo un test pensato per comprendere le reazioni del sistema piuttosto che una previsione vera e propria.

Ulteriori impatti da entrata di giganti del settore e dalle spese per la cyber security

Bisogna però considerare anche che gli stress test condotti dalla Banca Centrale non hanno incluso il potenziale impatto futuro dell’entrata nel settore dei servizi finanziari di giganti della tecnologia come Google “che potrebbe danneggiare ulteriormente le banche”, ha ricordato Business Insider. Senza dimenticare l’aspetto della sicurezza. Secondo la Banca centrale inglese ci sarà infatti anche un aumento delle spese in cyber security anche se è presto, ha affermato, per stimare una perdita di profitto. L’industria Fintech è esplosa nel Regno Unito nell’ultimo decennio e ora vale circa 7 miliardi di sterline. Banche come Goldman Sachs, JP Morgan, Barclays e BNP Paribas si sono spostate nel settore negli ultimi anni investendo, collaborando e monitorando start up con l’obiettivo di ridurre i costi e di non rischiare di scomparire in futuro per mano delle nuove imprese della “tecnofinanza”.

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