Energia

Petrolio, ecco il piano di emergenza di Trump

di

Soleimani

Tutti i dettagli del piano di Trump – anticipato da Bloomberg – per sostenere l’industria nazionale del petrolio

Gli Stati Uniti si stanno preparando ad acquistare fino a 77 milioni di barili di petrolio per le scorte di emergenza entro le prossime due settimane. Si tratta di uno sforzo messo in campo dal presidente Donald Trump per sostenere l’industria nazionale e aumentare le riserve a prezzi bassi in un periodo particolarmente difficile vista l’emergenza coronavirus.

MESI PER RIEMPIRE LA RISERVA STRATEGICA

Secondo Bloomberg, che ha anticipato la notizia, se da un lato gli acquisti di greggio statunitense potrebbero iniziare rapidamente, le consegne nei quattro siti che costituiscono la Riserva Petrolifera Strategica del Paese potrebbero richiedere mesi per essere completate, almeno secondo quanto riferito domenica un alto funzionario del Dipartimento dell’Energia. Il funzionario ha fatto cenno ai vincoli di capacità delle condutture e dei porti che richiedono tempi e quantità precisi.

L’ANNUNCIO DI TRUMP

I piani di acquisto del petrolio in tempi rapidi, fanno seguito all’annuncio di Trump della scorsa settimana secondo cui l’acquisto di “grandi quantità” di petrolio per riempire la riserva, aiuterà non solo l’industria petrolifera statunitense ma anche i contribuenti americani a “risparmierebbe miliardi” viste le attuali quotazioni del greggio.

Il Segretario per l’Energia, Dan Brouillette, ha ordinato ai funzionari del Dipartimento dell’Energia “di avviare immediatamente il processo di acquisto di petrolio di produzione americana per lo stoccaggio nella Riserva petrolifera strategica degli Stati Uniti il più rapidamente possibile”.

IL RALLY DEI PREZZI

Il petrolio di riferimento degli Stati Uniti ha perso il 23% la scorsa settimana, martellato dalla combinazione della pandemia globale Covid-19 e da una guerra dei prezzi saudita e russa che sta inondando il mercato. I prezzi sono balzati in su dopo che Trump ha dato l’ordine di riempire la riserva, ma hanno perso più del 6% quando questa settimana è stato aperto il trading in Asia.

LA SCELTA DELLA QUALITA’ DI PETROLIO

Il personale del Dipartimento dell’Energia ha lavorato 24 ore su 24 per facilitare l’acquisto, ha detto il funzionario americano a Bloomberg. Tra le decisioni prese il mix di greggi da comprare: una scelta che potrebbe essere particolarmente significativa per le aziende che estraggono principalmente varietà leggere e dolci negli hotspot shale nel New Mexico e nel Texas occidentale.

ACQUISTI DIRETTI E NON IN ROYALTY-IN-KIND

Il petrolio sarà probabilmente acquistare attraverso acquisti diretti, ha detto il funzionario al quotidiano economico, in contrapposizione agli accordi di royalty-in-kind che sono stati il segno distintivo dell’ultimo piano di ricostituzione delle scorte.

L’intenzione è quella di concentrarsi sui produttori di petrolio statunitensi, ma non ci si aspetta che questo limiti il coinvolgimento dei trader o degli intermediari internazionali, ha aggiunto ancora il funzionario. La riserva potrebbe contenere circa 225.000 barili al giorno, anche se i quattro siti, ognuno con diverse sale sotterranee, possono essere riempiti a ritmi diversi.

A QUANTO AMMONTA LA RISERVA USA

La riserva statunitense, creata dopo l’embargo petrolifero arabo degli anni ’70, ha una capacità massima di stoccaggio di circa 713,5 milioni di barili in caverne di sale in tutta la costa del Golfo degli Stati Uniti. Ora contiene circa 635 milioni di barili.

COME PAGHERANNO GLI USA

Rimangono importanti interrogativi su come il Dipartimento dell’Energia pagherà il greggio. L’amministratore delegato della ClearView Energy Partners LLC, Kevin Book, ha sottolineato in una ricerca che è probabile che il Congresso dovrà approvare il trasferimento di fondi da altri conti del Dipartimento dell’Energia.

UN CONTO DA 2,4 MILIARDI DI DOLLARI

Una transazione completa di 77 milioni di barili dovrebbe costare circa 2,4 miliardi di dollari al prezzo di chiusura di venerdì di 31,73 dollari al barile per il West Texas Intermediate, il benchmark americano.

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