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Perché i prezzi dell’energia si elettrizzano? Girotondo di esperti

Bollette

Chi c’era e che cosa si è detto al webinar dell’Ispi “Energia: dalla grande transizione alla grande scarsità?”.

 

L’Ocse stima per il prossimo anno una ripresa globale dell’economia dopo i quasi due anni di penuria dovuta alla pandemia. La prospettiva di crescita dell’Eurozona per il 2022 sono del +5,3% rispetto all’anno precedente, gli Usa sono al 6% e la Cina all’8,5%. Per trovare una crescita del genere bisogna tornare indietro agli anni ’60, agli anni del boom economico. La ripresa globale, però, potrebbe essere frenata dai prezzi dell’energia che stanno aumentando. A pesare sui costi c’è la prospettiva della transizione energetica, che negli ultimi anni ha fatto diminuire gli investimenti nelle fonti energetiche fossili tradizionali insieme a una congiuntura particolarmente sfavorevole per i consumatori. 

Le tre ragioni dei costi dell’energia

I prezzi sono aumentati per un mosaico di fattori di tipo economico, meteorologico e geopolitico. La crescita economica sarà accompagnata da “una crescita della domanda di energia, di gas e carbone che crescerà dall’8 al 10%. Quindi la domanda sale e l’offerta arranca”, a dirlo è stato Massimo Lombardini, esperto di energia ed ex policy officer della DG Energia della Commissione Europea intervenuto al webinar dell’ISPI “Energia: dalla grande transizione alla grande scarsità?”. L’esperto, tra i fattori meteorologici, individua un inverno freddo, una primavera fresca e un’estate calda. “Questo ha determinato più gas consumato per il riscaldamento e più elettricità consumata per l’aria condizionata – ha detto Lombardini -. Sul lato dell’offerta le cose sono andate ugualmente male perché c’è stato poco vento, poca energia eolica, ci sono state poche precipitazioni quindi scarsa produzione di energia idroelettrica. I produttori di energia hanno dovuto comprare gas e carbone sul mercato internazionale esacerbando il rapporto tra domanda e offerta”. I fattori geopolitici, che completano il quadro, riguardano le scelte di politica energetica della Russia, il più grande fornitore di carbone, gas e uranio dell’Unione Europea. “Per quanto riguarda il gas la Russia ha deciso di fornirci il minimo contrattuale. La Norvegia, il secondo fornitore, ha aumentato le forniture dall’inizio dell’anno. Quindi i paesi europei hanno dovuto comprare il gas sul mercato internazionale facendo aumentare ancora i prezzi”. 

Le ricadute negative sulla produzione 

Il fabbisogno energetico europeo è sempre più nelle mani di fornitori esterni. “Se l’offerta non riesce ad adeguarsi è la domanda che si adegua – ha sottolineato Sissi Bellomo, giornalista del Sole 24 Ore che segue da tempo l’andamento delle materie prime  -. Stanno iniziando a fermarsi delle imprese, soprattuto in Cina. Impianti di alluminio, acciaierie, negli orari di picco di costo delle energie si bloccano. Non sono bei segnali ma se la rotta non si inverte ci sarà un impatto visibile sulla produzione che si somma all’impatto inflazionistico del prezzo dell’energia che rischia di fare da freno all’economia”. 

I contraccolpi per l’economia europea 

L’economia europea potrebbe accusare il colpo di questo aumento sconsiderato dei prezzi delle materie prime energetiche, a partire dal prezzo del petrolio. “Il prezzo non sta salendo per colpa dell’OPEC che, a onor del vero, non sta facendo molto per contrastare quest’impennata – ha aggiunto Bellomo -. È molto preoccupata, stanno aumentando la produzione ma non vogliono fare di più perché hanno paura per il prossimo anno. Le previsioni parlano di un eccesso di offerta e poi fa comodo avere il petrolio a più di 80 dollari al barile”. 

La resilienza del sistema produttivo europeo 

In realtà il quadro del sistema produttivo europeo non sarebbe a tinte così fosche. “Il sistema produttivo europeo si è dimostrato più resiliente rispetto agli aumenti del costo dell’energia – ha rimarcato Massimo Lombardini -. In Cina e in India i 3/4 delle province hanno avuto severi black out. In Europa nessuno è rimasto al freddo o senza elettricità, cosa successa nel 2009 quando ci fu la crisi del gas a seguito della bagarre tra Russia e Ucraina. Dal 2009 l’UE ha creato piccoli impianti che permettono di far girare il gas in tutto il continente”. 

La rassicurante riserva italiana

E l’Italia? Secondo Lombardini l’Italia non corre grandi pericoli. “L’Italia è attrezzata abbastanza bene: ha 5 gasdotti che arrivano da tutte le parti. Due arrivano dal mediterraneo, ha il nuovo Tap, un gasdotto che arriva dalla Russia e uno dal Nord Europa. Ha quattro terminali di rigassificazione, in più ha degli stoccaggi di gas molto importanti, circa 16 miliardi di metri cubi di gas, la seconda quantità dopo la Germania. Quindi siamo ben equipaggiati”. Dello stesso avviso il professor Massimo Nicolazzi, senior advisor Sicurezza energetica dell’ISPI e docente dell’Università di Torino:  “La scarsità è indotta e non reale. Abbiamo riserve che, se continuiamo a consumare come oggi, ci potranno bastare per i prossimi 53,5 anni”, ha assicurato Nicolazzi. 

Il ruolo della transizione energetica sul costo delle materie prime 

La transizione energetica verso fonti di energia rinnovabile ha il suo impatto sul costo dell’energia. “Il gas ha un mercato sempre meno regionale e sempre più globale, in questo mercato il luogo in cui si fissa il prezzo è ancora essenzialmente il mercato asiatico. Il fatto che qui abbiamo meno gas vuol dire che in Asia lo pagano di più – ha sottolineato Nicolazzi -. Io credo che noi rischiamo di essere vittime e la scarsità di essere figlia della politica sbagliata della transizione. Ci stiamo dimenticando che la transizione si fa usando fossile, che l’eutanasia del fossile è un processo che va guidato. Non avere la possibilità di differenziare tra più fonti di energie può essere un danno per la nostra economia”. 

Gli impatti geopolitici della crisi energetica 

“Se è vero che l’eccesso è congiunturale e l’anno prossimo torniamo a una situazione normale di prezzi e quantità non vedo impatti geopolitici”. La guerra dei prezzi dell’energia, secondo Nicolazzi, non avrà sviluppi di natura geopolitica. Ad averne sarà invece la corsa alla transizione energetica. “Noi ci stiamo immaginando un mondo di sogni dove l’energia ci verrà data da sole aria e acqua. Il problema della sicurezza energetica riaspetto alle fonti è sepolto – sottolinea Nicolazzi -. Stiamo parlando tendenzialmente di fonti accessibili e inesauribili. Ma dove si fa la competizione? Sull’efficienza e sulla capacità di conversione delle fonti in energia utile. La Cina ha depositato il 30%  degli USA in più di domande di brevetto di tecnologia che impiega le rinnovabili, l’Europa arriva poco dopo. Un pezzo della battaglia si gioca sulla supremazia tecnologica. Se devo guardare al futuro vedo un duello tra Cina e USA, il declino dell’Europa è un dato certo. Sfida tecnologica e sfida ai tempi dell’innovazione sono i due temi che andranno a rideterminare gli equilibri geopolitici nel medio periodo”. 

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