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Roma, tutti i diverbi fra Raggi e Ama su bilanci e monnezza

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Ribaltone in vista ai vertici dell’Ama? È quello che si stanno chiedendo in queste ore in Campidoglio dopo le ultime corrispondenze di poco amorevoli sensi tra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e i vertici della società comunale della nettezza urbana.

PERCHE’ IL BILANCIO AMA DIVIDE SINDACO E VERTICE DELL’AZIENDA

Casus belli? Il bilancio dell’Ama che il Campidoglio non ha per nulla apprezzato perché troppo poco attendo rispetto ad esigenze e aspettative dell’azionista, ossia il Comune retto dalla giunta M5s.

ECCO LE MIRE DI VIRGINIA RAGGI SU AMA

Tutto è pronto per una delibera di giunta per dare indicazioni all’Ama; indicazioni per nulla gradite ai vertici dell’azienda, anzi. Raggi e l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, puntano alla chiusura del bilancio Ama con un passivo di 18 milioni di euro: soldi che l’azienda aveva inserito come crediti verso il Comune ma che la giunta non riconosce.

RISORSE E OBIETTIVI PER IL SINDACO CON AMA

Con questa mossa, secondo le cronache, la road map dell’amministrazione per il 2019 prevede per Ama 400 innesti, 620 autisti per Atac e 500 vigili da reclutare in aggiunta ai 350 assunti quest’anno. Tutto frutto delle risorse non più riconosciute dal Campidoglio all’Ama che invece li considerava crediti esigibili, sottolineano gli esperti.

CHE COSA HA SCRITTO IL CORRIERE DELLA SERA

Il Campidoglio «commissaria» Ama, scriveva infatti solo due giorni fa il Corriere della Sera. Perché? Tutto nasce da una lettera degli uffici capitolini che forniva all’ad della municipalizzata dei rifiuti, Lorenzo Bagnacani, le coordinate per riscrivere il bilancio 2017 e, quindi, passare a nuova approvazione.

ECCO LE VERE RAGIONI DELLA DIVERGENZA

Quali sono le ragioni delle divergenze? “A finire sotto esame, in effetti, è proprio il consuntivo dell’azienda, licenziato dal cda Ama ad aprile ma mai approvato dal Comune che non intende riconoscere 18 milioni di crediti vantati dall’azienda in relazione alla gestione dei servizi cimiteriali tra il 2008 e il 2014. Di fatto, però, respingere il bilancio significa esautorare il cda, una sfiducia tecnica che, di solito, porta alle dimissioni. Talvolta anche dell’assessore competente”, ha scritto il Corsera.

LE QUESTIONI FINANZIARIE

«Esigo al più presto una soluzione immediata per risolvere lo stallo», ha detto il 15 novembre detto la sindaca lanciando a Bagnacani il secondo ultimatum in due giorni, una corsa contro il tempo per evitare il fallimento dell’azienda dopo la (buona) notizia della proroga al 10 dicembre delle linee di credito bancarie.

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