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I Verdi in Germania sono come i grillini italiani sull’energia?

Verdi Germania

I Verdi in Germania si stanno rimangiando il loro no a nucleare a carbone? L’articolo di Tino Oldani per ItaliaOggi

Non c’è voluto molto tempo per capire qual è la stoffa politica dei Verdi tedeschi, ora al governo a Berlino come secondo partner della coalizione semaforo, guidata da Olaf Scholz, insieme a socialdemocratici e liberali. Avete presente i grillini di casa nostra? Ebbene, sembrano la loro fotocopia. Appena arrivati al governo, anch’essi si sono rimangiati in un amen tutti i «no» che avevano sbandierato in campagna elettorale. In Italia è stato così per i no grillini all’euro, alla Tav, al gasdotto Tap, al terzo mandato, perfino ai vaccini, tutti rimangiati pur di non mollare seggio e stipendio da 15 mila euro al mese. In Germania, i Verdi hanno appena cominciato a fare altrettanto, rimangiandosi il no al nucleare e ai combustibili fossili, con ragionamenti da politici che sembrano avere messo la testa a posto, consapevoli dei problemi reali, ma restando pur sempre dei voltagabbana.

Il loro primo no a diventare sì è stato quello sul nucleare. Un no che è durato appena un paio di giorni. Il 31 dicembre, quando la Commissione Ue ha reso pubblica la bozza della tassonomia verde, includendo il nucleare e il gas tra le fonti di energia sostenibili per raggiungere lo zero emissioni di anidride carbonica entro il 2050, i leader dei Verdi tedeschi l’hanno immediatamente bocciata, aggiungendo che mai e poi mai la Germania, con loro al governo, ne avrebbe approvato il testo. Una brutta gatta da pelare per la connazionale Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, che così rischiava di essere sconfessata proprio dal suo paese.

Ma nel giro di poche ore, ecco il dietrofront. La ministra dell’Ambiente, Steffi Lemke, 53 anni, esponente di punta dei Verdi, ha preso atto che vi sono poche possibilità che l’Ue modifichi la bozza della tassonomia verde, poiché non vi è in Europa una maggioranza di paesi contrari. Anzi, quelli contrari, insieme alla Germania, sono tre in tutto: Austria, Spagna e Lussemburgo. Mentre i favorevoli al nucleare e al gas sono la stragrande maggioranza, guidati dalla Francia di Emmanuel Macron, che con il nucleare produce il 70% dell’energia elettrica ed ha appena lanciato un programma di forti investimenti in nuove centrali nucleari, le quali, detto per inciso, non emettono anidride carbonica. Così, dopo la Lemke, anche il portavoce del governo federale ha fatto marcia indietro, con una dichiarazione a zig-zag: da un lato conferma che la Spd e Scholz considerano il nucleare «non sostenibile», ma poi prende atto che è bene non andare oltre le affermazioni di principio. In buona sostanza, fine della protesta tedesca, nessuna volontà da parte di Berlino di pestare i piedi a Macron e creare un incidente di percorso per l’amicizia franco-tedesca.

L’ambientalismo ammantato di ipocrisia dei Verdi tedeschi non finisce qui. Sempre il 31 dicembre scorso, quando è uscita la bozza Ue della tassonomia verde, sono stati i primi a ribadire che la Germania, proprio in quel giorno, stava chiudendo tre centrali nucleari, mentre le rimanenti tre saranno fermate entro la fine di quest’anno. Il tutto per accelerare la transizione verde. Una vanteria che, in realtà, punta a nascondere una balla colossale. Il mix delle fonti di energia in Germania, fino al 31 dicembre, oltre al nucleare (12%), comprendeva a grandi linee il 41% di energie rinnovabili, il 28% di carbone e il 18% di gas. L’obiettivo green del governo è di arrivare a soddisfare la domanda di energia con l’80% di rinnovabili entro il 2030. Pura illusione. Il motivo?

Tolto di mezzo il nucleare, e visto il ritardo del Nord Stream 2, si stanno rivelando quanto mai utili le vecchie centrali elettriche a carbone, la cui chiusura, su richiesta degli ambientalisti, è stata anticipata dal 2039 al 2030, ma soltanto a parole. Infatti, le estrazioni di carbone e di lignite dalle miniere tedesche non solo continuano, ma l’anno scorso è stato addirittura autorizzato l’ampliamento della miniera a cielo aperto di Garzweiler, una delle più grandi del paese. Ragioni di sicurezza, spiegò Angela Merkel, per garantire energia elettrica sufficiente nel Nord Renania-Vestfalia. Una licenza speciale di cui la società Rwa, che gestisce la miniera, continuerà ad avvalersi ancora per anni, con tanti saluti al no dei verdi per il carbone.

Un altro no dei Verdi destinato a diventare sì riguarda il Nord Stream 2. La leader verde, Annalena Baerbock, oggi ministro degli Esteri, in campagna elettorale si è più volte schierata contro il gasdotto russo e contro l’inclusione del gas nella tassonomia verde. Il programma di governo della coalizione semaforo, tuttavia, non cita neppure una volta il Nord Stream 2, a cui sono favorevoli la Spd e i liberali. Alla fine, anche in questo caso, i Verdi tedeschi imiteranno i grillini. Per nascondere tutti questi dietrofront, nei giorni scorsi la ministra dell’Ambiente, Lemke, ha annunciato un piano per costruire tra mille e 1.500 pale eoliche l’anno in tutta la Germania, così da aumentare il contributo delle energie rinnovabili al fabbisogno nazionale. Non l’avesse mai detto. Di colpo, sono usciti allo scoperto molti oppositori dell’energia eolica, compresi alcune componenti dei verdi, per rendere inattuabile tale piano.

Il caso più eclatante è quello della Baviera, dove il governo regionale, guidato da Markus Soder, Csu, ha varato una legge che impone alle torri eoliche di rispettare una notevole distanza dagli edifici residenziali più vicini: questa distanza dovrà essere pari a dieci volte l’altezza della pala eolica, misurata da terra al vertice dell’elica. Una norma che, per giudizio unanime, rende quasi impossibile installare pale eoliche in Baviera. Quanto al resto della Germania, una forte componente ambientalista si oppone a nuove pale perché i parchi eolici esistenti sarebbero responsabili dell’uccisione di centomila uccelli l’anno. Altro dietrofront in vista?

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