Energia

Perché la rivoluzione digitale sarà una panacea per energia e ambiente

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Pubblichiamo le conclusioni del libro appena uscito “La ripartenza verde” (editore Rubbettino) di Giuseppe Sabella

Nel 1933, mentre in Germania a seguito di regolari elezioni Adolf Hitler veniva nominato cancelliere, negli usa il neopresidente Roosevelt avviava il New Deal, grande piano di riforme economiche e sociali per far fronte a quella che, in quel momento, era la più grande recessione dell’era industriale. Nel ’29, un eccesso di produzione negli usa aveva mandato in tilt l’economia. E la crisi era poi arrivata in Europa, dando origine ai nazionalismi del secolo scorso.

La crisi che attraversa oggi il mondo avanzato è in parte dovuta alla pandemia, per altri versi anche alla debolezza di risposte che sono seguite alla contrazione del 2008. Difatti, oltre le politiche monetarie si è fatto poco altro. In questi anni, l’Europa – come gli usa del resto – ha recuperato parte delle sue attività produttive sparse per il mondo, in Cina in particolare, ma non è riuscita a impostare un piano programmatico per la crescita dell’industria e dell’economia.

È lo sforzo di oggi, del Recovery plan e del Green New Deal. In particolare quest’ultimo è quella parte di investimento programmatico che può dare un’identità all’Unione europea – utile al suo interno ma anche all’esterno – e proiettarla verso una nuova fase. Internamente, il Green New Deal può portare a un’accelerazione verso la transizione energetica e verso le rinnovabili; può anche fare da stimolatore al mercato interno, crescendo attrattività per il prodotto europeo; può, soprattutto, lanciare un grande piano di investimenti che possano riavviare il circuito dell’economia. Immaginiamo in questo senso un piano di grandi opere e infrastrutture, proprio come il New Deal di Roosevelt: l’economia e il lavoro possono ritrovare centralità dopo trent’anni difficili dovuti a questa illusione che la ricchezza si creava producendo (e investendo) in Cina.

La pandemia oggi ci ha portato a rivedere il rapporto uomo-natura e, con esso, a ricostruire il nostro habitat dando priorità agli aspetti della salute e della sicurezza. L’industria, intesa in senso lato (attività) ma anche come l’attore economico principale e più sofisticato, è già su orizzonti che hanno rotto col vecchio paradigma e non v’è dubbio che questo incidente della storia accelererà il passaggio verso il nuovo. E proprio la crisi pandemica potrebbe tra qualche anno essere considerata l’inizio di una nuova epoca umana e il momento di rottura col vecchio paradigma industriale, anche in ragione del definitivo impulso che l’organizzazione del lavoro riceve.

L’era digitale è la nuova frontiera. Già la conosciamo, in parte, ma le potenti innovazioni combinatorie ci daranno sorprese inimmaginabili. Cosa ci autorizza a pensare che il
cambiamento ci introduce in un mondo migliore?

Il digitale intanto è sinonimo di “giovane”. I giovani sono i veri portatori di innovazione e sono coloro che conoscono meglio le nuove tecnologie. Questa società vecchia ha un bisogno enorme di giovani e di nuova linfa: oggi ha la grande occasione di allargare lo spazio che ha loro riservato, non solo perché è giusto ma anche perché ne ha bisogno.

Si pensi poi a quali benefici, soprattutto in un Paese così burocratico come il nostro, può introdurre il digitale. Ci ritroveremo con servizi più rispondenti ai bisogni: con servizi infrastrutturati digitalmente, la burocrazia risulterebbe immediatamente più efficiente e veloce, il computer non può dire «lei non deve rivolgersi a me», è impostato per chiudere una pratica e arrivare in fondo a una procedura.

Inoltre, l’infrastruttura digitale della pa permetterebbe un processo di monitoraggio della gestione delle risorse pubbliche che ridurrebbe sensibilmente il fenomeno della corruzione: la gestione del denaro e della spesa ne risulterebbe molto più controllata e si ridurrebbero i casi di corruzione. Questa, infatti, trova spazio in presenza di fattori che non incentivano la trasparenza.

Pensiamo anche a quanta sicurezza può crescere nello spazio urbano: certo, bisognerà sacrificare un po’ di privacy, ma col tempo si troveranno i giusti equilibri. In questo saggio abbiamo visto, in particolare, i potenti vantaggi che il digitale introduce in relazione ad ambiente ed energia: certamente crescita demografica e consumi attaccheranno ancora gli equilibri del pianeta,ma molta meno materia ed energia saranno richieste dalla nuova fabbrica e dai suoi processi produttivi. Il digitale è qui per restare, al di là del suo impatto su lavoro, società, politica e ambiente.

La rivoluzione digitale è solo all’inizio. E, con la giusta fiducia, possiamo dire che ci condurrà verso un mondo migliore – per quanto non eterno – dove non dimentichiamo che l’uomo avrà sempre l’ultima parola: anche nella civiltà delle macchine, il soggetto del cambiamento sarà sempre la creatività umana.

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