Energia

Energia, primo obiettivo abbassare il costo della bolletta

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Rinnovabili

L’intervento di Paolo Arrigoni, senatore della Lega su energia, rinnovabili, gas, equilibrio della domanda e dell’offerta per la produzione…

Quando si parla di energia occorre guardare al futuro con le idee chiare per poter realizzare obiettivi ambiziosi, innanzitutto sostenibili per le tasche degli italiani, che consentano di creare le condizioni per un mercato energetico efficiente, integrato a livello europeo e che sappia guardare alle opportunità che arrivano dalle aree geografiche di nostra influenza, a partire dal Mediterraneo ricco di risorse energetiche. Un principio su tutti: il costo della bolletta è alto e vanno poste in essere tutte le azioni necessarie, di breve e medio termine, per abbassarlo. Il futuro deve spingere verso un decentramento del sistema che deve, per le rinnovabili, poter trovare l’equilibrio tra domanda e offerta di energia il più possibile verso la periferia, attraverso una maggiore integrazione della rete e una nuova normativa che apra questo mercato ai piccoli e piccolissimi, la spina dorsale del tessuto economico italiano.

L’Italia ha una consolidata tradizione nell’utilizzo del gas naturale. Un utilizzo e una capillare infrastruttura dovuti – non dimentichiamolo – all’intuizioni e all’intraprendenza di Enrico Mattei. Il gasdotto TAP rappresenta per il nostro Paese un’occasione strategica per diversificare le fonti di approvvigionamento ma anche per aumentare la concorrenza. La diversificazione delle fonti però non si limita ai solo gasdotti ma prevede anche altre strategie. Il termine più corretto è mix inserito in un contesto di transizione che dallo stato attuale deve condurci a un’economia green basata sulle rinnovabili.

Bene spingere armonicamente le economie nazionali verso la “decarbonizzazione”, assicurando però un’adeguata flessibilità per tenere conto delle loro caratteristiche e di quanto già realizzato. La spinta europea verso rinnovabili ed efficienza energetica può avere senso a patto che il tutto sia sostenibile in termini di costi, che ci sia uniformità a livello europeo nel raggiungimento degli obiettivi, che non si elimini l’industria energetica europea che utilizza fonti tradizionali. Serve la migliore capacità e competenza possibile per gestire questa fase di transizione energetica delicatissima per l’Europa. A tal proposito nella prossima programmazione europea sarà necessario un maggior sostegno alle politiche degli stati in tal senso, se l’Europa vuole innanzitutto dimostrare di crederci.

Gli obiettivi della SEN sono molto, anche troppo, ambiziosi, in particolare le percentuali previste di energia elettrica da fonte rinnovabile richiedono ingenti investimenti in nuova capacità, specialmente nel fotovoltaico. I legislatori invece devono sforzarsi di valutare, e se necessario rivalutare, gli obiettivi della SEN alla luce del trade-off che le scelte comportano. Correggendo se necessario i target sub-ottimali, con particolare riguardo per le ragioni anzidette sui costi del sistema.

In Italia l’uscita dal carbone è un processo oramai avviato. Accelerare di qualche anno incentivando l’uscita è anche possibile, ma bisogna confrontarsi con i costi e soprattutto con l’adeguatezza del sistema che ne deriverebbe, come dicevo nella precedente risposta. Ricordiamo che oggi la produzione di energia elettrica dal carbone non supera oggi il 10% in Italia, mentre in altri Paesi europei è molto più alta. Giusto per restare nel tema delle strategie di armonizzazione delle politiche europee. Questo è un tema di cui parleremo sicuramente con gli alleati di governo.

Il 32% di energia pulita nei consumi finali al 2030 è senza dubbio un altro obiettivo molto ambizioso. L’Italia ha fatto la sua parte in Europa, molti altri Paesi europei ancora no. Attenzione a voler fare sempre i primi della classe: riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili occorrerebbe agire soprattutto a livello micro senza gravare troppo sulla rete come succede già oggi. Rischiando di ripetermi quindi: investimenti si, ma ponderando rispetto a tre indicatori: la salvaguardia del territorio, una bolletta meno cara e più sostenibile, un approccio armonico a livello europeo. Piuttosto invece per l’efficienza energetica c’è ancora molto, moltissimo da fare. A questo proposito i provvedimenti attuativi vengono emanati in tempi eccessivamente lunghi. La pratica della retroattività poi risulta devastante nel quadro regolatorio. Per non parlare della complessità delle norme che intasano i tribunali amministrativi. Serve linearità, semplicità e certezza per spingere questo tipo di investimenti così importanti non solo per la strategia energetica nazionale, ma anche per l’impatto sull’ambiente e la qualità delle nostre città.

L’idroelettrico soprattutto programmabile di medio grossa taglia a bacino e di pompaggio rappresenta la più pregiata fonte di flessibilità necessaria soprattutto al corretto funzionamento di un sistema elettrico fortemente penetrato da fonti rinnovabili quali l’eolico e fotovoltaico. Questo proprio per coprire gli andamenti intermittenti e in parte incerti di produzione che questi tipi di fonte hanno. Inoltre le fonti idroelettriche sono le prime ad essere pulite. Senza nuove concessioni però non potremo avere gli investimenti di cui abbiamo bisogno per inserire a pieno titolo, nel sistema che abbiamo descritto, i grandi bacini e la gran parte della produzione idroelettrica nazionale. Solo con nuovi investimenti si potrà inoltre migliorare l’impatto di questi grandi impianti sul territorio che li ospita. Questa è sicuramente una priorità, da troppo tempo attesa.

Riguardo la mobilità elettrica l’incentivazione, fiscale in questo caso, è utile in questa fase. In Italia manca però completamente una filiera produttiva rivolta alla mobilità elettrica su quattro ruote e manca una normativa che integri gli accumulatori dei veicoli nella rete elettrica nazionale – a quel punto sempre più smart. La capacità di accumulo di una componente trasportistica che viene elettrificata potrebbe essere, a tendere, davvero significativa

Da ultimo il settore dell’efficienza energetica presenta forti ricadute sulla filiera nazionale, su cui l’Italia vanta numerose posizioni di leadership e che può quindi guardare anche all’estero come ulteriore mercato in rapida espansione. Eppure, malgrado tali premesse, come dimostra anche l’andamento delle quotazioni dei certificati bianchi, fare efficienza energetica non è affatto facile: sia perché l’Italia è storicamente un Paese virtuoso sia perché gli interventi più facili, quelli meno costosi, quelli più standardizzabili sono stati già realizzati. Materia non semplice dunque, eccessivamente burocratizzata negli anni e dove è necessario fare attenzione ai costi. Ci confronteremo con i nostri alleati di governo: dovremo cercare di creare le condizioni affinché queste criticità siano superate migliorando e incrementando l’Ecobonus, sburocratizzando e semplificando gli incentivi all’efficienza e facendo finalmente partire il Fondo nazionale per l’efficienza energetica atteso dal 2014.

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