Energia

Perché la Cina è vicina al picco di emissioni di Co2

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Le emissioni totali della Cina da combustibili fossili e processi industriali raggiungerà il picco di 13-16Gt di CO2 in un certo punto 5-10 anni prima del 2030

Le emissioni di carbonio provenienti dalla Cina potrebbero raggiungere il picco nel 2021, ossia 9 anni prima della scadenza volontaria prevista dall’accordo di Parigi, secondo un nuovo studio peer-reviewed pubblicato su Nature Sustainability.

LA CINA È IL MAGGIORE PRODUTTORE DI EMISSIONI DI CO2 AL MONDO

La notizia, riferita da Axios, è particolarmente importante perché la Cina è di gran lunga il maggiore produttore di emissioni di Co2 al mondo. La traiettoria delle sue emissioni influenza quelle mondiali per avere qualche possibilità di raggiungere gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale decisi dall’Accordo di Parigi.

I REDDITI PIÙ ALTI SONO ALLA FINE CORRELATI AL DECLINO DELLE EMISSIONI

L’articolo su Nature Sustainability prende in esame le tendenze di urbanizzazione della Cina e gli aumenti delle emissioni che ne derivano. Esplorano soprattutto le gigantesche città cinesi esistenti e in via di sviluppo e la crescente ricchezza attraverso la lente ambientale della “curva di Kuznets”. Dalla quale emerge che le emissioni pro capite inizialmente aumentano insieme al Pil pro capite, ma essendo la curva a forma di campana, i redditi più alti sono alla fine correlati al declino delle emissioni.

IL PICCO DI EMISSIONI IN UN CERTO PUNTO 5-10 ANNI PRIMA DEL 2030

Le città e i centri urbani cinesi sfidano la caratterizzazione a macchia di leopardo: secondo l’analisi di Axios basata sul report di Nature Sustainability, si nota una “grande diversità nelle emissioni di CO2 e nelle tendenze tra le singole città”. Ma nel complesso, scrive sempre la testata, “prevediamo che le emissioni totali della Cina da combustibili fossili e processi industriali raggiungerà il picco di 13-16Gt di CO2 in un certo punto 5-10 anni prima del 2030 sulla base dei dati delle 50 città cinesi qui studiate nel periodo 2000-2016”.

IL PROBLEMA PRINCIPALE È L’URBANIZZAZIONE

Come evidenzia invece Carbon Brief, “nel 2010, quasi la metà della popolazione cinese era collocata in città e si prevede che altri 280 milioni di persone precedentemente rurali faranno il salto entro il 2025. Le popolazioni urbane danno un contributo fuori misura ai cambiamenti climatici, consumando in media quasi tre volte più energia di quelle nelle campagne. Ciò rende tale spostamento demografico ancora più significativo. Mentre in Cina sono in corso alcuni sforzi per ridurre le emissioni delle singole città, gli autori del nuovo documento sostengono che ciò può essere difficile a causa della mancanza di dati. Nel loro documento, hanno determinato che le emissioni di carbonio da 50 città cinesi, dal 2000 al 2016, fossero responsabili di circa un terzo della nazione emissioni nel 2015.

UNA POLITICA AMBIENTALE ADATTATA ALLA REALTA’ PER I CINESI

Il rapporto afferma che i responsabili politici dovranno adattare le politiche alle caratteristiche delle diverse città e regioni e al loro stadio di sviluppo. Per le città in regioni economicamente avanzate, dove le emissioni industriali possono avere già raggiunto il picco o sono vicine a raggiungerlo, ciò significa maggiore attenzione a stili di vita a basse emissioni di carbonio, edifici efficienti, trasporti e impiego di energie rinnovabili. Ma per altre aree in cui l’industrializzazione e l’urbanizzazione sono in rapido sviluppo, “gli sforzi per limitare le emissioni dovrebbero concentrarsi maggiormente sui settori industriali”. Inoltre, il rapporto sottolinea la necessità di prevenire fenomeni di “carbon leakage”, da cui le industrie ad alta intensità energetica sono appena uscite nelle città più sviluppate.

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