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Su cosa litigano i Paesi Ue?

Litigi Ue

Tutti dossier su cui ci sono divergenze nell’Unione europea. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

Dopo due anni di pandemia, l’intera Europa (500 milioni di abitanti e 22,7 milioni di imprese) deve fare i conti con nuove emergenze, che stanno incidendo non poco sui bilanci delle famiglie e delle imprese. Basta ricordare gli aumenti delle bollette della luce e del gas, saliti alle stelle per varie concause, non ultima la faciloneria con cui la Commissione Ue ha lanciato il Green Deal, fissando tempi ambiziosi quanto assurdi per l’attuazione della rivoluzione verde dell’economia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i 27 paesi dell’Ue stanno litigando su tutto, nucleare, gas, debiti pubblici e ora perfino sulle scorte di cibo; così i danni si aggravano, mentre i tempi delle decisioni, a Bruxelles, sono talmente lenti da indurre a temere il peggio: imprese chiuse per i costi insostenibili dell’energia, milioni di disoccupati, tariffe e prezzi mai visti, impoverimento di massa. Una prospettiva drammatica che, sul piano geopolitico, fa dell’Ue un vaso di coccio rispetto a concorrenti più rapidi nel decidere il da farsi, come Usa e Cina.

Ecco un breve ripasso dei litigi che stanno mettendo a nudo la debolezza istituzionale dell’Unione europea. Il nuovo governo tedesco, guidato da Olaf Scholz, socialdemocratico, con i Verdi piazzati in alcuni ministeri chiave, ha dichiarato inaccettabile la tassonomia con cui la Commissione Ue ha proposto di includere il nucleare tra le energie sostenibili nella transizione verde. Pura ipocrisia, quella tedesca, ammantata di verde. Basti ricordare che, insieme al nucleare, la Commissione Ue ha inserito nella tassonomia verde anche il gas, che è un combustibile fossile odiatissimo dai Verdi. Ma sul gas, guarda caso, la Germania si è guardata bene dal porre un veto, visto che non vede l’ora di mettere in funzione il gasdotto russo Nord Stream 2 per coprire il proprio fabbisogno energetico.

Una sceneggiata condotta con abile ipocrisia, lasciando dire ai Verdi tedeschi che il gas e il nucleare non vanno più bene, ma solo se usati dai concorrenti. Insomma, un colpo basso alla Francia di Emmanuel Macron, amica solo a parole, che produce il 70% di energia elettrica con il nucleare, per ricordargli chi comanda davvero in Europa.

Dettaglio da non trascurare: sulle fonti di energia si è rotta la tradizionale alleanza tra Germania e Olanda, saldissima nei 16 anni della cancelliera Angela Merkel. Infatti, il nuovo governo olandese, presieduto da Mark Rutte e costituito dopo 271 giorni di trattative fra quattro partiti di centrodestra, ha deciso di costruire due nuove centrali nucleari, oltre a prolungare la vita di quella esistente a Borssele. Non solo. Da capofila tradizionale dei paesi frugali, ostile alla spesa pubblica facile e ai debiti di Stato, l’Olanda ha deciso una conversione a U: niente più austerità, ma aumenti di spesa pubblica a go-go con la scusa della rivoluzione verde, prestiti e debiti a raffica, ma sempre poche tasse, fatta eccezione per una nuova, ma piccina, sulle multinazionali che hanno la sede in Olanda, noto paradiso fiscale. Una tassa minima, escogitata per prevenire l’accusa di concorrenza sleale fra gli Stati.

La prova del budino di questa capriola finanziaria dell’Olanda si avrà presto, non appena diventerà pubblico il dibattito in sede Ue attorno alla riforma del patto di stabilità concordato da Italia e Francia per mandare in archivio i vincoli del trattato di Maastricht (3% deficit/pil; 60% debito/pil). La bozza di questa riforma, scritta dai più stretti collaboratori di Mario Draghi e di Macron, è stata riassunta ieri da Federico Fubini sul Corriere della sera: prevede di trasferire i debiti pubblici contratti dai paesi Ue durante la pandemia, e tuttora in carico alla Bce, in una nuova agenzia Ue (il Mes riformato ad hoc), il tutto grazie a uno scambio con nuovi titoli emessi dal Mes, previo benestare dei paesi Ue.

Per il Corriere della sera sarebbe, per la seconda volta, una messa in comune dei debiti dei paesi Ue, dopo il Recovery Plan, ovvero un successo. Per Giuseppe Liturri (La Verità) sarebbe vero il contrario: il modo più efficace per incaprettare l’Italia e sottometterla al Mes per una cura in stile Grecia. Per sapere come andrà a finire, inutile guardare a Bruxelles: come sempre, il giudizio che conta arriverà da Berlino, dove il ministro delle Finanze, Christian Lindner, liberale, ha fama di falco.

All’elenco delle nuove emergenze Ue si è aggiunto anche il cibo. Antonio Tajani, eurodeputato di Forza Italia e vicepresidente del Ppe, ha provato a dare la sveglia alla Commissione, guidata da Ursula Von der Leyen, con una interrogazione allarmata. La Cina, scrive Tajani, negli ultimi mesi si è accaparrata il 69% delle riserve mondiali di mais, il 60% di quelle di riso e il 51% di grano, spendendo 98,1 miliardi di dollari. Grazie a questi acquisti, secondo un alto funzionario di Pechino, la Cina si è resa autosufficiente per un anno e mezzo. Per l’Onu, citato da Tajani, «l’accaparramento cinese ha provocato un aumento dei prezzi agricoli del 30% in un anno». Tutto ciò, a breve, si ripercuoterà sulla spesa quotidiana delle famiglie anche per i beni di prima necessità, come pane, pasta, riso e zucchero.

La Coldiretti, allarmata non meno di Tajani, sostiene che, sia pure con ritardo, «sta emergendo una maggiore consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia, sulle quali occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare». Da qui la richiesta di Tajani all’Ue: «Creare uno stoccaggio comune del grano e del gas, sulla falsa riga di quello per il vaccino contro il Covid».

Finora, da Bruxelles nessuna risposta. Ma sommando il forte rincaro dell’energia a quello dei fertilizzanti e dei prodotti agricoli, c’è chi comincia a temere un futuro tremendo per l’Ue, dove ai blackout elettrici di interi paesi (Giorgetti dixit), potrebbero aggiungersi temporanee carestie di cibo.

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