Energia

Quale sarà il futuro industriale della Puglia?

di

Ex ilva

L’intervento del professor Federico Pirro

Volendo redigere un primo consuntivo dell’andamento dell’industria in Puglia nel 2020, segnato pesantemente come per l’intero Paese dalla pandemia da Covid-19, e tentando pur con tutta la cautela necessaria un esercizio previsivo per il 2021, è possibile affermare che per l’anno ormai prossimo al termine, l’industria regionale, pur nel contesto del brusco rallentamento della crescita a livello nazionale e internazionale a causa della diffusione del coronavirus e delle misure assunte fra marzo e aprile con il lockdown, ha complessivamente “tenuto” manifestando un’apprezzabile capacità di resilienza e conservando persistenti punti di eccellenza soprattutto nell’agroalimentare, nell’automotive, nella meccanica fine, nel farmaceutico e nell’Ict, e pur in presenza di performance negative in alcune produzioni strategiche, come ad esempio quelle siderurgiche ed aeronautiche.

Per quel che concerne poi le previsioni per il 2021 bisognerà valutare con particolare attenzione l’andamento dell’economia internazionale — in cui anche quella regionale è ormai saldamente integrata — nello scenario del rilancio postpandemico che si spera imminente,  il prezzo delle materie prime, le scelte della politica monetaria della Bce — che si manterrà comunque favorevole agli investimenti — e quelle del Governo italiano circa l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund.

Per il Siderurgico di Taranto — che resta con i suoi attuali 8.277 addetti diretti la più grande fabbrica manifatturiera d’Italia, oltre che la maggiore acciaieria a ciclo integrale d’Europa — è positivo l’accordo fra il Governo, Invitalia e il Gruppo francoindiano ArcelorMittal per l’ingresso della società pubblica nel capitale di AmInvestco, con la definizione di un programma di investimenti sino al 2025, bisognoso però di ulteriori approfondimenti degli aspetti tecnologici e occupazionali, ancora non ufficialmente noti, almeno al momento in cui si scrive questo articolo.

La multinazionale infatti ha accettato di avviare un processo di sia pur parziale  decarbonizzazione del ciclo produttivo del sito ionico, naturalmente in logiche di mercato e senza alcuna indulgenza a sollecitazioni in materia che hanno solo carattere propagandistico da parte di chi le manifesta. Tuttavia, mentre scriviamo queste note, la trattativa fra Governo e azienda — che deve vedere protagonisti anche i Sindacati e le Istituzioni locali di Puglia, Liguria e Piemonte per quanto di rispettiva competenza — non sembrerebbe essersi conclusa in tutti i suoi dettagli.

Dovrebbe invece generare benefici effetti sull’economia di Taranto la ripartenza, sia pure al momento inferiore nelle quantità di TEU movimentati rispetto alle previsioni iniziali, del traffico container sul molo polisettoriale del porto ad opera dei Turchi della Yilport, e la prosecuzione in Basilicata delle estrazioni petrolifere dal giacimento Tempa Rossa da parte della Total e di Shell e Mitsui ad essa associate nella concessione, il cui greggio affluisce presso la locale raffineria per una parziale lavorazione e per lo stoccaggio e spedizione via mare.

Quelli appena ricordati sono due degli eventi destinati ad assumere rilievo l’anno prossimo anche per l’intera economia pugliese, cui devono aggiungersi gli andamenti ancora prevedibilmente positivi grazie alle esportazioni di buona parte del comparto dell’automotive nelle aree di Bari (con l’eccezione però della TD-Bosch, colpita dalla flessione delle motorizzazioni diesel) e di Foggia, della chimica e delle materie plastiche a Brindisi, mentre il settore aeronautico a Grottaglie, Brindisi e Foggia sconterà purtroppo riduzioni di lavorazioni a causa della contrazione del trasporto aereo a livello internazionale. Buona dovrebbe essere invece la tenuta di larghe sezioni del Tac salentino “contoterzista di qualità” — ormai in netta ripresa da qualche anno e trainato dalle esportazioni — e della Bat, dell’agroalimentare diffuso in tutta la regione, e dell’Ict che potrebbe avvalersi sempre di più dei prevedibili incrementi di domanda di tecnologie e metodologie operative, necessarie per i processi di digitalizzazione ormai in via di crescente diffusione in aziende, Amministrazioni pubbliche e private e famiglie.

Ma anche altri settori manifatturieri — sulla base delle notizie riferite ai loro attuali portafogli commesse — potrebbero mantenere o migliorare ulteriormente i loro livelli di produzione, dalla meccanica pesante per l’oil&gas della BH-Nuovo Pignone di Bari ai treni diagnostici della Mer.mec di Monopoli, dal farmaceutico delle multinazionali Merck e Sanofi, ai biomedicali della Masmec e della Itel Telecomunicazioni entrambe nel Barese. Anche il trasporto merci su rotaia da parte di GTS, Lotras, Stante Logistics e Lugo terminal, pur in uno scenario che ha visto quest’anno una riduzione dei volumi trattati, potrebbe conservare tuttavia apprezzabili livelli di movimentazioni, anche perché tali aziende lavorano ormai da anni in tutta Italia ed anche in alcuni Paesi esteri, intercettandovi così flussi di merci da trasportare per conto di committenti internazionali.

Il mercato dei materiali per le costruzioni sarà regolato dai trend dei lavori pubblici e dell’edilizia privata che nel 2020 hanno manifestato segnali di forte ripresa a Bari, ma persistenti difficoltà in altre province. Anche per il 2020 la Regione, con il suo sistema di incentivazione per il manifatturiero, a valere sui fondi europei 2014-2020 — imperniato soprattutto su contratti di programma per grandi imprese e Pia-pacchetti integrati di agevolazioni per le Pmi — ha offerto un contributo determinante alla “tenuta resiliente” di buona parte dell’apparato industriale pugliese che, peraltro, in alcuni siti di multinazionali registra l’avvio appena avvenuto, o previsto entro il primo semestre 2021, di investimenti non supportati da incentivazioni pubbliche, come ad esempio nel petrolchimico della Versalis di Brindisi e alla raffineria dell’Eni a Taranto. Per l’Enel poi — che da gennaio prossimo prevede lo spegnimento di un gruppo da 640 MW della sua megacentrale a carbone di Brindisi — é vivo l’auspicio che vengano abbreviati i tempi per le autorizzazioni ministeriali riguardanti la riconversione a metano di quel sito di generazione: se ciò avvenisse nei tempi richiesti, potrebbero almeno partire le gare per i primi lavori.

Da segnalare inoltre che alcune piccole e medie imprese hanno concluso o stanno avviando investimenti spesso non incentivati con risorse pubbliche, preferendo i loro titolari puntare su mezzi propri; in altri casi, invece, gli imprenditori utilizzano il credito di imposta.

Un elemento fondamentale per la vita non solo della aziende industriali, ma anche di quelle bancarie e su cui bisognerà compiere costanti e accurate verifiche, riguarda la loro esposizione debitoria con il sistema creditizio, soprattutto per quelle società che vi hanno avuto accesso, godendo di garanzie statali assicurate dal Governo soprattutto nella prima fase della pandemia. Sarà infatti necessario monitorare costantemente non solo da parte della Banca d’Italia, ma anche sperabilmente da parte delle Associazioni di categoria e dei consulenti aziendali, l’andamento di quella specifica voce dei bilanci societari, al fine di evitare nei imiti del possibile — ed anche alla luce della nuova normativa sulle crisi di impresa — improvvisi default per asfissia finanziaria, con conseguente riduzione o azzeramento delle linee di credito, a causa di esposizioni aggravatesi con la crisi da Covid-19, classificate per mancanza di rientri come incagli o, peggio,  entrate a far parte  dei NPL bancari.

È una situazione, quella appena richiamata, da tenere costantemente sotto stretta osservazione da parte delle Autorità competenti, anche al fine di evitare che possano verificarsi nel tessuto produttivo regionale infiltrazioni della criminalità organizzata che, offrendo liquidità con tassi da usura ad aziende in difficoltà, potrebbe poi anche prenderne il possesso allargando così il proprio raggio d’azione.

L’occupazione ha manifestato qualche segnale di ripresa nel 2020, ma ci si è avvalsi per conservarla soprattutto del blocco dei licenziamenti disposto dall’Esecutivo, ma che nel nuovo anno dovrebbe cessare a fine marzo, con tutti i rischi intuibili di forti tensioni sociali, per cui si dovrà lavorare con il massimo impegno ad ogni livello per creare In Itala (finalmente) un grande e moderno servizio pubblico di politiche attive del lavoro, in grado di fronteggiare dinamicamente una situazione occupazionale che potrebbe diventare esplosiva anche in termini di ordine pubblico.

L’industria nella nostra regione comunque — bisogna esserne consapevoli sino in fondo e trarne le dovute conseguenze operative — pur con tutte le difficoltà che abbiamo cercato di riassumere, conserva un potenziale di crescita rilevante, e sarebbe colpevole per chiunque non operare per dispiegarlo sino in fondo come pure sarebbe possibile, per miopia, pigrizia e incapacità a scrollarsi di dosso una volta per sempre abitudini del passato: abitudini pessime che, è bene saperlo, rischierebbero se non rimosse in fretta di relegarci ancora a lungo fra le aree a crescita troppo lenta dell’intero Paese e dell’Europa comunitaria.

 

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