Energia

Perché Qatar Petroleum è finita nel mirino dell’Ue

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Dopo Gazprom è la volta di Qatar Petroleum: la Commissione europea ha aperto un’indagine formale per valutare se gli accordi di fornitura tra le filiali del colosso dell’energia che esportano gas naturale liquefatto (Lng) e gli importatori europei abbiano ostacolato il libero flusso di gas all’interno dello Spazio economico europeo (European economic area, Eea). “Abbiamo aperto un’indagine per verificare se esistono clausole di restrizione territoriale problematiche nei contratti di fornitura di gas con Qatar Petroleum. Tali clausole possono danneggiare la concorrenza e impedire ai consumatori di godere dei vantaggi di un mercato europeo integrato dell’energia”, ha dichiarato il commissario Ue all’antitrust Margrethe Vestager.

INDAGINE “PRIORITARIA”

Qatar Petroleum, azienda di proprietà statale, gestisce tutte le attività legate al petrolio ed al gas in Qatar, dall’esplorazione alla raffinazione al trasporto. E’ il più grande esportatore di Lng, nel mondo e in Europa: in Ue rappresenta circa il 40% delle importazioni totali di Lng, con punte più alte in alcuni stati membro. L’indagine della Commissione europea, ha fatto sapere l’azienda del Qatar, si concentrerà su cinque società gestite da Qatargas, la sussidiaria che produce e esporta Lng in Europa. Nel mirino dell’antitrust ci sono i contratti di lungo termine (20-25 anni) per portare l’Lng nello Spazio economico europeo; l’ipotesi è che possano contenere clausole che limitano, direttamente o indirettamente, la libertà degli importatori europei di vendere l’Lng ad altre destinazioni all’interno dello spazio economico europeo. Per esempio, se l’Lng arriva in un porto italiano ci possono essere restrizioni alla capacità del compratore di reindirizzarlo verso un porto francese. Tali restrizioni territoriali infrangono le regole antitrust dell’Ue, in particolare l’Articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFEU), che vieta gli accordi tra imprese restrittivi della concorrenza, l’Articolo 102 dello stesso TFEU sull’abuso di posizione dominante e gli Articoli 53 e 54 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo. La Commissione Ue ha definito l’inchiesta “prioritaria”.

COME VA IN ITALIA

Qatar Petroleum offre due tipi di contratto per comprare l’Lng in Europa, spiega Reuters. In Europa meridionale e in Italia prevalgono i contratti di lungo termine che obbligano il compratore a prendere una quota annuale fissa di Lng, anche se a volte è superiore alle necessità. Le restrizioni alla rivendita su territori diversi possono, per esempio, impedire a un’azienda come Edison in Italia di trasferire il gas verso la Francia per compensare una carenza in quel mercato. In Europa nord-occidentale prevalgono invece i contratti in cui Qatar Petroleum controlla la quantità di gas che arriva nei porti; l’azienda, secondo Reuters, decide i mercati più redditizi dove portare il gas e ciò causerebbe in nord Europa periodiche insufficienze nella fornitura.

IL VERTICE COL GIAPPONE

Il paese che più si è battuto per eliminare le clausole territoriali sulle importazioni globali di Lng non è in Europa: si tratta del Giappone, il più grande importatore mondiale di Lng e la cui Fair Trade Commission l’anno scorso ha vietato queste clausole in tutti i nuovi contratti. Reuters riporta che l’indagine dell’Ue sui contratti dell’Lng del Qatar è stata aperta dopo una serie di consultazioni tra la Commissione europea e il ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria del Giappone, i cui rappresentanti nei mesi scorsi hanno discusso l’impatto delle restrizioni territoriali sullo sviluppo del mercato del gas e sulla trasparenza dei prezzi. A luglio 2017 Giappone e Ue hanno firmato un Memorandum of Cooperation per promuovere e creare un mercato globale dell’Lng “fluido, flessibile e trasparente”.

LE INCHIESTE DELL’UE

La Commissione Ue ha già condotto indagini in questo ambito. Nel lontano 2004, con le decisioni su GDF/ENI e GDF/ENEL, l’Ue ha indagato su una clausola di restrizione territoriale relativa alla vendita di gas naturale contenuta in un contratto di transito concluso da Gaz de France (GDF) con Snam, società del gruppo Eni, che imponeva che il gas oggetto del contratto di transito fosse commercializzato a valle del punto di riconsegna, situato alla frontiera tra la Francia e la Svizzera. La Commissione ha esaminato anche una clausola di restrizione territoriale contenuta in un contratto di servizio concluso da GDF con Enel. Si è trattato della prima decisione della Commissione relativa alle restrizioni territoriali e non ha comportato alcuna ammenda.

Nel caso, più recente (si è chiuso a maggio di quest’anno), che ha riguardato Gazprom, la Commissione ha investigato la violazione dell’Articolo 102 del TFEU, con restrizioni territoriali nella forma di divieto di esportazione e clausole sulle destinazioni.

COME SE LA CAVERA’ QATAR PETROLEUM

Secondo Trevor Sikorski, analista di Energy Aspects, Qatar Petroleum potrebbe essere multata fino al 10% del fatturato globale se ritenuta colpevole di comportamenti anti-concorrenziali. Non è l’esito più probabile: il colosso del Qatar potrebbe evitare la multa, esattamente come accaduto a Gazprom, ma dovrebbe accettare “obblighi vincolanti”.

Gazprom, secondo la decisione della Commissione europea, ha violato le norme antitrust dell’Ue attuando una strategia globale di segmentazione dei mercati del gas lungo i confini nazionali in otto stati membri (Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia) che le ha consentito di imporre prezzi più elevati in cinque di questi stati (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia); la Commissione ha di conseguenza imposto a Gazprom “obblighi vincolanti per consentire il libero flusso di gas a prezzi competitivi sui mercati dell’Europa centrale e orientale”, modificando il sistema di pricing e concedendo ai compratori un maggior controllo sulla fornitura. Anche a Qatar Petroleum potrebbe andare così: niente multa ma obbligo di rimozione di tutte le clausole sulle restrizioni terrritoriali negli accordi di fornitura con i compratori europei.

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