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Cosa non va nella bozza europea di price cap del gas

Price Cap

In cosa consiste la bozza di tetto al prezzo (price cap) del gas definita tra gli stati membri dell’Unione e quali sono le criticità principali. L’articolo di Sergio Giraldo

Ieri mattina i rappresentanti permanenti aggiunti dei 27 stati membri dell’Unione europea si sono raccolti nel Comitato Coreper I per discutere di una lunga lista di punti all’ordine del giorno. Gli ambasciatori riuniti devono avere avuto un sussulto nel momento in cui la Commissione europea ha estratto l’asso dalla manica: uno stringato documento che disegna un tetto al prezzo del gas.

Dopo il teso scambio di lettere dei giorni scorsi tra il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, con il quale Michel sollecitava von der Leyen a presentare la proposta per un price cap, i tecnici della Commissione hanno finalmente divulgato una bozza con le caratteristiche essenziali della nuova creatura.

Da quanto abbiamo potuto visionare, si nota innanzitutto che al corridoio immaginato da Roberto Cingolani, ora consulente del ministro dell’Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, è stato tolto il pavimento, così che ora si parla solo di tetto. Questo massimo, il cui meccanismo di attuazione varrà solo per un anno, si applicherà solo e soltanto al future del primo mese in calendario trattato al TTF, il cosiddetto month ahead. Non si applicherà quindi alla curva dei prodotti successivi e neppure agli scambi bilaterali fuori dai mercati regolamentati, i cosiddetti OTC (over the counter). La ragione è che sarebbe impossibile fissare prezzi massimi per una curva forward senza distorcere il mercato, da una parte, e dall’altra sarebbe impossibile controllare gli scambi OTC. Ciò significa che sarebbe “protetto” dal price cap solo il gas che va in consegna nel mese successivo a quello corrente e trattato al TTF: quindi, ad oggi il tetto si applicherebbe solo al future di dicembre scambiato al TTF, poi al solo future di gennaio, e così via.

Il valore del tetto, che sarà certamente oggetto di infinite discussioni, sarà statico e prefissato e sarà possibile in ogni momento sospenderlo o annullarlo, per decisione della Commissione nel caso in cui questa ritegna che si stanno verificando turbative sul mercato. Il price cap si attiverà solo nel caso in cui i prezzi del future month ahead risultino essere superiori per almeno una settimana (forse due) a un certo valore, e lo spread tra il prezzo del gas spot al TTF e del GNL spot risulti superiore a un certo valore per un certo numero di giorni consecutivi. Ieri qualcuno ipotizzava un valore indicativo per il tetto attorno ai 250 €/MWh, altri ipotizzavano 300 €/MWh.

Come è noto, il mercato del gas è stato squilibrato dalle politiche dissennate dell’Unione europea. In primis il green deal, che ha disincentivato gli investimenti in idrocarburi mentre l’Europa ne è ancora totalmente dipendente, restringendo l’offerta mentre la domanda cresceva. Poi, la creazione di un mercato asimmetrico, con una offerta di gas concentrata per il 50% nelle mani di un solo soggetto, la Russia. In seguito, l’esplicita dichiarazione di voler fare a meno del gas russo con gli stoccaggi vuoti e nessuna alternativa di approvvigionamento, che ha spinto tutta Europa all’accaparramento di gas, anche di quello liquido, spingendo in alto i prezzi. Il risultato di tutto ciò è stato il record di prezzo di 352 €/MWh a fine agosto 2022, mentre nel marzo 2021 era attorno ai 18 €/MWh, 20 volte meno.

Ora si vorrebbe attribuire a un meccanismo ex-post come il price cap il compito di evitare prezzi alti che, si dice, sono opera della speculazione. Si tratta in realtà di un maldestro tentativo di chi ha attuato queste politiche suicide di salvare la faccia di fronte all’opinione pubblica.

Come si arguisce facilmente, il price cap proposto è del tutto inutile ai fini di un reale abbassamento dei prezzi, che si può ottenere solo riequilibrando i fondamentali di domanda e offerta. Per non influenzare il mercato, il valore del tetto sarà così alto da risultare comunque costosissimo (250 €/MWh è più di tredici volte il valore del marzo 2021), si applicherà solo a una minima parte del mercato (il future front month al TTF) e solo se si verificano due condizioni contemporaneamente per un certo periodo di tempo. Sarà difficile che possa davvero attivarsi. Se anche il cap si attivasse, è facile immaginare che l’offerta reagirebbe spostando gli scambi sul mercato spot o sul mercato OTC, se non sul mese successivo al primo in scadenza, creando comunque delle turbative che porterebbero a una istantanea sospensione. In fondo, la chiave vincente del dispositivo, che forse gli permetterà di ottenere il via libera anche dalla riottosa Germania, sta nella sua immediata annullabilità, in ogni momento.

C’è ancora molto da discutere, ma la sensazione è che la Commissione abbia deciso di dare al Consiglio ciò che vuole, in questo giuoco delle parti, proponendo uno strumento del tutto residuale e inutile, che probabilmente non sarà mai usato, ma di cui il Consiglio ha fatto un punto d’onore. Così, la Commissione avrà fatto quanto richiesto e il Consiglio avrà avuto il suo trofeo da esibire. A Bruxelles tutto bene.

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