Energia

Tutte le proposte del Mise per il Recovery Plan che toccano anche Eni, Enel, Snam, startup e pmi

di

Mise decarbonizzazione

Ecco la bozza di documento del ministero dello Sviluppo economico con le proposte per il Recovery Plan inviate a Palazzo Chigi

“Trasformazione digitale e innovazione”, “Transizione verde”, “Attrattività e rafforzamento del sistema produttivo”.

Sono i tre macro temi in cui sono suddivise le proposte che il ministero dello Sviluppo economico guidato da Stefano Patuanelli (M5S) ha inviato al dipartimento delle Politiche europee della presidenza del Consiglio, ovvero al dicastero retto da Enzo Amendola (Pd), in vista della predisposizione da parte del governo del Recovery Plan per accedere alle risorse previste dal Next Generation Eu.

Non si sono soltanto azioni e fondi che riguardano settori in cui sono già attivi colossi italiani dell’energia come Eni, Enel e Snam – dall’economia circolare all’idrogeno, passando per il settore elettrico innovativo – ma anche un vecchio e dibattuto pallino dei 5 Stelle: ovvero una vera e propria banca pubblica: si sta pensando per caso a rimpinguare le casse di Mps?, si vedrà.

Sta di fatto che tra le azioni consigliate dal dicastero di Patuanelli – come si legge in questa bozza del documento – c’è la “costituzione della Banca Pubblica per gli Investimenti secondo il format di una Banca Nazionale di Promozione (di cui alla Comunicazione della Commissione COM(2015) 361 final del 22 luglio 2015)”.

“E’ infatti necessario, come già accade in Francia e Germania (ad esempio) – si legge – affiancare a Cassa Depositi e Prestiti una Banca Pubblica, la cui attività sia complementare, al fine di migliorare l’offerta di finanziamenti per gli investimenti, sia nei settori in cui si registrano fallimenti del mercato, evitando sovrapposizioni con fonti di finanziamento alternative, sia sui mercati già serviti da banche commerciali, che distribuisca i suoi prodotti indirettamente attraverso il settore bancario commerciale anche condividendo il rischio di credito con le banche e gli intermediari vigilati operanti sul territorio”.

C’è anche un capitolo di proposte che riguardano le startup e le pmi: ecco una sintesi:

L’item 1 prevede in attuazione della direttiva 1151/2019 che le microSRL possano essere costituite anche online, sulla base di uno statuto standard approvato dal Ministero, nel rispetto completo dei principi di legalità, ivi compresa la verifica antiriciclaggio, riportante la firma digitale dei costituenti a norma del regolamento E-idas dell’UE. Tale previsione consente a) un risparmio in fase di starting di non meno di 2000 euro (media nazionale) immediatamente reinvestibili nell’esercizio dell’attività; b) la costituzione immediata della società, senza tempi morti (vd per entrambi i punti le prescrizione OECD).

L’item 2 prevede l’implementazione del funzionamento degli Sportelli Unici per le attivita’ Produttive, finalizzata alla reale attuazione dell’obiettivo del once only: un unico repository per la documentazione dell’impresa, che dovra’ fornirne prova una sola volta. Il funzionamento del SUAP quale alimentatore di tale repository (il fascicolo d’impresa) sara’ assicurato dall’aggiornamento delle regole tecniche contenute nell’allegato al D. P. R. 160/2010 e dalla applicazione su tutto il territorio nazionale per tutti i circa 8.000 Comuni italiani, delle medesime modalita’ di ricezione e trasmissione delle istanze e della relativa documentazione da parte delle imprese verso gli enti terzi ed il fascicolo d’impresa. La realizzazione del processo di razionalizzazione /efficientamento / semplificazione avviatosi nel 2010 con la previsione dei Suap quali front-office nei confronti delle imprese per tutto cio’ che riguarda i rapporti tra PA ed impresa, oltre ad assicurare la compliance con l’acquis comunitario, rappresentera’ uno dei valori aggiunti, in termini di risparmio di tempi e risorse, anche economiche, che potranno contribuire, soprattutto in questa fase critica e che necessita di spinte di efficientamento, alla semplificazione e quindi ad una maggiore competitivita’ delle imprese italiane.

L’item 3 prevede la deburocratizzazione dei procedimenti d’avvio dell’attività d’impresa, in linea con quanto richiesto dalla direttiva 123/2006, spostando in capo all’amministrazione, che in base all’item 2) avrà a disposizione in unica repository il complesso delle informazioni relative ai soggetti, all’oggetto ed alle localizzazioni delle attività economiche, la responsabilità del procedimento, sgravando pertanto l’imprenditore da allegazioni, autocertificazioni, dichiarazioni sostitutive. Ciò consentirà l’effettività dell’interlocutore unico e dell’impresa in un giorno, risolvendo il grave gap (vd rapporti OECD) del doing buiness in Italia.

L’item 4 mira a rafforzare ed integrare lo “Startup Act” del MISE in linea con le raccomandazioni della “Valutazione OCSE 2018”, implementando gli attuali strumenti di sostegno al debito , espandendo gli incentivi per gli investimenti in equity a favore del finanziamento e per la crescita delle startup ad alto potenziale innovativa, accompagnando l’investimento in capitale con incentivi fiscali agli investimenti in equity e con azioni di supporto. Il MISE può dare il proprio contributo in qualità di braccio operativo intermediando tra i diversi soggetti dell’ecosistema startup.

L’item 5 intende promuovere un modello organizzativo che superi la frammentazione tipica italiana della catena del valore, attraverso lo strumento del Contratto di rete, e, contemporaneamente, favorisca l’iniezione di capitale pubblico nelle iniziative private ritenute strategiche e l’attivazione di un sistema collegato di formazione, ricerca e innovazione, l’accelerazione di procedure amministrative, la realizzazione di azioni mirate in grado di attirare finanziamenti e cervelli. Oltre alle reti sono considerate anche le azioni di partenariato e aggregazione.

L’item 6 mira a stimolare le imprese “potenziali esportatrici”, rallentate dalla crisi pandemica, circa 50 mila concentrate tra PMI (circa la metà ha meno di 50 addetti).

L’item 7 prevede due elementi connessi tra di loro: a) la redazione da parte delle imprese di un bilancio verde, nel quale sono indicate le esternalità negative e positive, per raggiungere un equilibrio di bilancio, da depositare presso il registro delle imprese, che lo pubblica; b) l’assegnazione di un bollino verde di diversa gradazione, che sia di indirizzo per il consumatore eco-friendly e per il mercato (ivi compreso e soprattutto il settore pubblico, erogatore, agevolatore o stazione appaltante).

+++

Ecco di seguito il documento completo.

SCHEDE DI DETTAGLIO PROGETTAZIONI MISE A DPE PER RECOVERY PLAN

+++

Sintesi articolo del Corriere della Sera sul documento:

La conferma per almeno altri tre anni del super-ecobonus e del super-sismabonus, gli incentivi fiscali al 110% che di fatto consentono di ristrutturare casa a costo zero se ci sono miglioramenti di efficienza energetica o di sicurezza antisismica. Le due misure, introdotte dal governo con il decreto Rilancio, scadono al momento alla fine del 2021 ma «potrebbero essere estese per il periodo 2022-2024, con riserva di ulteriore proroga». E l’estensione potrebbe essere possibile grazie al Recovery fund, il piano europeo di aiuti che solo per questa voce metterebbe a disposizione 30 miliardi di euro. Per il momento si tratta solo di una proposta del ministero dello Sviluppo economico. L’elenco vero e proprio dei progetti da finanziare con i 209 miliardi di euro messi a bilancio da Bruxelles, il governo lo presenterà solo a gennaio.

Nella scheda del progetto si sottolinea come «il periodo più ampio darebbe più stabilità ed efficacia anche alla misura già vigente e incoraggerebbe nuovi investimenti da parte degli operatori di mercato». E si ipotizza anche una stima sugli effetti, «con un tasso di intervento di circa l’1% l’anno della superficie complessivamente occupata».

Nelle 37 pagine del documento c’è anche un capitolo dedicato alla «decarbonizzazione, al rilancio produttivo, sociale e territoriale» di Taranto con «l’utilizzo dell’idrogeno in una prospettiva di medio-lungo termine» per le acciaierie ex Ilva. Ma decarbonizzazione e idrogeno non riguardano solo Taranto, visto che per una serie di altri progetti ci dovrebbero essere in tutto, sempre secondo le richieste del ministero, 4,5 miliardi di euro. C’è poi un piano per l’intelligenza artificiale nella produzione industriale e non solo, un progetto per mettere a regime l’utilizzo del blockchain, il registro digitale non modificabile, per la tracciabilità dei prodotti made in Italy. E anche 350 milioni di euro per arrivare alla costruzione del deposito unico per i rifiuti radioattivi, progetto che si trascina da anni perché nessun Comune ne vuole sentir parlare

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati