Energia

Petrolio, ecco perché Trump innervosisce Cina e India per la mossa anti Iran (e fa schizzare un po’ i prezzi)

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Tutti gli effetti economici e geopolitici della decisione Usa di non rinnovare le esenzioni per l’import di petrolio dall’Iran

Gli Usa rincarano la dose contro l’Iran. La Casa Bianca non rinnoverà le esenzioni per l’import di petrolio iraniano. L’obiettivo è di colpire al cuore l’economia di Teheran, che vive delle esportazioni di greggio.

LA DECISIONE

Donald Trump ha annunciato che Washington ha deciso di non rinnovare, alla loro scadenza all’inizio di maggio, le esenzioni per l’import di petrolio iraniano, con l’obiettivo di  “azzerare l’export di petrolio iraniano, negando al regime la sua principale fonte di entrate”.
“Oggi annunciamo che non concederemo alcuna esenzione”, ha detto il segretario di Stato Mike Pompeo in un briefing, come riporta Reuters. “Le stiamo portando a zero. Stiamo andando a zero su tutta la linea. “

CHI COLPISCE L’ADDIO ALLE ESENZIONI

La decisione colpisce 8 Paesi importatori, tra cui l’Italia, che assieme a Grecia e Taiwan aveva, comunque, iniziato a ridurre la sua importazione. A rifornirsi da Teheran e che fino ad ora avevano goduto dalle esenzioni ci sono anche Cina, India, Turchia, Giappone e Corea del Sud.

LA RISPOSTA DI TEHERAN

La decisione, ovviamente, non piace all’Iran che potrebbe rispondere a muso dure alle mosse americane. Teheran ha già minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz, ovvero lo stretto che collega il Golfo dell’Oman al Golfo Persico e dove transita quasi un terzo di tutto il greggio trasportato via mare.
“Lo Stretto di Hormuz, in base alla legge, è una rotta di navigazione internazionale e se ci verrà vietato di usarla, la chiuderemo”, ha detto della Marina del Corpo della Guardia rivoluzionaria, Alireza Tangsiri.  “Se ci saranno minacce – ha aggiunto – non avremo altra scelta che difendere le nostre acque”.

LA RIBELLIONE DELLA CINA

Anche la Cina non prende bene l’annuncio e tramite le parole del portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, ha fatto sapere che Pechino si oppone “alle sanzioni unilaterali e alla giurisdizione ad ampio raggio”, sottolineando che gli accordi presi con Teheran sono “ragionevoli e legittimi”.

EFFETTO ANCHE IN INDIA?

La mossa Usa metterà in difficoltà pure l’India, tra i principali importatori di greggio iraniano. Il Giappone e la Corea del nord sono relativamente meno dipendenti dal petrolio di Teheran e hanno cominciato a comprarne meno.

MANTENERE FORNITO IL MERCATO

La decisione non dovrebbe creare problemi al mercato: “Usa, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, tre dei più grandi produttori di energia, insieme ai loro amici ed alleati, sono impegnati ad assicurare che i mercati globali del petrolio restino forniti in modo adeguato. Abbiamo concordato di prendere azioni al momento giusto per garantire che la domanda globale sia soddisfatta, mentre tutto il petrolio iraniano è rimosso dal mercato”, fanno sapere dalla Casa Bianca.

SALE IL PREZZO DEL GREGGIO

Le rassicurazione non frenano il prezzo del greggio, che salgono ai massimi di oltre 5 mesi. Il Brent è salito del 2,6% a 73,87 dollari al barile dopo aver toccato in precedenza i 74,31 dollari. Il Wti ha guadagnato il 2,4%, l’1,52 dollari al barile, a 65,52 dollari.

RISCHIO FIAMMATA PER I PREZZI DEL PETROLIO

Lo scenario, dunque, va verso un aumento dei prezzo del greggio, come ha chiarito il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, in un’intervista al quotidiano La Stampa: “Il barile di Brent che fa da riferimento in Europa, può salire fino a 80-85 euro. All’offerta globale mancano o stanno venendo a mancare, contemporaneamente, l’Iran, la Libia, il Venezuela e in parte anche la Nigeria. Se non ci fosse l’apporto dello Shale oil americano, saremmo già a 200 dollari”, ha detto l’economista Tabarelli.

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