Energia

Perché Usa e Nato picchiano la Germania per il Nord Stream 2

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Tutti gli intrecci fra energia, economia e geopolitica sul gasdotto Nord Stream 2. L’approfondimento di Tino Oldani per Italia Oggi

A seguito del caso Navalny, l’oppositore di Vladimir Putin avvelenato con il Novichock e ricoverato a Berlino, si è aperto in Germania un dibattito sull’ipotesi di colpire la Russia con una sanzione clamorosa: la rinuncia al Nord Stream 2, il secondo gasdotto che dovrebbe collegare i giacimenti russi alla Germania, passando nel Mare del Nord, opera già costruita per il 90%. Una sanzione chiesta più volte da Donald Trump, che ha già spinto diverse grandi aziende europee a ritirarsi dal progetto, ma non ha mai scalfito la linea della cancelliera Angela Merkel, che difende il gasdotto come «operazione commerciale» priva di risvolti politici. Negli ultimi giorni, tuttavia, sono emersi i primi cedimenti. Non solo i leader dei Verdi, ma anche alcuni esponenti di primo piano della Cdu, il partito di Merkel, si sono detti favorevoli alla rinuncia del Nord Stream 2 come risposta ai metodi di Putin. Gli unici a difendere il gasdotto sono i socialdemocratici della Spd, in testa l’ex cancelliere Gerard Schroeder, nominato anni fa presidente del consorzio Nord Stream su proposta della società russa Gazprom. E poiché i socialdemocratici sono alleati di governo, la Merkel non ha mai interferito nei loro rapporti con i padroni del gas russo. Il che le ha attirato non poche accuse, a cominciare da Trump: fa la voce grossa con Putin sui valori e i diritti umani, ma poi continua a farci affari e a non pagare quanto deve alla Nato.

In questo contesto, ha destato sorpresa un commento che la Faz ha dedicato alle ultime dichiarazioni di Steffen Seibert, portavoce della Merkel, in cui si afferma che «Merkel non esclude sanzioni». Il che non è esattamente ciò che Seibert ha detto, ma il frutto di una sottile interpretazione. Vediamo i fatti. Sollecitato dai media, Seibert ha dichiarato che «Merkel concorda con quanto dichiarato domenica dal ministro degli Esteri Heiko Maas». E Maas, socialdemocratico, era stato molto cauto: «Auspico che il caso Navalny non porti la Germania a riconsiderare il progetto Nord Stream 2. Occorre tuttavia verificare ulteriormente cosa è successo. È troppo presto per rilasciare dichiarazioni sulle sanzioni contro la Russia».

Che significa «troppo presto»? Il classico bicchiere mezzo vuoto. Eppure la Faz, di solito bene informata, ci ha visto il bicchiere mezzo pieno: «Merkel che non esclude sanzioni». Per la risposta definitiva, ci vorrà ancora del tempo. Ma non un tempo infinito, poiché insistere sul Nord Stream 2 potrebbe avere per la Germania un prezzo politico molto alto. Il perché lo ha spiegato in un’intervista a Deutsche Wirtschaftsnachrichten (Notizie economiche tedesche) l’esperto di geopolitica americano George Friedman, presidente di Geopolitical Futures, con giudizi di brutale franchezza: «Sul Nord Stream 2, la Germania può prevalere se può pagare il prezzo necessario. Questo progetto non è in linea con la Nato, e la Germania è membro della Nato. Tuttavia il governo federale presume che il prezzo non sarà così alto. Vedremo se il prezzo non è così alto». Su quest’ultimo punto, Friedman aggiunge: «Per resistere a una recessione, i tedeschi devono generare il 50 per cento del loro prodotto interno lordo indipendentemente dalle esportazioni. Ciò significa che i vostri prodotti devono essere acquistati dai consumatori tedeschi. Questo non è possibile. Se i clienti tedeschi non possono acquistare prodotti tedeschi, la vostra economia si ridurrà rapidamente. I clienti più importanti della Germania sono gli americani». Parole che, alla luce dei più recenti sviluppi della politica monetaria Usa, lasciano intuire quale sia «il prezzo» che la Germania rischia di pagare.

Il governatore della Fed, Jerome Powell, ha annunciato che manterrà a lungo una politica del tasso di sconto accomodante, volta non più a contrastare l’inflazione, ma a sostenere la crescita e l’occupazione. Di conseguenza il mondo sarà inondato da un dollaro sempre più debole rispetto alle altre valute di riserva, euro in testa. Ciò significa che i prodotti europei saranno più costosi negli Stati Uniti, a cominciare da quelli tedeschi.

Poiché l’economia della Germania ha il suo punto di forza nell’export, con ripetuti e ingenti surplus della bilancia commerciale, da anni sopra il tetto del 6% del pil indicato come limite dai trattati Ue, è evidente che una riduzione dell’export verso gli Usa comporterebbe un prezzo elevato. Tanto più che la politica di bassi salari, attuata con la riforma Hartz IV, ha indebolito la domanda interna, per cui Friedman arriva a dire, esagerando nel tono ma meno nei contenuti, che «i consumatori tedeschi non possono acquistare i prodotti tedeschi».

Si spiegano così i primi cedimenti dei tedeschi su Nord Stream 2, che negli Usa è inviso non solo a Trump, ma anche ai suoi rivali, compresi Joe Biden e Barack Obama. Non solo. Lo stesso giornale che ha intervistato Friedman racconta che ora gli esperti tedeschi del settore energetico considerano il Nord Stream 2 un «lusso», poiché il suo abbandono non metterebbe a repentaglio la sicurezza energetica, in quanto le forniture attuali «sono sufficienti nel lungo termine». La Russia, anche senza Nord Stream 2, resterebbe il più importante fornitore di gas dell’Europa.

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