Energia

Snam, ecco strategia e progetti di Alverà

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Che cosa ha detto il Ceo di Snam, Marco Alverà, presentando a Berlino il First Global Gas Report, realizzato in collaborazione con il BCG Center for Energy Impact

 

Investire nelle infrastrutture del gas, rafforzare le reti di trasporto e integrare sempre di più i mercati partendo da quelli europei, puntare sulle tecnologie per migliorare la sostenibilità del gas e decarbonizzare il settore nel lungo termine. È la strategia lanciata a Berlino dal Ceo di Snam Marco Alverà, che ha presentato nelle sale dell’Ambasciata italiana il First Global Gas Report, realizzato in collaborazione con il BCG Center for Energy Impact. Un rapporto che individua le tendenze principali nel mercato mondiale del gas naturale proiettandole nei prossimi anni, decisivi per le prospettive di crescita del settore.

 

Gli autori dello studio ritengono che il futuro del gas sia ancora tutto da scrivere, ma che la sua domanda mondiale sia ora a un punto di svolta, spinta da una crescente liquidità, dall’aumento della competitività dei costi rispetto ad altri combustibili e da una maggiore consapevolezza del suo ruolo ai fini della decarbonizzazione. Le previsioni per i prossimi 15 anni stimano una crescita della richiesta globale oscillante tra il 2 e il 2,5%, anche a fronte di una costante diminuzione della produzione in Europa. Per questo, ha spiegato Averà, diventano decisive le capacità di stoccaggio dei singoli paesi. E dopo la Brexit, Germania e Italia saranno le nazioni europee in prima fila, pronte per una reciproca collaborazione: “Lo stoccaggio rafforza la sicurezza degli approvvigionamenti e consente di aggirare la forte oscillazione dei prezzi fra inverno ed estate”, ha proseguito il ceo di Snam, “perché permette di acquistare il gas nei mesi caldi, quando il prezzo è più basso, e riutilizzarlo in inverno, quando il suo costo è maggiore”.

Il Report traccia un bilancio del settore, che negli ultimi anni non ha confermato le previsioni entusiastiche di inizio decennio. Dal 2011, anno in cui l’Agenzia internazionale dell’energia IEA si sbilanciava annunciando l’avvento di “una probabile età dell’oro del gas”, al 2016 solo gli Stati Uniti hanno confermato qell’ottimismo, grazie principalmente alla rivoluzione sul piano della produzione dello shale gas, il gas prodotto da rocce di scisto. Le stime dei dati preliminari di Cedigaz, citati nel First Global Gas Report, indicano nel 2016 una produzione di gas globale tendenzialmente stabile. Data la crescita del consumo a livello mondiale, la differenza tra produzione e consumo sarebbe in gran parte ascrivibile all’incremento di prelievi da stoccaggio.

In aree sempre più dinamiche come l’Asia si è invece assistito a sviluppi non omogenei. Affinché il gas possa guadagnare quota nel mix energetico della regione, prosegue il Report, sarà necessaria una maggiore competitività nei confronti del carbone, da raggiungere attraverso una combinazione di efficienza dei costi a livello industriale e strumenti di policy. Il discorso riguarda anche la possibilità di incidere sulle emissioni di Co2 e sulla qualità dell’aria e dell’ambiente. Per Averà, se la Cina sta operando in tal senso, maggiori preoccupazioni riguardano l’India, un’economia in rapida crescita ma il cui paniere energetico dipende ancora troppo dal carbone: “Ogni dollaro investito per aiutare l’India a ridurre le emissioni di Co2 sarà un dollaro ben speso”, ha aggiunto il Ceo di Snam.

Ma gli autori del rapporto evidenziano anche significativi progressi nel superamento di alcuni ostacoli che hanno frenato la crescita dei consumi negli ultimi cinque anni. Tra questi i primi segnali della crescita del GNL manifestatisi nel 2016, in termini di volumi di mercato e convergenza dei prezzi, confermati poi anche nella prima metà del 2017 e la ripresa dei consumi in Europa che nel 2016 ha subito un’ulteriore accelerazione. “Anche l’Italia ha conosciuto 12 trimestri consecutivi di crescita del consumo del gas, con una ripresa significativa nell’industria pesante”, ha detto ancora Alverà: segno che l’economia ha ripreso la marcia.

Il Report di Snam individua le nuove frontiere del gas naturale nel percorso di decarbonizzazione del mondo. “Il suo ruolo sta cambiando”, scrivono gli autori, “trasformandosi da combustibile della transizione energetica o ponte a componente essenziale e sostenibile del mix energetico del futuro, coerentemente con gli obiettivi di riduzione dell’anidride carbonica”. Le tecnologie giocano un ruolo fondamentale “nello sviluppo del biometano, il gas rinnovabile con emissioni di Co2 nulle , in quello di produzione di idrogeno o di gas naturale sintetico da power to gas utilizzando fonti rinnovabili intermittenti, fino alla riduzione delle emissioni di gas convenzionale attraverso le nuove tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS)”. Il gas naturale rivestirà un ruolo crescente nella sostituzione dei combustibili più inquinanti nel settore dei trasporti su strada, dove il futuro sarà dei veicoli elettrici, a gas naturale o ibridi gas-elettrico, e via mare (gas naturale compresso e gas naturale liquefatto) “e nel settore dell’Heating&Cooling con tecnologie in grado di combattere l’iquinamento atmosferico e promuovere l’utilizzo di energia rinnovabile nella climatizzazione degli edifici”.

“Un rapporto equilibrato e realistico”, ha concluso Averà, che individua la strada futura in un bilanciamento delle varie risorse energetiche nel quale il gas naturale giocherà un ruolo di punta. E potrà essere uno strumento di maggiore integrazione geopolitica anche per l’Unione Europea, che deve puntare a coinvolgere i paesi del Nord Africa a sud e l’Ucraina a est, con le sue pipeline e i suoi depositi di stoccaggio: un contributo alla stabilizzazione di queste turbolenti aree confinanti.

Uno strumento importante è il piano energetico nazionale 2017 (Sen) adottato dall’Italia, illustrato sinteticamente dall’ambasciatore a Berlino Piero Benassi nel suo intervento introduttivo, mentre gli spunti offerti da Averà e dal rapporto della Snam sono stati poi discussi da due esperti tedeschi del settore: Kirsten Westphal, responsabile della politica energetica della Fondazione scienza e politica (Stiftung Wissenschaft und Politik, SWP) uno dei think-tank più autorevoli della capitale, e Uwe Frank, presidente del World Energy Council Germany.

Pierluigi Mennitti

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